Italia
“Ricordare e camminare”: 25 Novembre «mai più una donna debba morire per mano di un uomo»
In occasione del 25 Novembre il CNDDU invita le scuole italiane a una giornata di memoria attiva, formazione e simboli condivisi. “L’educazione è la nostra rivoluzione possibile”

ROMA – Il 25 novembre, in tutto il mondo si celebra la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, istituita dall’ONU nel 1999 in memoria delle sorelle Mirabal, attiviste dominicane assassinate nel 1960 dal regime di Trujillo. La loro storia, esempio di coraggio e resistenza, ha avviato un percorso globale di consapevolezza che dagli anni ’90 coinvolge governi, scuole, associazioni e centri antiviolenza, uniti dall’impegno a proteggere le donne e difendere un futuro libero da ogni forma di violenza.
25 Novembre
Negli anni, questa ricorrenza ha contribuito a rendere visibili realtà rimaste troppo a lungo ai margini, come i femminicidi di Ciudad Juárez, divenuti simbolo di una violenza patriarcale sistemica, capace di travalicare confini geografici e culturali. Una violenza che continua a colpire ovunque, provocando dolore, indignazione e un crescente senso di responsabilità collettiva. Il femminicidio è ormai riconosciuto come la forma estrema di un dominio radicato, che annienta libertà, dignità e identità.
Anche in Italia, il numero delle donne uccise da partner o ex partner continua a scuotere la coscienza pubblica. I nomi di Giulia Cecchettin, Giulia Tramontano, Sara Campanella e di tante altre sono diventati simboli di tragedie che non avremmo mai dovuto raccontare, ferite che segnano la memoria del Paese e ci ricordano che non possiamo più distogliere lo sguardo. Al centro del dibattito, oggi, c’è il patriarcato, nelle sue forme più palesi e in quelle più subdole, che continua a sottrarre sogni, futuro e vite.
Alla vigilia della giornata, il Coordinamento Nazionale Docenti dei Diritti Umani rinnova il proprio impegno accanto alle scuole nella promozione di percorsi di prevenzione e consapevolezza. In armonia con l’Obiettivo 5 dell’Agenda 2030, il CNDDU sottolinea l’urgenza di raggiungere l’uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze. L’educazione – afferma – resta lo strumento più potente per costruire una società non violenta.
Il Coordinamento ribadisce la centralità dell’Educazione civica, dell’educazione emotiva e relazionale, dell’ascolto e della responsabilità, come basi per formare cittadini capaci di rispetto. Contrastare la violenza maschile significa riconoscere e decostruire gli stereotipi e le radici culturali del dominio, che in situazioni di disagio psicologico possono sfociare in esiti tragici. Serve invece diffondere modelli affettivi sani e portarli nelle scuole fin dal primo ciclo d’istruzione.
Le iniziative proposte alle scuole
Per il 25 novembre, il CNDDU invita tutte le scuole italiane di I e II grado a vivere una giornata di riflessione, memoria e impegno attivo, proponendo gesti simbolici semplici ma significativi:
– una sedia vuota in ogni aula, dedicata alle vittime di femminicidio, perché l’assenza non diventi mai normalità;
– l’installazione di scarpe rosse all’ingresso della scuola, immagine-monito universale che invita a non distogliere lo sguardo;
– l’esposizione del “Signal for Help” accompagnato da un fiocchetto arancione, colore della campagna ONU Orange the World, per diffondere un gesto di aiuto che può salvare vite.
Il Codice Rosso
A ciò si affiancheranno ore di lezione e attività di approfondimento dedicate alla violenza di genere. Il tema proposto è “Il Codice Rosso e le tutele delle vittime”, pensato per far interiorizzare agli studenti i valori della legalità e della dignità della persona. Attraverso dibattiti, letture e video-testimonianze, gli studenti, guidati dai docenti, potranno realizzare lavori digitali o cartelloni informativi che il CNDDU sarà lieto di pubblicare sul proprio sito, valorizzandone creatività e impegno civico.
“I giovani non sono soltanto destinatari dei percorsi educativi, sono i protagonisti del cambiamento culturale che vogliamo costruire”, ricorda il Coordinamento. Nessuna violenza è un destino inevitabile, nessun silenzio un rifugio: l’educazione è la più autentica forma di rivoluzione possibile.
“L’ONU ci ricorda ogni anno – sottolinea la prof.ssa Rossella Manco, segreteria nazionale CNDDU – che la difesa dei diritti umani inizia dal riconoscimento dell’uguaglianza; il MIM ci affida la responsabilità di trasformare questa consapevolezza in pratica quotidiana dentro le scuole. A noi, docenti e studenti, spetta il compito di tenere viva questa promessa. Ricordiamo chi non può più parlare. Ricordiamo Giulia Cecchettin, Giulia Tramontano, Sara Campanella e tutte le altre donne. E camminiamo accanto a chi ha ancora paura. Ricordare e camminare… perché mai più una donna debba morire per mano di un uomo, e per mano dell’uomo che diceva di amarla”.



















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