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Arresto sindaco Riace: don Santoro: «Anche io ho compiuto reati di solidarietà»

Calabria

Arresto sindaco Riace: don Santoro: «Anche io ho compiuto reati di solidarietà»

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Francesco Oliva, vescovo di Locri-Gerace scrive in una nota “una gara di solidarietà che ha visto impegnarsi in prima persona il sindaco di Riace e non solo” e confida nella magistratura

 

RIACE (RC)- “Colpendo Mimmo Lucano è come se si colpisse tutti noi. Se il reato è quello di solidarietà, io ho compiuto tantissimi reati di solidarietà e quindi potrebbero venire ad arrestare anche me. E forse sarebbe anche giusto che venissero ad arrestarmi, e magari a raccontarmi quali sono i motivi per cui lo fanno”. Così don Alessandro Santoro, parroco della comunità di base delle Piagge, commentando l’arresto del sindaco di Riace durante il digiuno di solidarietà con i migranti organizzato ogni giovedì davanti alla prefettura di Firenze. “Conosco personalmente e sono molto amico di Mimmo Lucano e di questa esperienza modello, che è stata visitata, guardata e sostenuta da tantissimi nel mondo – ha proseguito don Santoro -.

Mimmo Lucano è l’esempio chiaro che è possibile costruire comunità accoglienti e accogliere queste persone in modo assolutamente legale”. “Credo che qualunque legge – ha affermato il parroco delle Piagge – si debba rifare all’articolo 3 della Costituzione”, ovvero sul diritto al pieno sviluppo della persona umana e “l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. “L’obbedienza a questo articolo – ha concluso don Santoro – vale di più della disobbedienza civile rispetto a quelle norme che non corrispondono al diritto di umanità, che è fondamentale”.

Vescovo di Locri: l’arresto addolora, ma la verità prevalga

“L’arresto del sindaco di Riace Mimmo Lucano ci addolora, se non altro perché riguarda uno che ha fatto dell’accoglienza dei migranti la sua ragione di vita. Sono certo che la magistratura saprà fare luce sui fatti contestati in modo che la verità possa prevalere. Nell’interesse di Lucano, di Riace e di tutta la comunità ora sconcertata e disorientata più che mai”. Lo scrive mons. Francesco Oliva, vescovo di Locri-Gerace, in una nota su Calabria Ecclesia rilanciata dal Sir. Mons. Oliva ricorda che “l’accoglienza dei migranti negli ultimi anni ha visto coinvolte tantissime realtà territoriali” e che “la locride è stata in prima linea, mettendo a disposizione le strutture ricettizie disponibili”.

Sottolineando come “anche la Chiesa si è adoperata in tale senso”, mons. Oliva parla di “una gara di solidarietà che ha visto impegnarsi in prima persona il sindaco di Riace e non solo”. Infatti, “sono in tante le associazioni impegnate nell’accoglienza, che hanno ridato vita a realtà territoriali e centri storici in via di spopolamento”. Evidenziando poi “che tanto fervore è venuto incontro alle difficoltà dello Stato e del suo apparato amministrativo”, il vescovo sostiene che “sarebbe offensivo per quanti operano nell’accoglienza strumentalizzare quanto accaduto (del resto ancora in corso di accertamento), per attaccare tutta l’organizzazione dell’accoglienza, pur sapendo che non sono mancati i limiti e gli errori commessi”.

“In tanti casi sostiene – ci si è sostituiti allo Stato”. Per mons. Oliva, “occorre un sussulto di umanità che aiuti a superare la tentazione di vedere nel migrante un pericoloso straniero”. “La legge è per l’uomo e per una vita sociale più umana, che si faccia carico dei diritti fondamentali della persona. La burocrazia deve aiutare in tale senso. Guai a voltare le spalle a chi è nel bisogno e bussa alla porta delle nostre case – conclude il vescovo -, ne verrebbe a scadere la nostra stessa umanità”.

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