Cosenza
Duplice omicidio nel 2000 a Cosenza, cinque arresti – NOMI

L’operazione della Direzione Investigativa Antimafia è scattata alle prime ore di oggi. In manette gli autori del duplice omicidio di Benito Aldo Chiodo e Francesco Tucci
COSENZA – Operazione antimafia della DIA di Catanzaro, nei confronti di cinque soggetti ritenuti responsabili del duplice omicidio di Benito Aldo Chiodo e Francesco Tucci e del ferimento di Mario Trinni. I fatti risalgono al 9 novembre 2000 a Cosenza. Il provvedimento restrittivo emesso dal GIP del Tribunale di Catanzaro, all’esito di indagini coordinate dal Procuratore della Repubblica di Catanzaro dottor Nicola Gratteri e dal Sostituto Procuratore dottor Camillo Falvo, riguarda soggetti di spicco della criminalità organizzata cosentina di etnia nomade.
L’omicidio di Chiodo 39 anni e Tucci, 48enne, avvenne a novembre del 2000. I due vennero crivellati di colpi in via Popilia. Tucci sarebbe stato ucciso solo perchè si trovava in compagnia di Chiodo, vero bersaglio del delitto, così come Mario Trinni rimasto ferito nell’agguato. Chiodo, Tucci e Trinni stavano chiacchierando in una piazzetta nei pressi del carcere di via Popilia, quando da un’auto scesero due sicari incappucciati che iniziarono a sparare all’impazzata. Trinni riuscì a fuggire mentre Chiodo e Tucci furono colpiti. I sicari, poi, spararono alla testa delle due vittime il colpo di grazia con una pistola calibro 9.
I dettagli delle indagini
Le ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal Gip di Catanzaro, hanno riguardato Antonio Abruzzese di 48 anni, Luigi Berlingieri, di 48 anni, Saverio Madio di 56 anni, Celestino Bevilacqua di 57 e Fiore Abruzzese, di 52 anni tutti stabilmente inseriti nella criminalità mafiosa cosentina di etnia nomade.
I 5 destinatari del provvedimento restrittivo, eseguito con la collaborazione, nella fase esecutiva, di personale della Polizia di Stato e dei Carabinieri di Cosenza, sono ritenuti, a vario titolo, responsabili del duplice omicidio di Benito Aldo Chiodo “contabile” dell’allora gruppo confederato Cicero-Lanzino, e di Francesco Tucci, nonchè del ferimento di Trinni. Per tale fatto di sangue, a seguito di indagini pregresse, svolte dalla DIA di Catanzaro era già stato condannato Francesco Bevilacqua, alias “Franchino di Mafalda”, all’epoca dei fatti capo degli zingari di Cosenza, poi divenuto collaboratore di giustizia, che fin da subito aveva svelato tutti i retroscena del delitto, rivelando i nomi di tutti i partecipi all’azione, le modalità di esecuzione e il movente, da ricercare nel mancato rispetto, da parte di Chiodo dei patti stretti dai nomadi con l’allora gruppo confederato Lanzino-Cicero, circa la spartizione dei proventi di alcune attività illecite precluse agli zingari (estorsioni, usura e traffico della cocaina).
Successive dichiarazioni di altri collaboratori di giustizia, raccolte di recente e dettagliatamente riscontrate dagli investigatori della Direzione Investigativa Antimafia di Catanzaro, hanno permesso di acquisire ulteriori elementi di prova nei confronti dei 5 arrestati, tali da consentire alla DDA di richiedere ed ottenere dal GIP presso il Tribunale di Catanzaro il loro arresto.
L’omicidio 18 anni fa
Per portare a termine l’azione omicidiaria, consumatasi a Cosenza in via Popilia, nel tardo pomeriggio del 9 novembre di 18 anni fa, venne utilizzato dai sicari, oltre ad una pistola Beretta, anche un kalashnikov. Dalla ricostruzione investigativa dell’episodio, è stato accertato che sull’autovettura Lancia Thema utilizzata per l’agguato, e rinvenuta poi sepolta nel cantiere della De.MAR Costruzioni di Sergio Perri (rimasto poi ucciso in un agguato di stampo mafioso unitamente alla moglie il successivo 17 novembre del 2000), oltre a Francesco Bevilacqua, vi erano Luigi Berlingieri, detto “il cinese“, armato del kalashnikov, Fiore Abruzzese detto Ninuzzo, con il compito di fare da autista, e Gianfranco Iannuzzi detto a‘ ntacca, successivamente vittima di lupara bianca.
Il provvedimento restrittivo eseguito in data odierna ha riguardato oltre a Luigi Berlingieri e Fiore Abruzzese, partecipi del gruppo di fuoco, anche Antonio Abbruzzese in quanto ritenuto mandante, unitamente a Francesco Bevilacqua, dell’azione di fuoco, Saverio Madio e Celestino Bevilacqua, che, con riferimento all’omicidio, si erano occupati, il primo del trasporto dei killer al luogo di partenza dell’azione, ed il secondo del loro recupero dal luogo ove venne interrata l’auto utilizzata per l’agguato.
Le attività investigative condotte nel tempo in tale con il coordinamento della Procura distrettuale, hanno consentito, anche mediante la valorizzazione delle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, doverosamente e minuziosamente riscontrate nei minimi dettagli, di portare a termine varie fasi dell’operazione convenzionalmente denominata Terminator (1-2-3-4), con l’individuazione dei responsabili di 12 episodi fra omicidi e tentati omicidi, fra i quali quello di Vittorio Marchio nel novembre del 1999, e Marcello Calvano ad agosto 1999 (Op.ne Terminator 2 -2008); Antonio Sena a maggio del 2000 e Francesco Bruni senjor a luglio del 1999 (Op.ne TERMINATOR 3 – 2010).
IL PROCURATORE GRATTERI: “CONTRAPPOSIZIONI TRA I CLAN RUA’- LANZINO E PERNA-CICERO”
“Questo duplice omicidio non poteva rimanere impunito. E’ stato un caso eccellente, avvenuto in pieno giorno con l’uso anche di armi da guerra e in una zona centrale di Cosenza. E, come è stato per questo caso, bisognerà rivedere altri fatti di sangue seppur datati nel tempo”. Lo ha detto il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri nel corso della conferenza stampa sugli arresti dei presunti responsabili del duplice omicidio di Benito Aldo Chiodo e Francesco Tucci. “Oggi – ha aggiunto – ci possiamo permettere di scavare nel passato perché finalmente abbiamo aumentato il numero di magistrati alla Dda e possiamo permetterci il lusso di avere un sostituto sul circondario di Paola, uno sul circondario di Cosenza e uno su Castrovillari. C’è stato un periodo in cui c’era un solo sostituto per tre circondari. Adesso c’è il dottore Camillo Falvo che è uno dei migliori sostituti di questa Procura e si sta dedicando alle indagini su Cosenza”.
“La Cosenza di quegli anni – ha detto Antonio Turi, direttore della Dia di Catanzaro – vedeva contrapposti i clan Ruà-Lanzino e Perna-Cicero. Clan autonomi ma confederati che avevano stabilito di spartirsi importanti appalti come quello per i lavori di ammodernamento dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria, lo spaccio di sostanze stupefacenti e le estorsioni. A questo gruppo si era aggiunto in alleanza il gruppo degli ‘zingari’. Fino ad un certo punto questa alleanza è rimasta in equilibrio perché prevedeva per gli ‘zingari’ l’appannaggio di reati quali le rapine e lo spaccio di eroina e hashish, mentre per le estorsioni e gli appalti sulla Salerno-Reggio c’era il gruppo confederato con l’accordo di corrispondere agli ‘zingari’ anche una parte dei proventi dei reati un po’ più gravi. Questo accordo è andato bene fino a quando Benito Chiodo, contabile del gruppo confederato, non ha rispettato più gli accordi della spartizione del territorio con gli ‘zingari’. Agli affari si aggiungevano vicende personali perché uno dei suoi sicari aveva avviato una relazione extraconiugale con la moglie del fratello di Chiodo”.
LA VICE PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE ANTIMAFIA JOLE SANTELLI
“L’indagine che ha portato stamani ad alcuni arresti a Cosenza, per un omicidio avvenuto 18 anni fa, disvela, al netto di ogni risultanza che non potrà non emergere dalle sentenze, meccanismi criminali che rischiavano di finire nell’oblio“. Lo afferma la vice presidente della commissione antimafia e deputata di Forza Italia, Jole Santelli. “Mi pare di poter dire che le parole più confortanti – aggiunge Santelli – siano giunte dal procuratore Nicola Gratteri che ha sottolineato come, finalmente, gli organici della DDA siano stati potenziati consentendo la possibilità di avere tre sostituti sulla Provincia di Cosenza. Si tratta di un passo in avanti imprescindibile – prosegue la vice presidente della commissione antimafia – se vogliamo concretamente contrastare la criminalità organizzata sul territorio. Fermo restando che ogni indagine deve seguire i percorsi del diritto – continua Santelli – , è confortante registrare ancora una volta la serietà e l’incisività della fase di indagine, in un contesto di tempi che non era certo facile. È estremamente importante fare luce su delitti caduti nell’oblio sia per la lettura complessiva degli assetti anche attuali, sia per sottolineare la necessità che si deve tentare di dare risposte a delitti rimasti nell’oscurità”.



















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