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Tenuta, Psi: «Seppellire Rende nel cemento»

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Tenuta, Psi: «Seppellire Rende nel cemento»

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Critica dura del Psi di Rende sulla stesura del PSC che, secondo il segretario cittadino Tenuta consegna al cittadino una visione obsoleta della città

 

COSENZA – «Con il documento preliminare al PSC si tenta, di fatto, di seppellire la città di Rende nel cemento. Il Piano strutturale è l’atto più importante e significativo di un’amministrazione comunale, poiché definisce come sarà e cosa diventerà la città nei prossimi anni; ciò dovrebbe comportare maggiore consapevolezza e responsabilità politica, atteso che gli effetti del PSC coinvolgeranno il territorio e la vita dei cittadini». E’ quanto scrive in una nota Francesco Tenuta Segretario PSI Rende

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Il segretario cittadino Psi avv. Francesco Tenuta

«La visione di città, l’idea di futuro della stessa risultano, dunque, imprescindibili anche alla stesura del documento  preliminare al PSC. Un documento, però, quello redatto da questa amministrazione, che ci consegna una visione della città assai obsoleta, oltremodo vetusta, che non sta al passo con i tempi e rischia di danneggiare Rende e, soprattutto, la qualità di vita dei cittadini.

Era il 28 dicembre del 2016, quando il consiglio comunale, con delibera n° 50, approvava la proposta della Giunta Comunale di adesione al principio di “consumo di suolo zero”. Ebbene, quell’adesione è stata sconfessata dal consistente incremento volumetrico che si intende realizzare con l’approvazione del PSC, passando dall’attuale indice 1 mc/mq a quello 3,5 mc/mq.

È pur vero, tuttavia, che il “consumo suolo zero” non significa che nel futuro non si consumerà più suolo, ma che si potrà consumare quello che è rimasto come edificabile del precedente strumento urbanistico. Ma è altrettanto vero che anche “l’edificabile rimasto” doveva essere disincentivato in modo tale da indirizzare gli investimenti, sia pubblici che privati, alla riqualificazione dell’esistente sia di natura storica che di recente realizzazione; al consolidamento e alla sistemazione idrogeologica e/o ambientale per la messa in sicurezza dei siti e dei manufatti.

Nulla di tutto ciò è stato previsto. Si è, di fatto, stabilito un inopportuno aumento a 3,5 mc/mq dell’indice fondiario sull’asse Roges-Quattromiglia: 455.000 mc in più in una città satura dal punto di vista edilizio e col settore di riferimento in netta crisi economica. Si è pensato, in particolare, di trasformare le aree lungo Commenda e Viale Principe ovvero lungo Quattromiglia ad ovest delle piscine comunali – che erano destinate a verde pubblico e servizi privati – in aree edificabili, con indice 3,5 mc/mq. Anche le aree relative a Roges – Campagnano – che prima erano destinate a zone F1 e F3 (verde pubblico e servizi privati) – sono state destinate unicamente a servizi privati.

A fronte di tale scempio urbano, sono stati ignorati temi fondamentali per lo sviluppo della città: dal recupero del patrimonio edilizio inutilizzato, all’efficienza energetica degli edifici; dalla salvaguardia dei beni naturali, storico-culturali della città al ripopolamento e alla rivivificazione del centro storico; dalla ricostituzione della rete delle attività economiche commerciali e artigianali al recupero dei parchi; dalla mobilità sostenibile, alla manutenzione e al potenziamento delle aree verdi, dei servizi e delle strade.

È una concezione anacronistica del PSC, quella che fuoriesce dal documento preliminare,  che riflette una visione miope e frammentaria di cosa sia Rende e cosa potrebbe ancora diventare. Spero che ci si ravvedi sul PSC adeguandolo agli effettivi bisogni della città, al fine di  evitare  cicatrici indelebili sul volto di Rende e sulla vita dei cittadini».

  

 

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