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Virgo Fidelis, patrona dei carabinieri: testimoni, generatori di vita nuova (Foto)

Cosenza

Virgo Fidelis, patrona dei carabinieri: testimoni, generatori di vita nuova (Foto)

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Celebrata la festa dell’Arma, la patrona dei carabinieri, nella cornice della cattedrale bruzia, officiata dall’Ordinario Militare per l’Italia, alla presenza del generale, B. Vincenzo Paticchio, Comandante della Legione Carabinieri Calabria

 

COSENZA –  “…Il vostro servizio vi fa non solo strumenti di bene ma modelli educatori e la Calabria vi dice grazie; vi fa testimoni, generatori di vita nuova. Abbiamo bisogno di voi”. Queste le parole di S.E. Rev.mo Mons. MARCIANO’ Santo, Ordinario Militare per l’Italia, che riecheggiavano all’interno della Cattedrale di Santa Maria Assunta, in Piazza Duomo di Cosenza, gremita di cittadini, di studenti e della divisa dell’Arma per celebrare la Santa Messa in onore della Patrona dell’Arma dei Carabinieri, Maria “Virgo Fidelis”, in segno della fedeltà alla divisa ma soprattutto al popolo, in segno della missione affidata di custodire e salvare la vita del prossimo.

 La celebrazione della ricorrenza della Celeste Patrona dell’Arma costituisce annualmente un momento di meditazione spirituale per le donne e gli uomini in uniforme.  Una giornata davvero speciale per la grande famiglia dell’Arma, che vuole anche ricordare gli eroi della Battaglia di Culqualber, di cui ricorre il “77° anniversario”, e stringersi simbolicamente agli orfani dei militari caduti nell’adempimento del servizio alla collettività.

Quest’anno l’evento ha assunto una particolare connotazione in virtù della scelta di condividere questa importante ricorrenza fianco a fianco con la popolazione cosentina e soprattutto con i giovani studenti dei locali istituti scolastici, sul solco del tradizionale e inscindibile legame che unisce l’Arma ai cittadini. Alla celebrazione, oltre alle Autorità civili, militari e religiose, tra cui il Patriarca Ortodosso, unitamente a Carabinieri in servizio ed in congedo con le loro famiglie, erano presenti il Gen. B. Vincenzo Paticchio, Comandante della Legione Carabinieri Calabria, ed i Comandanti Provinciali delle 5 province calabresi.

Una momento sentito da tutta la città quello della celebrazione della santa Patrona dell’Arma. La presenza della città in chiesa è stato un modo per dire grazie all’Arma della vicinanza e del sostegno di tutti i giorni. Soldati che non si risparmiano nella tutela della comunità cosentina e calabrese tutta; sempre pronti al dovere sacrificando la propria vita e le proprie famiglie perché quando hanno giurato fedeltà allo Stato, hanno giurato fedeltà ad una nuova grande famiglia, da amare, tutelare e difendere sempre.

S.E. Rev.mo Mons. MARCIANO’ non ha esitato a fermarsi con gli studenti prima dell’inizio della celebrazione eucaristica concelebrata da decine di sacerdoti. Agli studenti ed ai presenti ha rivolto il suo saluto, mentre ad accogliere l’Ordinario Militare per l’Italia era presente l’arcivescovo metropolita Cosenza – Bisignano S.E. Rev.mo Mons. Nolè : “Siamo felici di accoglierla per la celebrazione di questa Virgo Fidelis, in questa cattedrale che ormai si avvia verso l’ottavo centenario della sua inaugurazione. Grazie all’Arma dei carabinieri per le sue varie articolazioni, dal generale al colonnello, a tutti i militari presenti, perchè ogni giorno onorano il loro impegno sotto la guida di Maria Virgo Fidelis per il bene del nostro popolo e nostro territorio. Affidiamo tutti i militari, in particolare i carabinieri a colei che è stata fedele a Dio ma è stata fedele anche ad essere madre di ognuno di noi. Sia Lei la nostra guida, sia Lei la nostra madre”

Una celebrazione ricca di momenti forti, accompagnata da canti angelici che ha fatto la differenza quando durante l’omelia Mons. Marcianò dice ai carabinieri “siete modelli. E’ questa la vostra vocazione, la vostra missione”.

“Vi saluto con affetto e con la gioia di quanto ci accostiamo a Maria protettrice dei carabinieri e modello di fedeltà – parla mons. Marcianò. Virgo Fidelis, Maria è un modello illuminante ma esigente e non rimane distaccata dalla vita degli uomini, ma ci prende per mano, per accompagnarci sulla strada della vita; Maria è modello educativo perché se ci pensiamo bene essere educatori, genitori, insegnanti, sacerdoti, ma anche superiori di una caserma, comandanti, responsabili di un popolo, di una Nazione significa anche, mi verrebbe da dire alla luce della Costituzione italiana, soprattutto porsi come modelli. L’uomo di Stato non può fare come vuole, non può comportarsi come vuole

Ho detto porsi non imporsi: ovvero diventare modelli e diventarlo per altra azione: “quella persona mi piace, la imito”. Sarà un prete un insegnante, un militare, un uomo di governo. E’ l’attrazione, mi attrae. E’ il modello: è qualcuno che appunto si vuole imitare. Tante volte mi capita di sentire i giovani che mi chiedono come poter fare per diventare militari e alla domanda del perché sento dirmi “perché vorrei essere come lui”, come quel carabiniere lì. Un modello da imitare che pian piano ci attira nella sua luce di vita, nelle sue scelte, nei suoi gesti quotidiani. In fondo un modello ci aiuta a tirar fuori da noi stessi quei valori che sono dentro di noi e che noi vediamo realizzati nel modello stesso. Questo significa educare. Educare nel XV secolo indicava il tirar fuori. Si tira fuori per allevare: la testimonianza, il modello fa crescere, alleva appunto. E voi carabinieri siete modelli. E’ questa la vostra vocazione, la vostra missione. Molte delle vostre vite sono esemplari. In alcuni casi sono addirittura modelli di santità che hanno accanto figure forti come Salvo D’Acquisto e di tanti altri.

E poi rivolgendosi ai ragazzi racconta la storia di Emanuele il carabiniere che ha sacrificato la propria vita per salvare quella degli altri: “vede nell’altro una persona da custodire, da salvare, persino con la propria vita. Capite cosa fanno i carabinieri ragazzi?”. “Ma voi siete modelli anche nel servizio quotidiano – rivolgendosi ai militari dell’Arma presenti alla celebrazione eucaristica-: siete modelli perché la gente vi guarda. Quando ero a Rossano la gente mi diceva “ci capita di confessarci con i carabinieri”. I giovani vi guardano e spesso quando decidono di diventare carabinieri c’è dietro uno dei vostri esempi. Siete modelli perché avete un ruolo pubblico ma nel contempo siete vicini alla gente, siete parte della città soprattutto nei piccoli centri, nei paesi periferici, lì dove portare ordine pubblico e in quelle terre che vivono la devastazione di tragedie e di calamità naturali.

Ed è bello pensare che proprio la vicinanza alla gente e il modo di compiere il vostro servizio vi fa diventare parte di quella terra, fedeli a quella terra. Il profeta Zaccaria dice mettendo queste parole sulla bocca di Dio: “Ecco io vengo ad abitare in mezzo a te”. Parole di Dio rivoluzionarie se pensiamo che al tempo la divinità era quanto di più distaccato si potesse immaginare: Dio era lontano, inaccessibile inimmaginabile, intoccabile. Invece è un Dio innamorato della Terra; un Dio che abita la terra e Maria raccoglie l’esempio di Dio e lo fa anche per amore della terra e per amore alla terra. E’ una ragazza attaccata alla Terra, si sente parte di quel popolo che ha un profondo senso di appartenenza e che vive con intensità l’attesa del Salvatore. Se ci pensate il sì di Maria alla chiamata del Signore esprime fedeltà alla sua terra che poi diventerà fedeltà a tutta la terra, a tutti gli uomini, a tutti i popoli resi un unico popolo dall’amore di Dio. Ma Maria sperimenta anche la non accoglienza della Terra di Dio. Viene rifiutata quando a Betlemme deve nascere Gesù. –Maria sarà costretta ad emigrare per evitare il dramma delle persecuzione e difendersi dalla violenza della sua Terra. Ricordate la strage degli innocenti? Maria conosce la struggente nostalgia della terra.

Penso in questo momento ai tanti e gravi problemi di questa nostra terra di Calabria e quanti sono simili a quelli che Maria ha vissuto. Penso alla violenza che insanguina, produce sangue con la piaga mai sconfitta della criminalità organizzata dalla quale tanti fuggono e per fuggire ad una logica di ricatto e tangenti.

Penso al dominio del territorio che non consente alla Calabria di far decollare progetti, imprese creatività. Diceva un gruppo di ragazzi di una provincia calabrese durante la festa patronale come gruppo parrocchiale “ci siamo organizzati a vendere dei panini con la salsiccia per finanziarci i campi estivi: dopo un giorno siamo dovuti andare via perché qualcuno ci ha detto “il 50% è nostro”.  Una sorta di emigrazione forzata di tanti giovani per motivi sociali ed economici sembra a volte snobbare questa terra forse a volte troppo abbandonata, a volte anche dalle Istituzioni. Bisogna inventarsi qualcosa di nuovo, di diverso, di più efficace.

Voi carabinieri stiate facendo più bella questa vita

Carissimi carabinieri per questa fedeltà voi oggi siete parte della terra di Calabria, siete quasi radicati in questa terra e il vostro servizio vi fa non solo strumenti di bene ma modelli educatori e la Calabria vi dice grazia; vi fa testimoni, generatori di vita nuova. Abbiamo bisogno di voi. –mi piace pensare che voi carabinieri stiate facendo più bella questa vita, la state rieducando, aiutandola a trarre fuori da se stessa quelle bellezze splendide che possiede, quelle bellezze nascoste soprattutto dentro il cuore dell’uomo calabrese.

Anche voi vi state facendo educare ad essere sempre più uomini di servizio, uomini di pace attingendo al cuore bello dei nostri anziani calabresi, alla tradizione dei piccolo borghi della Calabria, all’entusiasmo di tanti giovani, alla straordinaria diffusione del popolo italiano “Al sud il volontariato attingendo al coraggio di questa terra che nelle difficoltà non smette di lavorare, di indignarsi, non smette di sperare”. Una terra che è bella e diventa più bella anche per la vostra fedeltà di carabinieri. La vergine Maria rafforzi questa fedeltà che doni senso alla vostra missione, alla vostra vita e per la quale vi dico di cuore grazie.

 

A concludere la celebrazione interviene il Generale B. Vincenzo Paticchio, Comandante della Legione Carabinieri Calabria

«Un commosso grazie per la sua autorevolissima presenza in questa sua Calabria che è anche la nostra Calabria – rivolgendosi a Mons. Marcianò -, ma soprattutto per il suo affetto pastorale, umano, per la sua guida tanto importante quanto più importante la missione che cerchiamo di compiere e svolgere al meglio delle nostre umane possibilità. Un non meno sentito grazie all’arcivescovo di questa provincia che ci ha accolto e ci accoglie sempre con amorevole presenza; al patriarca grazie davvero per la sua presenza; ai nostri cappellani militari che sostengono il nostro spirito con attenzione e fraterna colleganza nonostante le grandi difficoltà e naturalmente il grazie sentito ai sacerdoti che oggi c’hanno voluto accompagnare in una cornice importante, piena di quel calore che è la nostra Virgo Fidelis, meriti che noi cerchiamo di tributargli ogni giorno con il nostro cuore. Il ringraziamento non può non essere esteso alle autorità presenti, alle autorità politiche all’autorità giudiziaria con la quale condividiamo il nostro quotidiano agire, alle autorità culturali perché mai più di oggi c’è bisogno di autorità culturali soprattutto in terre nelle quali si preferirebbe l’ignoranza. E un grazie molto sentito e caloroso alle comunità della provincia di Cosenza e Cosenza stessa che oggi attraverso i massimi rappresentanti ci accompagna nella celebrazione sì, della nostra Patrona, ma anche nel ricordo di una vicenda eroica del 1941 avvenuta in terra d’Africa, in un luogo deserto molto importante.

Ma sottintende qualcosa di più profondo e importante, lo dico soprattutto per i giovani che oggi ci hanno accompagnato con la loro straordinaria presenza. In quella circostanza di guerra pochi uomini e la certezza di compiere il loro dovere andava al di là di qualsiasi ragionevole situazione pur di dover compiere il loro dovere. L’Arma era nata molto prima ma quei sentimenti anche nel 1941 albergavano nei cuori di quei giovani italiani e carabinieri. Quegli uomini ancora in quell’epoca e ancora oggi continuano a credere e ad essere animati da quello spirito. Ed è per questo che oggi ricordiamo e celebriamo anche la giornata dell’orfano perché chi perde un familiare importante non può perdere l’affetto e il sostegno della sua Istituzione. Quel ricordo per noi, quell’essere insieme per una volta con noi, per sempre con noi deve essere dettato dal quotidiano e quindi alle invocazioni di oggi alla nostra Vergine mi permetto a nome di tutti i carabinieri della nostra Calabria, di aggiungere una preghiera speciale che possa dedicare una carezza speciale per il cuore e per l’anima di quelle persone che devono continuare a vivere nonostante le assenza importanti.

In questo giorni ho avuto occasione di leggere uno scritto realizzato dalla moglie di un carabiniere. Credo che sintetizzi appieno il significato della giornata di oggi e che in qualche modo racchiuda anche il ringraziamento serio e sincero, non retorico, verso tutto e tutti da parte di una Istituzione che solo desidera continuare a meritare l’affetto e la considerazione degli italiani.

Il coraggio è per chi trova la forza di risorgere dalle ceneri, ma anche per chi ha forza di attendere che il vento gli sia favorevole, che lo protegga dal suo viaggio; questo pensa chi ti saluta con la sua mano mentre esce di casa e con il cuore già attende che tu sia sulla via del ritorno. Con quei gemelli di fiamma appuntati alla giacca; in quegli orecchini discreti portati alle orecchie sappiamo quanto ci sia dei giorni buoni e di quelli dove la mano trema ei rumori di quei piccoli oggetti che cadano più volte prima che tu riesca ad indossarli ci dà il peso di ciò che dovrai affrontare. Quando i tuoi occhi brillano della scintilla che fa coppia con quella sul cappello sappiamo di essere accanto a qualcuno di speciale. Condividiamo i tuoi sorrisi a volte amari perché il mondo non va come vorresti. Ma tu combatti comunque soprattutto quando non va come vorremmo tutti che andasse. A volte piangiamo in silenzio vicini perché qualcuno di quei sorrisi si spegne mentre sta facendo il suo dovere e davanti alle ingiustizie del mondo siamo impotenti come tutti. Andiamo sempre avanti perché tu impavido soldato sei ciò di cui tutti noi siamo orgogliosi perché le tue armi vere sono quelle che non sparano, quelle che in molti non vedono: ascolto, comprensione, vicinanza, empatia, senso del giustizio, sacrificio e coraggio”.

Prima della benedizione Mons. Marcianò Ringrazia ancora il Signore: “mi commuove sempre vedere i militari pregare, affidarsi al Signore attraverso Maria, ai santi protettori. Penso all’Italia in generale, penso all’Occidente che vive una profonda crisi culturale: vedo in questo un segno di grande speranza; attaccamento convinto culturale alle proprie origini alle proprie radici. Ed è per questo che sento un bisogno di dire un grande grazie. All’Arma dei carabinieri tranquilli: il popolo italiano vi conosce, vi stima e vi vuole bene. Resta un popolo intelligente che sa apprezzare e discernere. Grazie perché la vostra presenza è garanzia di custodia di valori assieme a tutte le altre forze armate, la difesa, le forze di polizia grazie. La vostra presenza è educativa: chi vi vede in qualche maniera si sente interpellato. Ci siete e l’Italia se ne accorge e vi ringrazia anche quando qualcuno tenda di strumentalizzare ma questo è un vizio dell’Italia o forse dell’uomo in generale. I bambini credo che siano coloro che più di ogni altro gridano con la loro presenza e coscienza la verità. Grazie generale, grazie Istituzioni. Ci siete e fate bella l’Italia”

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