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Omaggio a Raffaele Viviani, sabato al teatro Morelli “Viviani sono io!” (AUDIO)

Cultura & Spettacolo

Omaggio a Raffaele Viviani, sabato al teatro Morelli “Viviani sono io!” (AUDIO)

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Viviani sono io

Messo in scena da Ottavomiglio Laboratorio, con Lalla Esposito e Piero Zucaro, che ne è l’ideatore e curatore, oltre che interprete, lo spettacolo è in programma sabato alle 20.30 al teatro Morelli di Cosenza

 

COSENZA – “Viviani sono io!”, l’omaggio a Raffaele Viviani prende forma sul palco del Morelli con l’ideatore Piero Zucaro e Lalla Esposito che sarà accompagnataa al pianoforte da Antonio Ottaviano con “l’incursione” inaspettata di Cosimo Coviello che avrà il ruolo di “disturbatore in mezzo al pubblico”. Una serata dedicata alla musica e al teatro ma con uno scopo benefico perché organizzata a favore dell’associazione “Gli altri siamo noi”. Agli spettatori che acquisteranno il biglietto verrà offerto anche un aperitivo prima della rappresentazione teatrale-musicale.

«Il titolo del nostro omaggio a Raffaele Viviani – racconta Piero Zucaro – non è un modo di presentarsi, ma l’affermazione accorata che il diciottenne Raffaele fu costretto a fare alla proprietaria del Caffè-Concerto “Emilia” di Torino che, vedendolo spingere la cassa dei costumi di scena e non conoscendolo, gli disse: “Viviani è arrivato? Metta pure la cassa sul palcoscenico… Lui dov’è?”. L’aveva preso per il segretario di Viviani, se non per il facchino. Nel nostro titolo è racchiusa, allora, la condizione tipica della maggior parte degli artisti che, seppur bravi, ma misconosciuti, non disdegnano di “sporcarsi le mani” per raggiungere l’unica meta davvero desiderata: l’applauso del proprio pubblico».

Piero Zucaro, intervenuto in diretta su Rlb, racconta e illustra i dettagli dello spettacolo

ASCOLTA L’INTERVISTA 

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I protagonisti

Lalla EspositoLalla Esposito è attrice e cantante, annovera nel suo curriculum collaborazioni con registi e musicisti di indubbio valore come Tony Servillo (“Partitura”), Roberto De Simone (“Le 99 disgrazie di Pulcinella” e “La cantata per Masaniello”), Giuseppe Patroni Griffi (“Napoli milionaria” e “Sabato, Domenica e Lunedì”), Armando Pugliese (“Masaniello” e “La pelle”), Maurizio Scaparro (“Amerika” e “Il Don Giovanni”) Enzo Moscato, Luca De Filippo (“Il contratto” e “Uomo e Galantuomo”), ma anche collaborazioni musicali con Roberto De Simone, Nicola Piovani, Antonio Sinagra e Pasquale Scialò.

Piero ZucaroPiero Zucaro è autore, attore, cantante e operatore culturale, vive da molti anni in Calabria dove ha fondato una delle associazioni culturali più attive e produttive della regione (Ottavomiglio Laboratorio), di cui è presidente. Nel 2017 ha partecipato alla seconda edizione del “The Acting Workshop” diretto da Danny Lemmo, membro onorario a vita dell’Actors Studio di New York. Le sue ultime produzioni di teatro-musicale, “La gente vuole sentire una bella canzone”, omaggio alla poetica d’impegno civile degli anni ’60-‘70 e “Pasolinaria – Sonata in contrappunto in chiave di basso (2015)”, sono state realizzate, oltre che con il patrocinio del Comune di Cosenza, anche per la prestigiosa egida della Cattedra di Letteratura Italiana dell’Uniba (prof. Emerito Pasquale Voza), a conferma di una produzione drammaturgica cominciata nel 2008 con “L’Uomo di Turi – suggestioni da Lettere dal carcere di Antonio Gramsci”, e accreditata da numerosi istituti universitari (Roma Tre, Tor Vergata, Uniba, Unisa, Unina, Unical) e dalle massime istituzioni gramsciane (Fondazione Gramsci, International Gramsci Society, Centro interuniversitario di ricerca per gli studi gramsciani, Associazione Terra-Gramsci).

“Gramsci Antonio, detenuto”, adattamento in un atto unico de “L’Uomo di Turi”, è stato rappresentato nel 2012, nel Chiostro dell’Archivio di Stato di Cosenza, nell’ambito della quattordicesima Settimana della Cultura – Mibac), per la regia di Fernando Maraghini (allievo di Luca Ronconi) e l’interpretazione di Andrea Biagiotti (allievo di Vittorio Gasman) nel ruolo di Antonio Gramsci. I suoi progetti hanno visto la diretta partecipazione di artisti di livello internazionale come Monica Demuru, Franco Iavarone, Isabelle Russinova e drammaturghi come Adele Cambria e Manlio Santanelli.

Manifesto Viviani 001

Perché “Ottavomiglio”?

E’ tutta colpa di Konrad Bickel, che lascia in eredità al suo omonimo amico ed umanista Peutinger una tavola antica. In realtà si tratta di una copia, del XIII secolo. La copia di una tavola romana, lunga quasi sette metri, piena zeppa di strade, di città, di mari, fiumi, monti e foreste. Duecentomila chilometri di strade in quasi sette metri di tavola. Capite bene, che non si tratta di legno… insomma non di un fratino, ma di ben undici pergamene, unite tra loro a rappresentare, come in una sorta di simbolico diagramma, l’orizzonte di senso che si mostrava agli occhi degli antichi viaggiatori e che permetteva loro di muoversi facilmente da un punto all’altro e di conoscere le distanze fra le tappe senza, per questo, pretendere di offrire una rappresentazione fedele della realtà. Come la
mappa di una metropolitana…

Ebbene, su questa lunga, lunga, lunga pergamena, che costituisce la Tabula Peutingeriana, insieme ad un bel pezzo di mondo, un antico ed anonimo monaco copista ci ha ficcato pure la Calabria… Se è per questo, ci ha messo pure la città di Pompei, che dopo l’eruzione vesuviana del 79, non fu mai più ricostruita! Ma questa è un’altra storia…

Insomma se osservate il profilo occidentale della Calabria, su questa Tavola… ma non troppo in basso, lì c’è Scilla, più su… no, non vi fermate a Tropea per un tartufo… ancora più su… E quando vedete una perla, bianco platino, adagiata sull’acqua come una sirena, col viso corrucciato perché i nuovi Centauri vogliono tentare di violarla ancora, ebbene quella è Cirella, l’antica Cyrene, l’attuale contrada contigua a Diamante, che dall’acqua del suo ancora splendido mare, getta mestamente lo sguardo in su, verso un antico borgo dimenticato dal tempo e dall’incuria. Se salite lassù, vi mettete sul ciglio dei ruderi e guardate la costa, alla vostra destra, vedrete una striscia di mare che fila dritta, dritta verso Maratea. Quella striscia di mare vi indica, come indicava agli antichi naviganti, che siete sulla cima dell’Ottavomiglio, l’antico toponimo che dà il nome al nostro giovane ed ambizioso laboratorio culturale.

Ambizioso perché, proiettandosi in ambito glocale, vuole sperimentare e favorire la veicolazione del patrimonio identitario e la navigazione nel mare aperto delle idee e dei saperi, con una particolare attenzione alla cultura del ‘900 italiano. E perché non cominciare da un grande sardo, che da ragazzo è stato conquistato dai dettagli marinari e navali dei romanzi di Salgari; per non parlare, poi, di Kipling, di Puskin, di Dickens, di Tolstoj e tanti altri.

Dunque, così come il fascino per tanta letteratura fantastica ha forgiato, insieme alla battaglia politica, colui il quale ha ispirato il nostro impegno culturale, così lo stesso fascino ci ha motivati nella ideazione e costruzione di “Aspettando Gramsci… un’idea, un progetto, un viaggio”: un’idea di nuova cittadinanza, un progetto per una diversa municipalità, un viaggio altermondista, verso un futuro che sposi la bellezza. Concludendo, speriamo  davvero che non vi venga da pensare: “Ma, questo Konrad Bickel, non poteva morire in pace?!”

Il laboratorio Ottavomiglio

Si radica territorialmente tra Diamante, perla della costa dell’alto tirreno cosentino dove nasce formalmente il 21
aprile 2008, e Cosenza, il capoluogo dove ha la sede, pianificando già dalla fine del 2006 il proprio cammino e proponendosi alle istituzioni locali e non, come partner che possa contribuire a migliorare:

  • la rete della Comunicazione e della Conoscenza,
  • la fruizione dei beni culturali e paesaggistici,
  • l’accessibilità e l’integrazione attraverso la realizzazione di un sistema che:
    – abbatta le barriere socio-economiche e culturali,
    – favorisca e veicoli il patrimonio identitario,
    – agevoli la circolazione delle idee e dei saperi.In particolare, il Laboratorio ha inteso individuare, come previsto statutariamente, il tema esplicativo
    dell’importanza che il ‘900 ha radicato nei luoghi, nelle comunità locali, nei saperi diffusi e nell’identità glocale.
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