Calabria
Disposta autopsia sul corpo del minorenne morto carbonizzato

Sull’incendio avvenuto nella tendopoli indaga la Procura di Palmi, mentre le autorità stanno provvedendo ad allestire dei container per sgomberare l’area
SAN FERDINANDO (RC) – Una capanna di lamiere e plastica divorata dalle fiamme. Il corpo privo di vita di un ragazzino arrivato in Italia per studiare e lo sconforto di una comunità costretta a vivere in condizioni disumane. Questo ciò che resta nella baraccopoli di San Ferdinando che si appresta ad affrontare un duro inverno. Nelle scorse ore è stata trasferita nell’ospedale di Reggio Calabria, dove a breve sarà eseguita l’autopsia, la salma di Surawa Jaith, il giovanissimo migrante morto carbonizzato nell’incendio della tendopoli di San Ferdinando. A disporre l’esame autoptico è stato il pm della Procura della Repubblica di Palmi Giuseppe Cappelleri che indaga su quanto accaduto nella notte tra sabato e domenica all’interno della baraccopoli. A San Ferdinando oltre al fratello del giovane, Soumbu, che vive a Catania, sono giunti anche i genitori del ragazzo non ancora diciottenne che non viveva stabilmente nella tendopoli, essendo inserito nel programma Sprar di Gioiosa Ionica, ma vi si recava di tanto in tanto a trovare dei parenti.

La situazione nella tendopoli di San Ferdinando è apparentemente serena. Dopo i momenti di tensione registrati nella prima parte della mattinata di ieri nella baraccopoli, con alcuni cassonetti rovesciati davanti all’ingresso nell’agglomerato in plastica e lamiera e poi una protesta davanti al Municipio di San Ferdinando, adesso pare che tutto sia tornato alla normalità. A fare calare il livello della tensione c’è stata anche la decisione, resa nota dal prefetto di Reggio Calabria al termine del Comitato per l’ordine e la sicurezza di ieri, di trasferire i migranti ospitati all’interno di un’area urbanizzata, già individuata, dove saranno sistemati dei container. Intanto quanti hanno avuto distrutta la loro baracca sono stati ospitati nella tendopoli ufficiale che sorge a poche centinaia di metri da quella teatro della tragedia.
“Questa ennesima tragedia mette in luce quanto possa essere difficile ed accidentato il percorso di integrazione in Italia” ha commentato Felipe Camargo, Rappresentante regionale dell’Agenzia Onu per i Rifugiati (Unhcr) per il Sud Europa riferendosi alla morte di Jaiteh Suruwa. “Quanto è accaduto richiama l’urgenza – aggiunge – di rispondere in modo efficace e coerente ai bisogni di accoglienza e tutela di migliaia di richiedenti asilo e rifugiati. Temiamo che situazioni come quella della baraccopoli di San Ferdinando possano ripetersi invece che risolversi. Occorre invertire la rotta”. L’Unhcr, che si dice “sgomenta” per la morte del 18enne, ricorda che Suruwa aveva da poco ottenuto la protezione umanitaria e aveva intrapreso un percorso concreto di integrazione tra scuola di italiano e calcio. A dicembre avrebbe cominciato un tirocinio formativo di quattro mesi al fine dell’inserimento lavorativo. Per l’Agenzia “questo tragico incidente richiama alla memoria il drammatico incendio del 27 gennaio 2018, nel quale perse la vita Becky Moses, donna nigeriana trentenne, e che lasciò circa seicento persone senza riparo. Allora l’Unhcr aveva rivolto un appello alla Regione Calabria affinché implementasse rapidamente le ipotesi progettuali condivise per il territorio della Piana di Gioia Tauro che – conclude la nota – dovevano comprendere servizi sanitari, sociali e alloggiativi per i richiedenti asilo e rifugiati che vivono sul territorio in condizioni disumane”.


















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