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Estorsioni e ‘ndrangheta, nuovi arresti richiesti dalla distrettuale Antimafia

Calabria

Estorsioni e ‘ndrangheta, nuovi arresti richiesti dalla distrettuale Antimafia

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dia 245

L’operazione ha colpito una cosca cui boss si trova ristretto in carcere dal 2014

 

REGGIO CALABRIA – Il capoclan impartiva ordini dal carcere, mantenendo operativo l’intero sistema criminale. Otto persone sono state arrestate da personale della squadra mobile di Reggio Calabria e del Commissariato di Taurianova, con il supporto del Commissariato di Cittanova, con l’accusa, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione e intestazione fittizia di beni aggravata dall’avere agevolato la cosca di ‘ndrangheta Cianci-Maio-Hanoman operante nel territorio di San Martino di Taurianova. I provvedimenti, sei di custodia cautelare in carcere e due ai domiciliari, sono stati disposti dal Gip di Reggio Calabria su richiesta della Dda. In carcere sono finiti Domenico Cianci, di 71 anni; Concettina Gligora (39), Domenico Forgetti (33), Giuseppe Mavrici (44), Damiano Forgetti (33) e Annunziato Chirico (51). Ai domiciliari Rachela Cianci (73) e Damiano Cianci (78). Dopo l’arresto del boss Domenico Cianci, nel 2014, nell’ambito dell’operazione “Vecchia Guardia” l’indagine è proseguita attraverso le intercettazioni dei colloqui in carcere di quest’ultimo con i suoi familiari.

 

 

Appartengono perlopiù allo stretto nucleo familiare dei Cianci le persone coinvolte nell’operazione. Dalle indagini è emerso che nonostante lo stato di detenzione in carcere, il presunto boss Domenico Cianci ha continuato ad impartire disposizioni per richiedere a proprietari terrieri, imprenditori e commercianti, il pagamento di somme di denaro e l’acquisizione di beni a titolo estorsivo. L’esistenza e l’operatività della cosca Cianci-Maio-Hanoman è stata accertata da precedenti inchieste della Dda di Reggio Calabria (“Tutto in famiglia” e “Vecchia Guardia”), che hanno fotografato la spartizione del territorio di San Martino di Taurianova, conteso tra le famiglie Cianci e Zappia che attualmente non risultano in conflitto. Anzi, coesistono esercitando, secondo gli investigatori, la loro influenza, imponendo estorsioni sulle operazioni immobiliari e attraverso l’antico metodo della “guardiania” sui fondi agricoli. Si tratta in realtà di un potere mafioso esercitato in un contesto essenzialmente agricolo e pastorale.

 

 

Le persone arrestate, in particolare fratelli, generi e nipoti di Domenico Cianci, proprio a causa dello stato di detenzione del boss, hanno preso le redini della cosca, rispondendo, però, agli ordini del vecchio capo famiglia. Anche le donne di famiglia, Concettina Gligora e Rachela Cianci, avrebbero cooperato nelle attività mafiose, svolgendo ruoli di gestione del denaro e amministrazione del denaro oltre ad essere il tramite di comunicazione dei messaggi del capo famiglia detenuto verso l’esterno. Dalle indagini è emerso che Domenico Cianci al fine di eludere le disposizioni di legge che consentono il sequestro e la confisca dei beni in materia di misure di prevenzione e per agevolare il riciclaggio dei proventi dell’attività di estorsione ha intestato fittiziamente a Rachela Cianci la titolarità di vari terreni di grande estensione con annessi fabbricati rurali che il 20 giugno 2014 la donna ha venduto.

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