Area Urbana
RESILIENZA
3 cicloni e zero vittime: così la Calabria diventa un esempio per la gestione delle emergenze
All’Università della Calabria un convegno che messo a confronto istituzioni, scienziati e tecnici sulla capacità di risposta di un territorio, come quello della Calabria, strutturalmente fragile ma operativamente all’avanguardia

RENDE – La Calabria si conferma un laboratorio nazionale per la gestione delle emergenze meteo-climatiche. È stato questo il focus del convegno ‘Sinergie per la Resilienza’, organizzato da No.Do. Formazione Academy in collaborazione con l’Unical che si è svolto oggi presso l’Aula Magna che ha messo a confronto istituzioni, scienziati e tecnici sulla capacità di risposta di un territorio, come quello della Calabria, strutturalmente fragile ma operativamente all’avanguardia.
In Calabria 3 cicloni e zero vittime, Costarella: “Non è un caso”
Il cuore del dibattito è stata l’esperienza vissuta tra gennaio e marzo 2026, quando la regione è stata colpita da tre cicloni di eccezionale intensità. Nonostante la violenza dei fenomeni, il bilancio in termini di vite umane è rimasto fermo a zero.
“Non è un caso – ha sottolineato Domenico Costarella, Direttore Generale della Protezione Civile regionale – Quando la comunicazione del rischio funziona e la popolazione risponde, si salvano vite. In una regione complessa, dobbiamo essere ‘artigiani’ della protezione civile, portando la sussidiarietà ai massimi livelli.”

All’incontro ha partecipato anche Fabrizio Curcio, Commissario straordinario del Governo per la ricostruzione in Emilia-Romagna, Toscana e Marche, che ha promosso a pieni voti il sistema calabrese: “La Calabria ha lavorato bene, il sistema è in crescita costante. Tuttavia, resta cruciale il coordinamento: un Commissario senza un’articolazione territoriale forte fatica a gestire il passaggio alla normalità. Gli eventi estremi aumentano in tutto il mondo; le istituzioni devono farsi trovare pronte.”
Il nodo delle risorse: cambiare l’impostazione
Se la gestione dell’emergenza brilla, la sfida della messa in sicurezza strutturale resta in salita a causa di vincoli normativi e finanziari. Salvatore Siviglia, Direttore Generale del Dipartimento Territorio e Tutela dell’Ambiente, ha lanciato un monito sulla distribuzione dei fondi: “I problemi non si risolvono puntando sugli interventi straordinari in condizioni post-emergenziali”.
“Realizzare un’opera pubblica non significa soltanto sanare il problema nell’immediato: bisogna armonizzarla in un ragionamento di lungo periodo, con piani di manutenzione ordinaria. Ad oggi — ha aggiunto — su cento euro programmate e spese in Calabria, novanta erano destinate alla post-emergenza e solo dieci alla programmazione ordinaria. Serve cambiare l’impostazione normativa: un intervento di difesa del suolo non può essere trattato come la progettazione di una piazzetta.”

Uno sguardo al futuro: digitalizzazione e cultura del rischio
Il convegno, moderato dall’Ing. Carmelo Gallo, ha visto il contributo di esperti come Giovanni Legnini e Vera Corbelli, convergendo su una priorità assoluta: la prevenzione attiva. La Regione Calabria ha ribadito che i prossimi passi si muoveranno su due binari: da un lato la digitalizzazione con l’aggiornamento costante dei piani comunali di protezione civile e dall’altra il focus sulla cultura del rischio, rafforzardo la consapevolezza dei cittadini affinché i comportamenti di autoprotezione diventino prassi consolidata.
L’esperienza del 2026 insegna che la resilienza non è solo fatta di argini e cemento, ma di una sinergia invisibile tra chi lancia l’allerta e chi sa come reagire.


















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