Rende
Depurazione cosentina a rischio, l’azienda minaccia di ‘incrociare le braccia’

L’impianto tratta i reflui fognari di oltre 20 Comuni cosentini
RENDE (CS) – L’impianto che depura oltre 20 Comuni cosentini è ancora sotto sequestro. Di fatto continua ad essere gestito dalla Ge. Ko. per conto del Consorzio Valle Crati che raggruppa 17 municipi. Da due mesi gli operai del depuratore non ricevono lo stipendio, mentre il Comune di Cosenza (ente capofila del Consorzio) vanta ritardi di un anno nei pagamenti. Un disagio che si ripete periodicamente e che la società Ge. Ko. supportata dai sindacati Uil Trasporti, Csa Fiadel e Snalv Confsal ha denunciato con una lettera indirizzata alla Procura della Repubblica, alla Corte dei Conti, al Prefetto di Cosenza Paola Galeone, al custode giudiziario Maximiliano Granata ed alla Regione Calabria. Una missiva al vetriolo inoltrata per conoscenza anche ai sindaci dei Comuni consorziati: Cosenza, Rende, Montalto Uffugo, Castrolibero, Carolei, Dipignano, Mendicino, Rovito, Zumpano, San Fili, Lappano, Marano Marchesato, San Pietro in Guarano, Castiglione Cosentino, Marano Principato, Rose e Casali del Manco.
La Ge.Ko. lamenta la preoccupazione la mancata liquidazione da parte del Comune di Cosenza dei servizi di depurazione. Palazzo dei Bruzi sembrerebbe, secondo quanto riferito dalla Ge.Ko., non aver neanche inserito nel bilancio preventivo i 2 milioni e 440mila euro che dovrebbe versare per il trattamento dei reflui fognari nell’impianto di Coda di Volpe. Eppure l’amministrazione comunale di Cosenza ha già maturato un debito da 1 milione 717mila euro ed è consapevole di spendere, ogni anno, circa 2 milioni di euro per depurare le acque nere prodotte dall’intera città.
Un dettaglio che potrebbe comportare l’impossibilità di emettere le delibere di impegno di spesa che consentano a Ge.Ko. di fatturare e provvedere alla retribuzione di fornitori, dipendenti e «all’emissione dei documenti fiscali ed il finanziamento da parte del sistema bancario». Anomalia già segnalata agli uffici competenti agli inizi di agosto, dopo che l’azienda non aveva ricevuto i 66mila euro di acconto che avrebbe dovuto ricevere entro fine luglio. A chiare lettere Ge. Ko. aveva sollecitato il Comune di Cosenza facendo notare che «la mancanza di disponibilità sul capitolo di spesa ha prodotto un doppio effetto negativo, dal momento che da un lato non ci ha permesso la cessione del credito in favore del sistema bancario dell’importo portato dalle fatture, impossibile da emettere senza l’impegno di spesa, e dall’altro ha sollevato il livello d’allerta e diffidenza delle banche».
‘MINACCE’ IGNORATE
Senza soldi, Ge.Ko. giustifica la ‘maladepurazione’ affermando che «tali inadempimenti determinano insostenibili difficoltà a finanziare la gestione ordinaria dell’impianto con ovvie ripercussioni sugli standard qualitativi del servizio, già fortemente condizionato dallo stato di vetustà e inadeguatezza tecnologica dello stesso». L’ammodernamento del depuratore di Coda di Volpe, si ricorda, è stato già progettato ed appaltato alla Ge.Ko. dopo varie vicissitudini e prevede un investimento da 35 milioni di euro. Nel sollecito inviato giovedì 8 agosto ed ignorato dal Comune di Cosenza la Ge. Ko. ‘minaccia’ in maniera poco velata di sospendere la depurazione. «Il protrarsi di tale situazione – scrive l’azienda, chiedendo il pagamento del debito maturato – non permetterà di svolgere gli essenziali servizi connessi all’attività depurativa quali: smaltimento dei fanghi, fornitura elettrica, acquisto reagenti chimici. Circostanza che determinerà a breve il malfunzionamento degli impianti e il mancato rispetto degli standard qualitativi previsti dalla legge con gravissimo danno ambientale».
Il tutto per un ciclo depurativo, secondo la Ge. Ko., che si è aggiudicata i lavori di ampliamento, già «fortemente compromesso dall’inadeguatezza dell’impianto». Un progetto su cui chiede un incontro urgente per capire come procedere cercando di garantirne il funzionamento e la retribuzione degli operai, sei dei quali ancora a processo per reati ambientali legati allo sversamento di liquami contaminati nel Crati attraverso il depuratore di Coda di Volpe. A pagare i costi della maladepurazione cosentina sono i cittadini a livello igienico – sanitario (le acque vengono sversate nel Crati dove arrivano alla diga di Tarsia, parte finisce nello Jonio parte irriga le colture della sibaritide). Ma anche a livello economico, costretti a sostenere la salata ‘multa’ inflitta dalla Comunità europea che ha sanzionato la Calabria proprio per le gravi irregolarità del suo sistema depurativo. L’arrivo delle piogge potrebbe aggravare la situazione. Si chiede pertanto un incontro urgente tra Comuni, Consorzio e società per «garantire la regolarità del ciclo depurativo – afferma Ge. Ko. – anche nel corso degli importanti interventi di rifunzionalizzazione dello stesso impianto di prossima realizzazione».
I LAVORATORI
I sindacati, dal loro canto, chiedono di poter interloquire con enti e Ge. Ko. alla presenza del Prefetto. Un’occasione in cui si propongono di «realizzare un confronto generale di politiche tese ad organizzare il lavoro, scelte necessarie alla risoluzione di problematiche legate alla produzione dei servizi, ambiente e sicurezza sul lavoro nell’ambito di un corretto adeguamento della pianta organica, nonché certezza nel salario». Lo scetticismo riguarda quello che definiscono «un futuro scenario fortemente preoccupante per l’accavallarsi di altre mensilità non retribuite e di un sistema di gestione dell’intero impianto di Coda di Volpe in grande difficoltà sia per l’azienda che per le maestranze attualmente addette. Difatti il protrarsi delle problematiche in corso determinerebbe una situazione di blocco delle attività alla quale le organizzazioni sindacali non potrebbero garantire inquietudine che man mano sta già emergendo all’interno dei lavoratori».
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