Italia
Coronavirus, quasi 4.000 i contagi in tutta Italia. I morti sono 197, i guariti 523

L’aggiornamento della protezione Civile con i dati dell’epidemia in Italia. ll dato complessivo delle persone contagiate da coronavirus è di 3.916. Da ieri sono 49 le persone decedute. Il presidente dell’ordine provinciale medici, chirurghi e odontoiatri di Cosenza e Provincia Eugenio Corcioni “criticità strutturali e mancanza di equipaggiamenti di difesa personale per i medici”
.
COSENZA – Angelo Borrelli, capo della protezione civile nominato commissario per l’emergenza coronavirus, alle 18 di oggi ha fatto il consueto punto della situazione leggendo i numeri dell’epidemia di coronavirus che ha colpito la nostra nazione con i dati forniti dalle singole regioni. Borrelli ha aperto la conferenza stampa leggendo il numero dei guariti che da ieri sono stati 109 per un totale di 523. Le persone decedute sono state 49 per un totale di 197 morti (37 nuovi decessi in Lombardia, 7 Emilia Romagna, 2 in Veneto, 2 Peimonte e 1 nel Lazio). Si tratta – ha detto Borrelli – di persone dai 62 ai 95 anni con patologie pregresse. Il dato complessivo delle persone contagiate da coronavirus in Italia ad oggi è di 3.916. Di questi 1.060 si trovano in isolamento domiciliare, 2.394 sono invece ricoverate con sintomi e 462 si trovano in terapia intensiva.
Il numero di malati di coronavirus in Italia è aumentato del 18,8% da ieri passando da 3.296 a 3.916 (+620). I morti sono aumentati del 33,1% passando da 148 a 197 (+49). I guariti sono aumentati nelle ultime 24 ore del 26,3% (+109 passando da 414 a 523 persone), con un’incidenza sul totale dell’11,28%. Infine, l’aumento dei malati in terapia intensiva è del 31,7% (+111, passando da 351 a 462 ricoverati). In Calabria restano 4 le persone positive al virus. Il totale dei tamponi effettuati nella nostra regione è di 99.
“L’OMS – ha sottolineato Borrelli – ha ricordato come il nostro Pese stia reagendo energicamente all’epidemdia da coronavirus mettendo in campo misure di contenimento adeguate. Constatazione che ci conforta rispetto a tutto quello che stiamo facendo. Consip ha fatto partire la richiesta d’offerta per potenziare con 5.000 nuovi impianti da inserire nelle terapie intensive e subintensive”.
Silvio Brusaferro, presidente dell’ISS, sui deceduti ha fatto presente che sulle persone decedute, si tratta di pazienti che in quasi il 90% dei casi raggiungono due o più patologie e l’ètà media è di 81 anni e il 28% di queste sono donne. Le patologie di cui i deceduti erano affetti sono cardicariche, diabete, malattie epatiche e così via”.
Sono 150 i medici di famiglia in quarantena o malati
“Abbiamo già circa 150 medici di famiglia in quarantena, in isolamento o ricoverati, in diverse province italiane. E vista la difficoltà, in questo momento, di trovare chi li sostituisce, per ognuno di loro restano potenzialmente circa 1.500 cittadini senza punti di riferimento sanitario sul territorio. Ovvero oltre 200.000 in tutta Italia”. A dirlo all’ANSA è Silvestro Scotti, segretario della Federazione dei Medici di Medicina Generale che ha poi aggiunto. Solo per quanto riguarda la medicina generale, secondo un monitoraggio interno alla Fimmg, quelli impossibilitati a lavorare, ad oggi, sono circa un centinaio nelle tre regioni con zone rosse, ma anche una trentina in Piemonte, una quindicina nelle Marche, cinque Campania. I numeri continuano a crescere e trovare dei sostituti è sempre più difficili. Non abbiamo dati ufficiali – continua Scotti – per capire quanti medici e infermieri, in ospedale e sul territorio, siano ora infetti, in quarantena o in isolamento, ovvero quanto a lungo potremo continuare a curare italiani. Questo dato sembra non interessare a nessuno”. Il motivo è che “mancano ancora le mascherine e occhiali e che, nonostante gli avvisi, continuano a venire negli studi medici pazienti senza chiamare prima telefonicamente, con il rischio che possano essere affetti da coronavirus”. La soluzione? Bisogna “sviluppare il video-consulto, la reperibilità telefonica 12 ore al giorno con l’apertura degli studi dei medici di famiglia limitata a garantire i livelli essenziali di assistenza”. E, ancora, conclude Scotti, “potrebbe esser questa l’occasione per arrivare, superando i vincoli della privacy, all’utilizzo di ricette dematerializzate, che permetta l’invio della ricetta telematica direttamente al paziente, senza la necessità della consegna di un promemoria cartaceo da consegnare in farmacia”.
Medici di Cosenza e provincia “criticità strutturali e mancanza di equipaggiamenti”
Il presidente dell’ordine provinciale medici, chirurghi e odontoiatri di Cosenza e Provincia Eugenio Corcioni ha inviato una lettera al dipartimento della salute della regione Calabria, ai commissari straordinari dell’AO e dell’ASP di Cosenza e al ministro della Salute Speranza, per mettere in risalto che gravi problematiche sia strutturali che organizzative relative all’equipaggiamento sanitario dei medici, per fronteggiare l’emergenza del coronavirus nella provincia di Cosenza”nel momento in cui la gravità della situazione dovuta al diffondersi dell’epidemia da Coronavirus, si sta manifestando nella sua ampiezza e portata, è con grande preoccupazione che ci troviamo a registrare le continue segnalazioni, provenienti da moltissimi nostri iscritti operanti nelle strutture sanitarie della nostra provincia, che lamentano la mancata adozione, ad oggi, di tutte quelle concrete e strutturali iniziative e provvedimenti, dettate dalle linee guida scientifiche e dal buon senso e recepite nei provvedimenti normativi, regolamentari ed amministrativi adottati dal Governo e da tutte le autorità competenti, dirette alla mitigazione del rischio contagio e alla salvaguardia della salute tanto dei pazienti che degli operatori sanitari” .
“Ci viene infatti segnalato che, ad oggi, nessuna iniziativa organica e strutturale è stata ancora assunta per dotare tutti gli operatori sanitari dei necessari equipaggiamenti di difesa personale dal contagio (mascherine idonee, tute, visiere ecc…) e nessuna iniziativa è stata assunta per riorganizzare le strutture e l’accesso alle stesse in modo da evitare assembramenti e contatti tra pazienti in attesa”.
“Tutto ciò – scrive ancora Corcioni – è evidentemente non solo incomprensibile ma, certamente, non più sopportabile vista la gravità della situazione e i pericoli ad essa connessi, per cui siamo a sollecitare il vostro autorevole intervento (ciascuno per quanto di propria competenza), dando fin da ora la nostra piena disponibilità a collaborare, nelle forme e nei modi che riterrete opportuni ed utili, al fine di consentire agli operatori sanitari di svolgere i loro compiti nelle condizioni di maggiore sicurezza possibili ed evitare – conclude il presidente – che le strutture sanitarie diventino luoghi di maggiore diffusione e contagio del virus”.
Tenda triage a Paola chiusa? Graziano scrive a Zuccatelli
Il consigliere regionale dell’Unione di Centro Giuseppe Graziano, ha scritto una lettera al commissario dell’Asp di Cosenza Giuseppe Zuccatelli sul mancato utilizzo della tenda per il pretriage montata all’ospedale di Paola perchè mancherebbe personale medico “ho appena scritto al Commissario dell’ASP di Cosenza, dott.Giuseppe Zuccatelli, su quanto sta avvenendo all’Ospedale di Paola – scrive Graziano – apprendo che la tenda della Protezione Civile per il triage, predisposto al fine di limitare e contenere eventuale diffusione del “Coronavirus” nelle sale del Pronto Soccorso, risulta essere chiusa per mancanza di personale. Se la circostanza risultasse vera, si tratterebbe di un’emergenza gravissima e di una situazione sulla quale si dovrà intervenire tempestivamente.
A tal fine, nell’interesse di tutta la comunità e di tutti gli utenti, chiedo l’immediato intervento del Commissario Straordinario dell’ASP. È necessario agire prontamente per la salute della popolazione. Davanti ad una emergenza nazionale così seria – conclude Graziano – dobbiamo essere pronti e preparati a fronteggiare ogni necessità tutelando, soprattutto, tutti i nostri operatori sanitari, che sono coloro i quali devono operare con serenità”.
L’appello della UIL FPL di Cosenza “servono maggiori risorse”
“La provincia di Cosenza è afflitta già da tempo dalla crisi del SSR in termini di posti letto e di personale medico sanitario, causata dai continui tagli effettuati nell’ambito del piano di rientro e, stante questo quadro, deve attrezzarsi nel più breve tempo possibile ad affrontare l’emergenza coronavirus, senza procurare allarmismi di sorta ma neanche nell’immobilismo”. Lo scrive in una nota la UIL FPL di Cosenza che chiede maggiori risorse al sistema sanitario regionale per fronteggiare l’emergenza
“Come noto, e da noi più volte dichiarato – continua la nota – solo la buona volontà dei lavoratori ha consentito un seppur minimo livello dei Lea. I lavoratori sono la nostra principale risorsa e come tale devono essere tutelati. Fino ad oggi medici, infermieri, oss e gli altri professionisti in ambito sanitario hanno operato in modo ordinario ma adesso che le informazioni scientifiche sono chiare, è necessario investire maggiori risorse per non consentire la diffusione del virus tra i lavoratori ed evitare il collasso dell’intero sistema sanitario provinciale. È necessario, pertanto, – conclude la nota – che vengano adottate tutte le misure idonee già indicate dalla comunità scientifica ed adottate dal Governo”.
Confagricoltura Calabria “subito misure straordinarie per le imprese”
Un appello al governo regionale e alle istituzioni nazionali, per tutelare il settore primario della regione, arriva anche dal presidente di Confagricoltura Calabria Alberto Statti che chiede una norma per il prezzo minimo garantito, rinvii delle scadenze del progetti finanziati e liquidità alle aziende per fronteggiare l’emergenza.
“È necessario attivare immediatamente una serie di misure che consentano alle aziende agricole calabresi di fronteggiare l’attuale situazione caratterizzata da una pesante crisi che ha colpito molti comparti produttivi aggravata ora dall’emergenza Coronavirus – scrive Statti – Si tratta di avviare iniziative straordinarie dettate dal delicato momento storico che interessa l’intera economia italiana e che ha pesanti ripercussioni anche per la nostra regione. La riduzione della mobilità di persone e merci, con la conseguente flessione dei consumi si abbatte come un tornado su un comparto già duramente provato da un sistema di formazione dei prezzi al dettaglio che penalizza pesantemente i produttori. Su quest’ultimo aspetto – rilancia il presidente di Confagricoltura – chiediamo al governo che venga approvata una norma specifica per esercitare la massima pressione possibile su rivenditori a dettaglio, grossisti e grande distribuzione che impedisca la vendita al ribasso di prodotti. Occorre cioè garantire la commercializzazione dei prodotti a prezzi non inferiori ai costi di produzione. Una norma già in vigore in altri Paesi europei. Una misura questa che consentirebbe – spiega Statti – di tutelare le filiere agroalimentari calabresi soprattutto in un periodo così emergenziale come quello che stiamo vivendo per effetto del diffondersi del Coronavirus”.
“Inoltre – aggiunge – occorre che la Regione si attivi per prorogare i termini di rendicontazione delle attività progettuali previste dal Psr 2014-2020. Si tratta di rinviare, data anche l’ordinanza ministeriale conseguente all’emergenza sanitaria dovuta al Coronavirus, la scadenza di quelle misure che risentono particolarmente dall’attuale stato emergenziale del Paese. Ad iniziare dalle iniziative messe in atto dalle imprese agricole per svolgere attività di promozione delle produzioni locali ma che interessano anche le misure degli investimenti, della trasformazione e della formazione professionale. Infatti da un verso – spiega Statti – l’emergenza Coronavirus ha bloccato la possibilità di muoversi di diverse figure professionali invitate in Calabria per formare i team aziendali così come ha limitato pesantemente l’arrivo nella nostra regione di potenziali buyer e la partecipazione delle aziende a fiere e incontri specializzati del settore. Dall’altro poi il rallentamento del transito di merci e la difficoltà di approvvigionamento delle aziende ha pesantemente condizionato la possibilità degli operatori agricoli calabresi di compiere compiutamente quegli investimenti utili a rilanciare le proprie aziende. Come Confagricoltura – annuncia Statti – abbiamo già in tal senso inviato al dipartimento regionale all’Agricoltura una richiesta specifica per rinviare la chiusura dei programmi. Chiediamo che questa decisione venga accolta – conclude – assieme ad altre misure straordinarie, come quella di una facilitazione all’accesso al credito, alla ristrutturazione del debito, che possano restituire liquidità alle imprese già duramente colpite da una crisi economica che per la Calabria non è ancora cessata e che rischia di peggiorare per l’aggravarsi dell’emergenza coronavirus”.

















Social