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Coronavirus, 21.157 contagi in Italia e 1.441 morti. In Calabria 59 positivi (+22)

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Coronavirus, 21.157 contagi in Italia e 1.441 morti. In Calabria 59 positivi (+22)

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Aggiornamento della protezione Civile con i dati dell’epidemia in Italia. Sono 17.750 i malati di coronavirus in Italia, 2.795 in più di ieri, mentre il numero complessivo dei contagiati ha raggiunto i 21.157. Le vittime sono 1441. Crescono i guariti che sono 1966. In Calabria da ieri 22 positivi in più per un totale di 60 casi totali.

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COSENZA – Angelo Borrelli, capo della protezione civile nominato commissario per l’emergenza coronavirus, come sempre alle 18 di oggi ha fatto il consueto punto della situazione leggendo i numeri dell’epidemia di coronavirus che ha colpito la nostra nazione con i dati forniti dalle singole regioni. Crescono di 527 unità in più il numero dei guariti che portano il totale delle persone dimesse e guarite a 1.966. Sale ancora però il numero di nuovi contagiati con 2795 casi più di ieri che portano i positivi a 17.750. Il totale dei contagiati dall’inizio dell’epidemia in Italia è di 21.157 casi. Di questi 10.070 si trovano ricoverate con sintomi nelle strutture ospedaliere, 7.680 sono in isolamento domiciliare e 1518 persone sono in terapie intensiva, 190 in più rispetto a ieri. Il dato delle persone in terapie intensiva è sempre al 10%. Per quanto riguarda il numero dei decessi, rispetto a ieri si registrano 175 vittime in più che portano il totale delle persone morte con coronavirus a 1441. I tamponi complessivi sono 109.170, oltre 74mila dei quali in Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna.

I positivi regione per regione

9.059 malati in Lombardia (1.327 in più di ieri)
2.349 in Emilia Romagna (+338)
1.775 in Veneto (+322)
814 in Piemonte (+20)
863 nelle Marche (+165)
614 in Toscana (+159)
320 nel Lazio (+78)
243 in Campania (+30)
384 in Liguria (+80)
271 in Friuli Venezia Giulia (+35)
150 in Sicilia (+24)
156 in Puglia (+35)
199 in Trentino (+42)
106 in Abruzzo (+23)
103 in Umbria (+30)
17 in Molise (+0)
47 in Sardegna (+4)
41 in Valle d’Aosta (+14)
59 in Calabria (+22)
170 in Alto Adige (+47)
10 in Basilicata (+0)

Quanto alle vittime, ricordiamo che in attesa dei dati certificati dall’ISS, si tratta di persone morte con coronavirus e non per coronavrisu, se ne registrano: 966 in Lombardia (+76), 241 in Emilia Romagna, (+40), 55 in Veneto (+13), 59 in Piemonte (+13), 36 nelle Marche (+9), 6 in Toscana (+1), 27 in Liguria (+10), 6 in Campania (+4), 13 Lazio (+2), 13 in Friuli Venezia Giulia (+3), 8 in Puglia (+3), 3 in provincia di Bolzano (+1), 2 in Sicilia (+0), 2 in Abruzzo (+0), uno in Umbria (+0) uno in Valle d’Aosta (+0), uno Calabria, 2 in Trentino (+0).

Borrelli “non è il momento delle polemiche. Stiamo vivendo una situazione difficilissima”

Il capo della protezione civile ha poi voluto mettere un punto fermo dopo le polemiche legate alle presunte mascherine non idonee fornite alla Lombardia “La Protezione Civile lavora h24 dall’inizio dell’emergenza e stiamo andando a cercare mascherine, respiratori e materiali per l’assistenza e la cura degli ammalati. Ci troviamo di fronte ad una grave pandemia e le misure che abbiamo chiesto agli italiani sono importanti e mi dispiace che ci siano polemiche che sono del tutto destituite di fondamento. Mi auguro che tutto rientri, questo non è il momento delle polemiche. Stiamo affrontando un’emergenza difficilissima e dobbiamo farlo tutti insieme. In tutto il mondo c’è una chiusura delle frontiere all’esportazione, penso a Paesi come India, Russia e Romania, che rappresentano il mercato dal quale i fornitori avevano recuperato mascherine. Per questo il lavoro di recupero delle mascherine è molto faticoso. Ma è un problema non soltanto italiano nazionale. Sulle mascherine – ha precisato Borrelli – il fabbisogno è su base mensile di circa 90 milioni di unità complessive. Abbiamo stipulato contratti per oltre 55 milioni di mascherine. Ad oggi ne sono state consegnate più di 5 milioni e abbiamo anche registrato 20 milioni di mascherine che avevamo contrattualizzato e che per vari motivi non sono arrivate. Purtroppo – ha concluso Borrelli – noi non abbiamo attualmente una produzione nazionale di mascherine e dpi, perché in passato è stata considerata di basso margine per gli operatori economici e quindi ora ne abbiamo le conseguenze. Del resto è compito del commissario Arcuri quello di razionalizzare e individuare strutture che possano essere riconvertite per la produzione, è un’ipotesi che si sta valutando”

 

Il coronavirus viaggia nelle regioni a ritmi diversi

L’epidemia di coronavirus viaggia a velocità diverse a seconda delle regioni: è quanto emerge dall’analisi fatta dal matematico Giovanni Sebastiani, dell’Istituto per le applicazioni del calcolo ‘Mauro Picone’ del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Iac Cnr). Utilizzando i dati pubblicati dalla Protezione civile, Sebastiani ha rilevato che fra il 10 e l’11 marzo si è registrato un aumento del tasso di crescita, dopo un precedente calo, in Sicilia e Lazio e meno marcatamente in Puglia, “forse causato dall’esodo dal nord al sud avvenuto in seguito al decreto che l’8 marzo istituiva la zona rossa in Lombardia”. Sulla base degli stessi dati, inoltre, il ricercatore ha elaborato le previsioni relative all’arrivo del picco in otto regioni, ossia ha calcolato il periodo “in cui si raggiunge – ha spiegato – il numero stabile dei contagiati e dopo i quali inizia la fase calante”. Nelle otto regioni analizzate si distinguono due gruppi: uno comprende Piemonte, Toscana, Liguria, Trentino e Friuli gruppo, dove alla luce dei dati raccolti finora il picco dovrebbe arrivare a fine marzo; l’altro comprende Emilia Romagna, Veneto e Marche, dove il picco dovrebbe arrivare tra metà e fine aprile. Tuttavia, secondo il direttore dello Iac Cnr, Roberto Natalini, allo stato attuale e sulla base dei dati a disposizione, ancora incompleti, “è impossibile per chiunque poter prevedere quando l’epidemia di Covid-19 raggiungerà il picco in Lombardia, e poi finirà“. Natalini ha osservato che inoltre che, sebbene i modelli matematici esistano, “questa è una situazione molto complicata perché non si hanno tutti i dati necessari per fare i calcoli. Non si sa infatti quanto siano gli infetti e quante persone esattamente siano morte per la Covid-19, perché in Italia se una persona con altre patologie e positiva al virus muore, viene classificata come deceduta per il coronavirus, mentre magari potrebbe essere morta per altre cause”, rileva Natalini. Tra l’altro è ancora difficile avere i dati regione per regione. A rendere al momento impossibile poter calcolare quando l’epidemia raggiungerà il picco in Lombardia, per poi finalmente iniziare la sua fase calante, rileva Natalini, “è il fatto che ora è in crescita esponenziale, cioè che c’è il raddoppio di casi ogni certo numero di infetti. Questa è la fase più difficile, perché non si può vedere quando si fermerà“.

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Pronto primo farmaco. Serviranno mesi per sperimentarlo sull’uomo

E’ pronto il primo farmaco specializzato per aggredire il coronavirus Sars-CoV2. E’ un anticorpo monoclonale, specializzato nel riconoscere la proteina che il virus utilizza per aggredire le cellule respiratorie umane. La ricerca è pubblicata sul sito BioRxiv dal gruppo dell’Università olandese di Utrecht guidato da Chunyan Wang. I ricercatori hanno detto alla Bbc che saranno necessari mesi prima che il farmaco sia disponibile perché dovrà essere sperimentato per avere le risposte su sicurezza ed efficacia. Legandosi alla proteina Spike, che si trova sulla superficie del coronavirus, l‘anticorpo monoclonale le impedisce di agganciare le cellule e in questo modo rende impossibile al virus di penetrare al loro interno per replicarsi. Per questo motivo i ricercatori sono convinti che l’anticorpo ha delle potenzialità importanti “per il trattamento e la prevenzione della Covid 19”. I ricercatori stavano già lavorando a un anticorpo contro la Sars quando è esplosa l’epidemia di Covid-19 o Sars2 e si sono resi conto che gli anticorpi efficaci contro la prima malattia riuscivano a bloccare anche la seconda. Gli studi sono ancora in corso e l’anticorpo deve essere sottoposto a test molto rigorosi, ma i ricercatori sperano di convincere una compagnia farmaceutica a produrlo. Tutto questo, secondo gli scienziati di Utrecht, richiederebbe molto meno tempo che sviluppare un vaccino per il nuovo coronavirus.

 

 

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