Calabria
Rinascita Scott, per Pittelli chiesti i domiciliari. Un indagato denuncia la direttrice del carcere

Per l’ex parlamentare Pittelli chiesti domiciliari per rischio Covid. La decisione nei prossimi giorni. L’avv. Stilo, arrestato anch’egli nell’ambito dell’operazione Rinascita Scott, ha denunciato la direttrice del carcere per abuso. All’origine della vicenda un ricovero in ospedale
CATANZARO – E’ stata discussa ieri e la decisione arriverà nei prossimi giorni, l’istanza di scarcerazione presentata al tribunale della Libertà di Catanzaro dai difensori dell’avvocato ed ex parlamentare di Forza Italia, Giancarlo Pittelli, arrestato il 19 dicembre scorso nell’operazione Rinascita-Scott”, coordinata dalla Dda di Catanzaro contro le cosche di ‘ndrangheta del vibonese. Pittelli è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa perché ritenuto professionista di riferimento e faccendiere per conto delle ‘ndrine, in particolare per i Mancuso, potenti in tutta la provincia di Vibo, e per i Razionale-Fiarè-Gasparro, attivi nel territorio di San Gregorio D’Ippona. Tra i temi in discussione quello circa l’eventuale pericolo di contagio da Covid-19, motivo per il quale l’udienza è stata anticipata rispetto alla data fissata del 23 aprile.
Secondo la difesa “Pittelli in questo momento per un verso è sottoposto a un grave, immediato e concreto rischio riguardo alla contrazione del coronavirus, dall’altro, essendo egli consapevole del rischio che corre fintanto che la misura infra muraria resta ferma, subisce una pena fisica e psichica, non prevista da alcuna norma, con inevitabili riflessi sulla natura del trattamento cui è costretto”.

I legali hanno chiesto, anche in virtù di queste ragioni, gli arresti domiciliari. Richiesta alla quale si è opposto il pm Annamaria Frustaci che ha presentato due certificati medici, del 25 marzo e 8 aprile, nei quali si attesta che il carcere di Nuoro è luogo sicuro, nel quale non si è verificato alcun caso di infezione da Covid-19.
Pittelli, secondo l’accusa, nella sua qualità “di avvocato e massone (e, in quanto tale, di soggetto portatore di un rilevante patrimonio di conoscenze e di rapporti privilegiati con esponenti di primo piano a livello politico-istituzionale e del mondo imprenditoriale e delle professioni, caratterizzati da vincoli di fratellanza e reciproca riconoscenza)” è indicato quale risolutore dei più svariati problemi delle cosche “sfruttando le enormi potenzialità derivanti dai rapporti del medesimo con importanti esponenti delle istituzioni e/o della pubblica amministrazione, in particolare delle forze dell’ordine, e, quindi, dalle illimitate possibilità di accesso a notizie riservate”.
I difensori dell’avvocato Stilo querelano la direttrice del carcere di Voghera
I difensori dell’avv. Francesco Stilo, anch’egli arrestato il 19 dicembre scorso nell’ambito dell’inchiesta Rinascita-Scott con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, nel corso dell’udienza di ieri del Tribunale del riesame di Catanzaro, hanno depositato una querela contro la direttrice del carcere di Voghera (Pavia) per abuso d’ufficio.
Stilo è accusato di avere instaurato un rapporto collusivo con le cosche vibonesi Mancuso, Lo Bianco-Barba, Pardea, Ranisi, Fiarè-Razionale-Gasparro e Accorinti. I suoi difensori, gli avvocati Piero Chiodo e Paola Stilo, hanno depositato la querela contro la direttrice del carcere che il 13 febbraio scorso ha inviato una lettera al gip di Catanzaro affermando, secondo quanto sostenuto dai legali, che il detenuto avrebbe rifiutato le cure di cui necessitava per una patologia cardiaca della quale soffre, facendosi dimettere dall’ospedale San Paolo nel quale era stato ricoverato.
La direttrice avrebbe consigliato di spostare il detenuto nell’ospedale Sacco di Milano con il quale il carcere è convenzionato. Secondo la querela dei legali di Stilo, invece, quest’ultimo aveva ottenuto dal giudice l’autorizzazione ad essere ricoverato nell’ospedale Niguarda, specializzato nella cardiochirurgia. E’ stato, invece, mandato al San Paolo. Dopo due giorni, il 12 febbraio, Stilo ha firmato le dimissioni per tornare in carcere. Un gesto di ribellione, hanno sostenuto gli avvocati, perché non aveva ricevuto le cure di cui aveva bisogno. Il 13 febbraio, secondo quanto sostenuto dai difensori dell’indagato, la direttrice ha scritto al gip un racconto parziale e fuorviante della storia. Da qui la querela messa agli atti. Nel frattempo Stilo è stato trasferito dal carcere di Voghera, dove si era verificato un caso di contagio da Covid-19, in quello di Opera e posto in isolamento perché proveniente da luogo a rischio. Gli avvocati hanno chiesto i domiciliari anche con utilizzo del braccialetto elettronico.
















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