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Cosenza, incinta di 7 mesi perde la sua bambina: “Voglio solo giustizia per lei”

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Cosenza, incinta di 7 mesi perde la sua bambina: “Voglio solo giustizia per lei”

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ginecologia ospedale cosenza

“Non so cosa sia successo e per questo chiedo la verità e giustizia per mia figlia. L’unica certezza è che ero incinta di 7 mesi e la mia bambina è morta”. Parla la signora Angela che racconta la sua tragica odissea all’ospedale di Cosenza avvenuto tra il 14 e il 15 aprile scorsi

COSENZA – Una lettera lunga e dolorosa quella della giovane Angela, madre di due bambini alla quale è stata tolta la gioia di poter accogliere nella sua vita, la sua terza figlia. “Dopo aver sporto denuncia, assistita dal mio legale l’avv. Antonio Spataro, mi rivolgo a voi per raccontare quanto mi è accaduto e per chiedere giustizia e verità, affinchè non capiti a nessun’altra donna ciò che è successo a me”.
Secondo quanto ricostruito dalla stessa signora Angela, da qualche giorno presentava dolori ma le era stato consigliato di evitare di recarsi in ospedale, vista l’emergenza sanitaria in corso. I dolori però sono aumentati e per questo ha chiamato il 118 che l’ha trasferita in ospedale a Cosenza. I fatti risalgono al 14 aprile scorso.
Angela, ha 30 anni ed è incinta al 7° mese. Al suo ingresso nel reparto di ginecologia e ostetricia, viene sottoposta al regolare tracciato che presentava però, qualche alterazione. Per questo motivo i sanitari decidono di tenerla in osservazione. “Durante l’attesa ho iniziato a vomitare del liquido nero – continua la donna nel suo racconto – ma nessuno è intervenuto. Ho trascorso tutta la notte con i dolori fino a quando, il giorno successivo, la sera del 15 aprile, intorno alle 22, mi hanno comunicato che il battito della piccola era cessato e nessuno si è adoperato per effettuare il taglio cesareo e tentare di salvare mia figlia”.
Appresa la notizia in tutto il suo dolore, la signora racconta anche il dramma di aver dovuto attendere la sera del 17 aprile, intorno alle 22, per essere sottoposta all’intervento per la rimozione della sua bambina morta, con tutti i rischi che sarebbero potuti incorrere. In tutto ciò, come ovviamente in questi tempi legati alla pandemia, la donna è rimasta completamente da sola, senza aver potuto ricevere neanche il supporto, fisico e psicologico, di un parente o del marito.
Dal racconto di Angela emerge anche una lunga attesa per essere sottoposta al tampone per il Covid 19 così come le continue richieste d’aiuto e di assistenza rivolte al personale infermieristico disattese, come ad esempio il cambio della sacca delle urine e delle lenzuola sporche di vomito.
foto signora angela ospedale
“Io non so cosa sia successo e non so se il tempo trascorso in attesa di capire cosa stesse accadendo a mia figlia, sia stato determinante per la sua morte. So solo che soffrivo molto e che mia figlia, Meredith Giovanna, non è mai nata”. “Ho affrontato tutto questo da sola, un dolore infinito che non riesco a dimenticare e a capacitarmi anche del comportamento di parte del personale medico e infermieristico, che – prosegue Angela – non ha avuto alcun tatto o sensibilità nei miei riguardi. Ricordo solo che un’infermiera è venuta nella stanza e mi ha detto (dopo l’intervento) ‘tua figlia è morta… vuoi il corpo o procediamo noi?’“. Non spetta a noi giudicare il racconto della signora Angela, ma sarà la magistratura a far luce sulla tragica vicenda e a ricostruire l’esatta dinamica dei fatti.
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