Calabria
Blitz “Libera Fortezza”: 22 misure cautelari. Sgominata una rete “asfissiante” di usurai

L’operazione ribattezzata Libera Fortezza è scattata all’alba. In esecuzione misure cautelari personali e patrimoniali nei confronti di 22 soggetti appartenenti o contigui alla cosca della ‘ndrangheta
POLISTENA – Nel mirino dei carabinieri di Reggio Calabria la cosca “Longo – Versace” di Polistena. Il blitz coordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria ha portato all’esecuzione di misure cautelari per 22 soggetti e al sequestro di beni per oltre 5 milioni di euro.
Sono oltre 300 militari tra carabinieri e finanzieri che stanno eseguendo il blitz che ha colpito soggetti appartenenti o contigui alla cosca di ‘ndrangheta Longo – Versace di Polistena, ritenuti responsabili, tra l’altro, dei reati di associazione di tipo mafioso, usura, estorsione, riciclaggio, esercizio attività finanziaria abusiva, detenzione illegali di armi, tutti aggravati dalla finalità e dal metodo mafioso.
Eseguiti provvedimenti cautelari nei confronti di:
1. AUDDINO Nicola, 47 anni di Polistena;
2. CIRCOSTA Claudio, 35 anni, di Polistena;
3. CIRCOSTA Francesco, 41 anni, di Polistena;
4. GIARDINO Domenico, 54 anni di Polistena;
5. IANNIZZI Salvatore, 51 anni , di Cinquefrondi;
6. IANNIZZI Serafino, 45 anni, di Cinquefrondi;
7. IAROPOLI Agostino Alessandro, 45 anni, di Polistena, (agli arresti domiciliari);
8. IERACE Fabio, 52 anni, di Polistena;
9. LAMANNA Diego, 41 anni, di Polistena;
10. LONGO Francesco, 52 anni, di Polistena;
11. LONGO Rocco, 27 anni, di Polistena, (agli arresti domiciliari);
12. LONGORDO Cesare, 54 anni, di Polistena;
13. POLITANO’ Vincenzo, 49 anni, di Polistena;
14. PRONESTÌ Maria, 44 anni, di Galatro;
15. RACO Antonio, 37 anni, di Polistena;
16. RAO Vincenzo, 45 anni, di Polistena;
17. SPOSATO Francesco Domenico, 49 anni, di Taurianova;
18. SPOSATO Giovanni, 52 anni, di Taurianova;
19. TIBULLO Mariaconcetta, di 37 anni, di Polistena, (agli arresti domiciliari);
20. VALERIOTI Andrea, 38 anni, di Polistena;
21. VERSACE Luigi, 38 anni, di Cinquefrondi;
22. ZERBI Antonio, 61 anni, di Polistena.
I 22 soggetti sono ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione di tipo mafioso, usura, estorsione, riciclaggio, esercizio attività finanziaria abusiva, detenzione illegali di armi, tutti aggravati dalla finalità e dal metodo mafioso, avendo fatto parte o comunque favorito la ‘ndrangheta nella sua articolazione territoriale denominata cosca “Longo Versace”, radicata nella Piana di Gioia Tauro e riconducibile alla mandamento tirrenico della provincia di Reggio Calabria, nelle sue attività di condizionamento e assoggettamento del territorio, delle persone e della locale vita imprenditoriale ed economica.
Sequestrato un patrimonio complessivamente quantificato in oltre 5 milioni di euro costituito da compendi aziendali di n. 9 imprese/società, n. 45 unità immobiliari, beni mobili e disponibilità finanziarie riconducibili agli indagati. Disposto anche il sequestro preventivo, fino all’ammontare di circa 144.000 euro – corrispondente all’importo degli interessi usurari corrisposti dalle vittime – su ulteriori disponibilità finanziarie, beni mobili e immobili intestati ai predetti.
Le indagini
L’attività investigativa ha avuto origine da un mirato controllo dei carabinieri di Polistena nei confronti di un imprenditore locale, il quale aveva confidato ai militari le numerose difficoltà economiche che stava attraversando e di essere sotto il giogo di esponenti della criminalità organizzata locale. L’uomo infatti, era stato costretto a ricorrere a svariati prestiti, risultati poi usurari e attuati con modalità estorsive. Lo sviluppo dell’attività investigativa ha permesso di individuare altre numerose vittime e di appurare quindi l’esistenza di una vera e propria rete di usurai ed estorsori facente capo alla nota cosca di ‘ndrangheta la quale, attraverso i suoi affiliati e avvalendosi della forza di intimidazione e della condizione di assoggettamento e omertà del territorio, aveva lo scopo di:
– conseguire vantaggi patrimoniali dall’erogazione di prestiti usurari a imprenditori e commercianti in difficoltà economiche e dall’imposizione di pretese estorsive;
– creare un sistema di pronta reperibilità del credito, basato sulla concessione abusiva di finanziamenti al di fuori del circuito bancario autorizzato, acquisendo direttamente o indirettamente la gestione e/o il controllo di attività economiche nei più svariati settori, per poi riciclare il denaro attraverso il reimpiego di assegni “in bianco” pretesi dalle vittime, con la compiacenza di altri imprenditori;
– mantenere il controllo egemonico sul territorio, realizzato attraverso la sottoposizione delle vittime ad una condizione di dipendenza economica, ma anche attraverso il compimento di atti intimidatori;
– commettere delitti contro il patrimonio, contro la vita e l’incolumità e individuale e le armi, e intervenire nelle controversie altrui al fine di consolidare il controllo egemonico del territorio. Tra queste ultime, numerosi sono gli episodi in cui i sodali si rivolgevano ai vertici dell’organizzazione per risolvere in proprio favore minacce ricevute, danni, truffe subite, ma anche per la raccolta della legna, o risolvere il problema della concorrenza di altri esercizi commerciali.
Le indagini si sono così concentrate sulla natura dei prestiti personali pattuiti tra i sodali e le vittime accertanto interessi sopra la “soglia” prevista per legge – ovvero del limite oltre il quale, nella restituzione di un prestito, si commette il reato di usura –calcolando in circa euro 144.000, gli interessi indebitamente corrisposti dai malcapitati, anche attraverso condotte estorsive aggravate dal metodo mafioso.
L’imprenditore strozzato: da 15 mila euro del prestito a 55mila solo di interessi
Uno degli episodi di usura ricostruiti ha visto, a fronte di un prestito personale originario di euro 15.000, la restituzione da parte dell’imprenditore, minacciato e pressato, in circa due anni di 55.000 euro a titolo di soli interessi, corrisposti ad un tasso usurario superiore del 200% a quello soglia, restando comunque debitore per la restituzione del capitale.
Il modus operandi, il denaro in cambio di assegni in bianco
Gli indagati dopo aver accuratamente individuato la vittima bisognosa e dopo aver concesso il prestito in denaro, ottenevano la promessa di restituzione di un importo decisamente maggiorato di un tasso d’interesse variabile, comunque sempre molto oneroso e nei fatti insostenibile per le vittime (in alcuni casi è stato imposto anche il 27% d’interesse su base mensile). Al momento della concessione del prestito in contanti, i sodali si facevano consegnare assegni “in bianco”, di un importo comprensivo del capitale prestato e dell’interesse del solo primo mese, a titolo di garanzia in caso di inadempimento.
Dopo che il prestito veniva concesso, la vittima era obbligata al pagamento di interessi mensili aggiuntivi fino a quando non fosse riuscita a restituire in un’unica soluzione, il capitale sommato all’interesse e in caso di mancato pagamento le vittime venivano minacciate e/o subivano azioni intimidatorie, facendo leva sull’appartenenza all’ndrangheta degli interessati alla restituzione.
Alcune vittime assumevano il ruolo ambiguo di tramite per far pervenire le minacce dei sodali a terzi soggetti, o, a loro volta, tentavano di saldare il proprio debito facendo da tramite per elargire altri prestiti usurai. Avrebbero pertanto creato un articolato sistema di riciclaggio, con il coinvolgimento di più persone, finalizzato alla sostituzione di una grande quantità di assegni di provenienza delittuosa con denaro contante, che a sua volta continuava ad alimentare il sistema illecito di finanziamento.
Dai vertici ai gregari dell’organizzazione
L’operazione ha colpito capi, discendenti e gregari della cosca di ‘ndrangheta “Longo Versace” e gli inquirenti hanno documentato i rispettivi ruoli ricoperti all’interno del sodalizio mafioso, ed in particolare:
– Versace Luigi, Giardino Domenico e Lamanna Diego, quali capi ed organizzatori della cosca, avevano compiti di decisione delle modalità di gestione degli affari del sodalizio, di individuazione delle azioni delittuose da compiere, di valutazione della solvibilità dei debitori e di composizione delle conflittualità tra gli affiliati o con terzi appartenenti a cosche differenti;
– Rao Vincenzo, aveva il ruolo di organizzatore e gestore dei rapporti economici della consorteria con i numerosi debitori, destinatari di continue erogazioni del credito, nonché quale ‘contabile’ delle pendenze creditorie non ancora soddisfatte e riferibili al sodalizio;
– Circosta Claudio, Circosta Francesco, Ierace Fabio, Longo Francesco, Longordo Cesare, Politanò Vincenzo, Pronestì Maria, Raco Antonio, Tibullo Mariaconcetta, Valerioti Andrea, Zerbi Antonio nel ruolo di partecipi all’organizzazione di tipo mafioso, con compiti di esecuzione degli ordini e direttive dei capi, e con funzioni operative manifestatesi nel porre in essere quotidiane azioni intimidatorie, volte a mantenere il controllo del territorio polistenese, nel procacciamento delle vittime dei reati contro il patrimonio, nella riscossione dei proventi dei reati, e nella cooperazione con gli altri associati nella realizzazione del programma criminoso del gruppo;
– Sposato Giovanni e Sposato Francesco Domenico, esponenti dell’omonima cosca operante in Taurianova, pur non ritenuti affiliati alla cosca “Longo-Versace”, hanno fornito determinante contributo alle finalità del sodalizio polistenese, facendo desistere, mediante minacce, due imprenditori di Taurianova ad avviare un bar-pasticceria a Polistena, concorrente ad analoga attività commerciale della predetta Tibullo Mariaconcetta (vicenda ricostruita grazie a paralleli accertamenti investigativi svolti dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria).
Tra i soggetti indagati – secondo quanto scrivono gli inquirenti – emergono figure legate da vincoli di parentela con gli storici capi cosca di Polistena, a conferma della solidità del principio familistico della ‘ndrangheta, ed in particolare:
– Luigi Versace, figlio di Antonio Versace temuto esponente di vertice della criminalità organizzata polistenese nel periodo a cavallo tra gli anni ‘80 e ‘90, ucciso a Polistena il 7 settembre 1991 unitamente al fratello Michele, durante una plateale esecuzione mafiosa, e di Maria Violetta Longo, figlia del patriarca Luigi Longo;
– Diego Lamanna, genero di Domenico Longo, a sua volta figlio del predetto defunto boss Luigi Longo;
– Domenico Giardino, genero di Francesca Longo anch’ella figlia del citato defunto patriarca;
– Rocco Longo, figlio di Francesco Longo detto “Ciccio Mazzetta”, anch’egli tra gli odierni arrestati ed esponente di assoluto rango nel contesto della criminalità organizzata locale, figlio del defunto boss Rocco Longo nonché fratello di Vincenzo Longo, anch’egli noto esponente della cosca processato e condannato già nel processo “Crimine”.
– Francesco Circosta, genero del defunto Antonio Versace;
– Vincenzo Rao, figura centrale nell’indagine, è legato da vincoli parentali acquisiti con Giovanni Longo, esponente apicale dell’omonima cosca, già condannato in via definitiva nell’operazione “Scacco Matto”.
La parte di indagine che ha visto impegnati i finanzieri, ha consentito di ricostruire attraverso una complessa e articolata attività di accertamento, tutte le transazioni economiche poste in essere dagli indagati negli ultimi 25 anni, individuavano il patrimonio dei quali gli stessi risultavano disporre, direttamente o indirettamente, il cui valore era decisamente sproporzionato rispetto alla capacità reddituale dichiarata ai fini delle imposte sui redditi, ponendo le basi per l’applicazione della misura del sequestro su un patrimonio di valore stimato in oltre euro 5 milioni illecitamente accumulato e costituito da 45 immobili, beni mobili, disponibilità finanziarie e quote societarie, nonché dagli interi compendi aziendali delle seguenti n. 9 imprese.
Il sequestro beni
Alla luce di quanto ricostruito dall’attività investigativa condotta dai Carabinieri di Taurianova, la predetta A.G. sempre più interessata all’evoluzione economico-imprenditoriale della criminalità organizzata, delegava al Gico della Guardia di Finanza apposita indagine a carattere patrimoniale finalizzata all’individuazione del patrimonio illecitamente accumulato dagli indagati.
All’esito, i Finanzieri, ricostruendo attraverso una complessa e articolata attività di accertamento, tutte le transazioni economiche poste in essere dagli indagati negli ultimi 25 anni, individuavano il patrimonio dei quali gli stessi risultavano disporre, direttamente o indirettamente, il cui valore era decisamente sproporzionato rispetto alla capacità reddituale dichiarata ai fini delle imposte sui redditi, ponendo le basi per l’applicazione della misura del sequestro su un patrimonio di valore stimato in oltre euro 5 milioni illecitamente accumulato e costituito da 45 immobili, beni mobili, disponibilità finanziarie e quote societarie, nonché dagli interi compendi aziendali delle seguenti 9 imprese:
– impresa individuale “Digiauto di Lamanna Diego” con sede a Polistena, esercente l’attività di vendita e commercio di autoveicoli, motoveicoli, barche;
– società “Beauty Dagge s.r.l.” con sede a Polistena, esercente l’attività di commercio all’ingrosso di mobili e arredi per uffici e negozi, prodotti estetici di manicure e parrucchieri;
– società “Digi Motors S.r.l.s.” con sede a Piacenza, esercente l’attività di vendita e noleggio di autovetture senza conducente, trattori, motocicli, roulotte e barche;
– impresa individuale di “Candiloro Erminia”, esercente l’attività di “commercio al dettaglio prodotti per agricoltura, giardinaggio”, con sede in Polistena;
– impresa individuale “Circosta Market di Circosta Claudio”, con sede a Polistena, esercente l’attività in esercizio di vicinato di prodotti alimentari: pane, pasta, salumi, formaggi, frutta e verdura;
– società “Edil Sud S.a.s. di Ierace Fabio & C.” con sede a Polistena, esercente l’attività di lavori generali di costruzione edifici e lavori di ingegneria civile;
– impresa individuale “Sposato Giovanni”, con sede a Taurianova, esercente l’attività di “costruzione di edifici residenziali e non residenziali;
– società “Impresa Edile Sposato Giovanni S.r.l. a socio Unico” con sede a Taurianova, esercente l’attività di costruzione di edifici residenziali e non residenziali;
– impresa individuale “Edil Costruzioni di Sposato Francesco Domenico” con sede aTaurianova, esercente l’attività di costruzione e opere di ingegneria civile;
Controllo ‘asfissiante’ sul territorio di Polistena
L’operazione colpisce duramente l’asfissiante presenza della ‘ndrangheta nel territorio polistenese, in grado, tra l’altro, di inquinare il settore dell’erogazione del credito, soprattutto in favore di chi si è trovato in difficoltà e bisognoso di liquidità, e testimonia l’incessante azione sinergica di contrasto, posta in essere dalle Forze di Polizia, alle infiltrazioni della ‘ndrangheta nel circuito economico-legale, reso ancor più appetibile nell’attuale periodo di crisi connessa con l’emergenza Covid-19, ove imprenditori e commercianti devono affrontare le serie difficoltà finanziarie conseguenti all’impossibilità di lavorare durante il lockdown. È fondamentale contrastare in modo efficace tutti coloro che tentano di distruggere tali libertà economiche e sociali, aggredendo anche tutti i patrimoni illecitamente accumulati, al fine di garantire un ristoro e una tutela alle vittime che denunciano.



















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