Cosenza
Disabilità umiliata dalla burocrazia, il caso della “seggia” di Roberto Giacomantonio

Sono in tanti in città a conoscere Roberto Giacomantonio, alcuni lo chiamano solo “Signor Dio” per la sua interpretazione in Conzativicci, la commedia di Sergio Crocco. Roberto, persona ironica, sincera e con una grande forza d’animo e voglia di vivere e sorridere, questa volta racconta un dramma che non è quello di vivere sulla sedia a rotelle, ma di imbattersi nella burocrazia che gli ha messo i bastoni tra le ruote
COSENZA – E’ bastato un suo post su Facebook per far scattare l’indignazione e in tantissimi hanno condiviso la sua vicenda, raccontata persino con un sorriso nonostante si tratti di un’ingiustizia. Roberto Giacomantonio, cosentino, protagonista di numerose commedie e ribattezzato “Signor Dio” racconta la sua disavventura.
“Saro’ lungo ma questa volta vale la pena leggermi. Funziona così: se sei in carrozzina, hai diritto alla sostituzione della stessa ogni 6 anni ma nell’arco di tutta la tua vita puoi anticipare questo periodo una sola volta. Facile immaginare che non tutti i disabili conducono lo stesso tenore di vita, perché purtroppo c’è chi può’ muoversi molto poco e ovviamente riesce a preservare il proprio presidio per molto tempo e mantenerlo funzionante anche per 6 anni. Per intenderci, si n’camini n’cunsumi scarpe!!!”.
“Ma che succede se hai una sola carrozzina, un tenore di vita che faticosamente vuoi tenere il più normale possibile ed il tuo presidio si distrugge dopo soli 5 anni? Ve lo racconto… Sono andato a fare una visita fisiatrica all’Asp, e la fisiatra che mi conosce per trascorsi medici, ha da subito rilevato che ero seduto su una sedia che peggiorava visibilmente la mia postura, aggravando notevolmente tutti i miei problemi del tronco e del bacino, inoltre la sedia ha diverse rotture sul telaio. Pertanto la stessa dottoressa ha compilato una scheda nella quale chiedeva l’immediata sostituzione del presidio messomi a disposizione dall’Asp 5 anni fa”.
“Saltellando, gaio e gioioso mi reco all’ufficio presidi di Cosenza con tutto l’incartamento e la relazione fatta da un medico specialista che lavora all’Asp di Cosenza (non dal mio dirimpettaio) e consegno il tutto e prendo il numero di protocollo. Dopo qualche giorno ricevo una telefonata da un soggetto che si presenta come dipendente Asp:
Dipendente Asp: «Giacomanto’, eh chi cos’è, ti sto chiamando da diversi giorni…»
Io: «Si, capisco sono in tanti a lamentarsi della mia mancanza di tempismo, ma mi scusi con chi parlo?»
Dipendente Asp:« Ti chiamo dall’ufficio presidi, vedi che la tua domanda, i dottori di qua te l’hanno bocciata perché non sono passati sei anni, devi venire a Luglio 2021».
Io: «Mhhh bravi, ma io ho la sedia rotta , mi dite cosa devo fare?»
Dipendente Asp: «Ah , e che ne so io, venite a parlare con i dottori di qua»”.
“Ovviamente, dopo qualche giorno sono andato all’ufficio presidi, allo sportello mi hanno ribadito che la mia pratica non poteva essere processata perché avevo già avuto un anticipo dei 6 anni previsti nel 2004. Tra me e me, mi sono detto: ‘si puo’ essere, il problema è che io di 16 anni fa non ricordo nulla, figuriamoci di una zinzula di sedia che dovremmo cambiare come la gente cambia le scarpe’. Comunque, visto il mio dispiacere nonché impotenza davanti a cotanto incontrovertibile fatto, l’addetto allo sportello, mossosi a compassione ha pensato di tranquillizzarmi dicendo: «stai sereno che ti mandiamo i tecnici che te la riparano tutta quanta».
«Allora siamo proprio alla ‘Sguizzera’»… e invece no!
“Dentro di me ho esclamato: me cojoni, Azz che efficienza! Allora davvero siamo proprio alla ‘Sguizzera’ e dopo qualche giorno è arrivato il tecnico mandato dall’Asp. Un ragazzo davvero per bene e preparato, mai incontrato prima e non conosce nessuna delle mie performance teatrali (sottolineo questa cosa per far comprendere che è stato un arbitro imparziale)”.
“Penso: finalmente il primo vero tecnico dopo la fisiatra, il quale, dopo avere attentamente osservato e fotografato la carrozzina, ha evidenziato e ribadito che il mio ausilio è in condizioni di dismissione, quindi non convenientemente riparabile. Ora, lungi da me polemizzare sugli eventuali sperperi dell’Asp, sulla cospicua quantità di dirigenti lautamente retribuiti di cui dispone, sulla precarietà dei servizi ai cittadini ecc…, qualche domanda pero’ sono costretto a farmela:
– Perché mai una fisiatra dell’Asp prescrive un ausilio e poi un altro ufficio dello stesso ente ne rigetta la prescrizione?
– Quante competenze servono per stabilire una cosa intuibile da chiunque?
– Perché mai dovrei chiedere un ausilio senza averne la reale necessità?”.
“Per esempio: non mi verrebbe mai in mente di fare colpo sulle donne esibendo il mio parco sedie a rotelle?! Se così fosse, dovremmo immaginare una conversazione di questo tipo:
Io: «Vedi cara, questa è una progeo del 2000 , ha una tenuta di strada pazzesca; poi questa è una sopur , ha una restistenza simile alla Golf…». E a questo punto immagino lei che dice: «Uh che bella quella, è decappottabile?» ed io le rispondo: «No è ruttu u schienale ma non sono passati 6 anni».
La sedia a rotelle: «Se ci sei sopra è perché qualcosa
nella vita non ti è andata proprio di culo»
“Suvvia, parliamoci chiaro, anche quelle più belle fanno comunque schifo. Se ci sei sopra è perché qualcosa nella vita non ti è andata proprio di culo! Ecco si capisce che non amo collezionare sedie e avrei anche voluto farne a meno ma c’è da dire che mi piace vivere e vorrei farlo nel miglior modo possibile, e per farlo purtroppo mi serve una carrozzina ultraleggera da poter mettere facilmente in auto”.
“Un’ultima considerazione va alla vergogna delle leggi italiane (bipartisan) su questa materia, che hanno stabilito, a scapito della salute di molti , che le carrozzine si sostituiscono ogni 6 anni, con la possibilità di derogare questo termine solo una volta in tutta la storia della tua vita. E’ naturale che se metti questa regola in mano ai burocrati e dirigenti premiati sulle performance contabili, stai sparando col bazooka sui moscerini. Bastava dire, manderemo esperti medici e tecnici a monitorare periodicamente il funzionamento dell’ausilio affinché non pregiudichi le patologie esistenti. So che dopo queste mie esternazioni non mi daranno mai nessun ausilio, ma sono davvero stanco di uscire a fare file per elemosinare diritti. Ah dimenticavo: le mie sedie si logorano in fretta anche perché svolgo un’intensa attività di volontariato finalizzato all’eliminazione di ogni forma di discriminazione”.



















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