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Tamponi ai lavoratori stranieri che arrivano in Italia per lavorare nei campi

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Tamponi ai lavoratori stranieri che arrivano in Italia per lavorare nei campi

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Estendere i tamponi anche ai lavoratori provenienti dall’estero che arrivano in Italia per lavorare nei campi. Lo chiede la Coldiretti

 

ROMA – In Trentino Alto Adige è stato dato il via libera ai test sui lavoratori stranieri che, una volta eseguito il test del tampone, possono partecipare da subito alle attività di raccolta della frutta e dell’uva. Secondo la Coldiretti dunque è necessario che i lavoratori provenienti dall’estero in Italia vengano sottoposti ai test e l’esperienza del Trentino, va estesa a tutte le regioni per consentire le attività di raccolta delle coltivazioni stagionali, mele e vendemmia in particolare, nel rispetto di tutte le garanzia di sicurezza.

Da Nord a Sud del Paese, ricorda la Coldiretti, la vendemmia parte tradizionalmente con le uve Pinot e Chardonnay in un percorso che prosegue a settembre e ottobre con la raccolta delle grandi uve rosse autoctone Sangiovese, Montepulciano, Nebbiolo, per concludersi a novembre con le uve di Aglianico e Nerello; il tutto su un totale di 658 mila ettari coltivati a livello nazionale e un impiego di circa 180 mila lavoratori stagionali. Ma per salvare le produzioni Made in Italy, secondo la Coldiretti, occorre soprattutto dare la possibilità a percettori di ammortizzatori sociali, studenti e pensionati italiani di poter lavorare nei campi attraverso una radicale semplificazione del voucher “agricolo”. Un provvedimento che interesserebbe almeno 25 mila italiani in un momento in cui tanti lavoratori sono in cassa integrazione e le fasce più deboli della popolazione sono in difficoltà.

Nonostante un meteo pazzo con caldo africano alternato a bombe d’acqua e grandinate – sottolinea Coldiretti – si prevede per l’Italia del vino una annata di buona/ottima qualità anche se l’andamento della raccolta delle uve dipenderà molto dal resto del mese di agosto e da quello di settembre per confermare le previsioni anche sul piano quantitativo.  La produzione tricolore sarà destinata per circa il 70% a vini Docg, Doc e Igt – sottolinea la Coldiretti – con 332 vini a denominazione di origine controllata (Doc), 73 vini a denominazione di origine controllata e garantita (Docg), e 118 vini a indicazione geografica tipica (Igt) riconosciuti in Italia e il restante 30 per cento per i vini da tavola. Sul territorio nazionale – conclude Coldiretti – ci sono 567 varietà iscritte al registro viti contro le 278 dei cugini francesi a dimostrazione del ricco patrimonio di biodiversità su cui può contare l’Italia che vanta lungo tutta la Penisola la possibilità di offrire vini locali di altissima qualità grazie ad una tradizione millenaria.

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