Cosenza
Cosenza: sanità privata, sit in davanti alla Prefettura: “ieri eroi, oggi dimenticati”

Le associazioni Aiop e Aris non hanno firmato il rinnovo del Ccnl scaduto da 14 anni, per il quale è stata già siglata, il 10 giugno scorso, una pre-intesa
COSENZA – Sit in di protesta questa mattina in piazza Prefettura a Cosenza del personale delle strutture sanitarie private che operano in regime di convenzione e con fondi pubblici, ma i lavoratori non hanno riconosciuti gli stessi diritti, lo stesso trattamento giuridico ed economico del personale impegnato nelle strutture pubbliche. Il prossimo 31 agosto in tutta la regione, si terranno assemblee e presìdi in tutte le strutture private Aiop e Aris della regione e a settembre è in programma una giornata di sciopero nazionale.

Il presidio di Cosenza è stato organizzato dalle federazioni provinciali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl. Alla base della protesta, il mancato rinnovo del contratto nazionale, scaduto ormai da più di 14 anni, che regola i rapporti di lavoro di migliaia di professionisti.
«Ieri ‘eroi‘ e ‘angeli‘ nella lotta contro il coronavirus, oggi dimenticati dai datori di lavoro riuniti nelle associazioni Aiop ed Aris – sottolinea Pierpaolo Lanciano della Cisl FP. – Si tratta di una vergogna sulla pelle dei professionisti della sanità privata. Siamo qui per chiedere il sostegno del Prefetto e della Regione affinchè questi imprenditori, che fanno i profitti con i soldi pubblici, non calpestino questi lavoratori della sanità privata che non hanno gli stessi diritti, le stesse tutele e lo stesso salario dei colleghi della sanità pubblica. I lavoratori non possono non avere riconosciuto un contratto dopo 14 anni.

“E’ l’ennesima vergogna dell’Aris e dell’Aiop – sottolinea invece Teodora Gagliardi della FP CGIL Cosenza – che dopo una preintesa non hanno ancora sottoscritto il contratto finale. Questo determina problemi fondamentali. Un’ingiustizia che nel nostro territorio assume contorni fondamentali. C’è chi pensa che ancora una volta i datori di lavoro decidono di applicare contratti privati”.
Secondo i manifestanti è inammissibile che i datori di lavoro, dopo tutte le garanzie economiche e giuridiche ottenute, continuino a sfruttare e sottopagare i lavoratori continuando a ricevere soldi pubblici.


















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