Calabria
Lavoro, presidio dei precari alla Regione: “Riconosceteci i nostri diritti”

Sono in programma due tavoli tecnici, uno iniziato alle 11 e l’altro previsto per il pomeriggio, alle 15,30, tra l’assessore regionale al Lavoro e tutte le organizzazioni sindacali
CATANZARO – Una delegazione di lavoratori in mobilità in deroga sta manifestando davanti la sede della Regione Calabria, per chiedere certezze sul proprio futuro occupazionale e sul riconoscimento del proprio percorso di formazione. Durante la giornata sono in programma due tavoli tecnici, uno iniziato alle 11 e l’altro previsto per il pomeriggio, alle 15,30, tra l’assessore regionale al Lavoro e tutte le organizzazioni sindacali. Si tratta di proporre al governo regionale – spiegano i sindacati – di intraprendere unitamente al governo centrale un percorso di stabilizzazione dei tirocinanti.

“Abbiamo già dato per 10 anni di precariato il nostro contributo al funzionamento delle pubbliche amministrazioni è arrivato il momento di avere una vita sociale e lavorativa dignitosa” ha spiegato Giovanna Mercurio, tirocinante negli uffici della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. “I nostri attestati non valgono nulla. Abbiamo lavorato – ha poi aggiunto la Mercurio – per cinquecento euro al mese e senza alcun diritto, convinti che ci sarebbe stato riconosciuto quello che abbiamo fatto, ma non è stato così. A noi lavoratori in mobilità non è stato riconosciuto nemmeno lo stato di precariato”.

Respinta la proposta avanzata dalla Regione di utilizzare questa formazione per l’inserimento nel mondo del lavoro dei privati: “Abbiamo svolto tutta la formazione negli enti pubblici, non avrebbe senso reinvestirlo nel privato dove non c’è modo di assorbire ben settemila persone”. Per dieci anni, infatti, questi precari hanno lavorato con progetti semestrali o annuali negli enti pubblici della Calabria, diventando una vera e propria ancora di salvataggio per tutti quei piccoli enti che soffrono di carenza di personale. I lavoratori in mobilità in deroga sono diventati, quindi, indispensabili soprattutto in tanti Comuni, ma non hanno mai ricevuto garanzie sul proprio futuro.





















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