Rende
Manna “difendersi in un processo è atto dovuto, farlo dalla gogna mediatica è inaccettabile”

Il sindaco di Rende Marcello Manna, indagato dalla procura di Salerno per corruzione in atti giudiziari “un’informazione di garanzia non è una sentenza di condanna. Ma ciò che però ritengo più grave in questa vicenda è doversi difendere dalla macchina del fango preconfezionata e diffusa da certa informazione”
.
RENDE – Non ci sta il sindaco di Rende Marcello Manna che rompe ancora una volta il silenzio e ritorna sulla vicenda giudiziaria che lo vede coinvolto dalla Procura si Salerno che lo ha indagato con l’accusa di corruzione in atti giudiziari. Una notizia finita velocemente sui giornali e “trapelata” dopo che la stessa Procura ha chiesto l’incidente probatorio nei confronti degli indagati: il giudice e Presidente (sospeso) della Corte d’Appello di Catanzaro Marco Petrini e arrestato nei mesi scorsi, l’avvocato e penalista Luigi Gullo, il boss Francesco Patitucci e appunto l’avvocato e sindaco di Rende Marcello Manna. Tutti e quattro sono accusati di corruzione con l’aggravante mafiosa. In tre occasioni il giudice Petrini avrebbe ricevuto soldi per ribaltare in appello la sentenza di primo grado che aveva condannato a 30 anni Patitucci per l’omicidio di Luca Bruni e fare revocare la confisca di beni e conti correnti all’imprenditore Antonio Ioele.
Quella foto è un’opera di una gravità estrema
Manna, che ha ricevuto solidarietà e piena fiducia da parte della sua Giunta, denuncia la gogna mediatica che si è scatenata da parte di certa informazione ma soprattutto il riferimento è alla pubblicazione su alcune testate di una fermo immagine, estrapolato presumibilmente da un video girato nell’ufficio di Petrini dagli inquirenti, nel quale si vedrebbe il sindaco consegnare una busta al giudice “quella foto sbattuta in prima pagina, senza alcuna contestualizzazione e soprattutto avendo omesso l’audio di quell’incontro è opera di gravità estrema che connota tutta la mancanza di professionalità nel non aver approfondito la vicenda” ha affermato senza mezze misure il primo cittadino. “Questa è una vicenda che ha due piani di lettura: se da un lato si impone una riflessione sul fatto processuale, dall’altro va fatto in merito alla macchina del fango preconfezionata e diffusa da certa informazione”.
Vicenda dai contorni torbidi
“Si tratta di un’informazione di garanzia e non di una sentenza di condanna. Con la richiesta dell’incidente probatorio – spiega Manna – si è soltanto evidenziato un atto di debolezza da parte dell’accusa, un maldestro tentativo di correre ai ripari” ha proseguito ancora Manna che aggiunge “ciò che però ritengo più grave in questa vicenda è il doversi difendere da una informazione fuorviante. Quella giudiziaria, poi, necessità più di altri settori di professionalità e non certo di asservimento ai poteri forti. Che la notifica arrivi prima ai giornalisti che a me da tutta la misura di una vicenda dai contorni torbidi. È chiaro che ci sia altro dietro questa operazione di sciacallaggio mediatico. Difendersi in un processo è atto dovuto – ha concluso Manna – ma farlo dalla cattiva informazione è inaccettabile”.


















Social