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Veliero esploso, 5 ore di incidente probatorio. Lo scoppio a centro barca durante il traino

Calabria

Veliero esploso, 5 ore di incidente probatorio. Lo scoppio a centro barca durante il traino

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barcone incendio crotone 2

L’incidente probatorio con le testimonianze dei sette migranti a bordo dell’imbarcazione per ricavarne elementi utili a ricostruire la dinamica dell’incidente prima che gli stessi migranti si trasferiscano in altre città se non addirittura all’estero. Versioni concordi su due punti  “un rabbocco di carburante prima dell’esplosione avvenuta al centro della barca”

 

CROTONE – Da eroi a indagati. E’ la sorte toccata ai quattro finanzieri della Sezione operativa navale di Crotone che il 30 agosto scorso, al largo della costa calabrese davanti a Isola Capo Rizzuto, intervennero per soccorrere un gruppo di migranti a bordo di una barca a vela, finendo coinvolti nell’esplosione improvvisa che provocò la morte di quattro migranti ed il ferimento di due militari. I due, Maurizio Giunta e Giovanni Antonio Frisella, nonostante fossero rimasti feriti – il primo con una frattura ad una gamba ed il secondo ad un piede – si buttarono in acqua riuscendo a salvare alcuni naufraghi. Ai militari giunsero i complimenti del ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, del leader della Lega Matteo Salvini – che oggi dice che è “assurdo” – e dell’arcivescovo di Crotone Santa Severina, mons. Angelo Panzetta, che evidenziò “il prendersi cura del prossimo senza distinzione senza distinzione di razza,sesso, lingua e religione” da parte loro.

L’iscrizione nel registro degli indagati da parte della Procura di Crotone è avvenuta dopo che alcuni dei migranti che erano a bordo hanno riferito – durante le indagini per accertare le cause dell’esplosione – di avere visto i finanzieri fare carburante poco prima dell’esplosione. Circostanza che ha spinto i magistrati a fissare un incidente probatorio durato quasi cinque ore con lo scopo di cristallizzare e acquisire agli atti le testimonianze di sette migranti che erano a bordo per ricavarne elementi utili a ricostruire la dinamica dell’incidente prima che gli stessi migranti si trasferiscano in altre città se non addirittura all’estero. In aula sono comparsi sette migranti (due somali, un egiziano e quattro pakistani), di cui sei minori, che con l’aiuto degli interpreti hanno raccontato quei momenti.

Le versioni fornite hanno concordato principalmente su due punti: che c’è stato un rabbocco di carburante prima dell’esplosione e che quest’ultima è avvenuta a centro barca. Tutti hanno sottolineato come i finanzieri si siano prodigati per salvare i migranti caduti in mare dopo l’esplosione. Dal racconto fatto in aula, rispondendo alle domande del pm Pasquale Festa, è emerso che dopo l’arrivo sulle coste calabresi, a Sellia Marina, la barca a vela – dalla quale erano sbarcati una ventina di migranti oltre agli scafisti – è stata scortata dai mezzi della Guardia di finanza e della Capitaneria di porto verso Crotone navigando a motore. Dopo quasi due ore di navigazione il motore si è spento all’altezza delle coste di Isola Capo Rizzuto.

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A quel punto, hanno raccontato i migranti, i due finanzieri che erano a bordo del veliero hanno provato a riaccenderlo ed hanno proceduto ad un rabbocco di carburante con l’aiuto di una persona dello Sri Lanka (che è uno dei migranti deceduti). Dopo un primo tentativo andato a vuoto, si è deciso di trainare l’imbarcazione. Durante il traino è stato fatto ripartire il motore, ma qualche minuto dopo c’è stata l’esplosione, avvenuta nella parte centrale della barca non quindi nella zona di poppa dove si trova il motore. Solo successivamente all’esplosione c’è stato l’incendio e una successiva esplosione. Un dato questo non secondario visto che le difese, rappresentate dagli avvocati Pasquale Carolei, Filly Pollinzi ed Emanuele D’Alessandro hanno evidenziato che il gasolio non è un carburante che esplode. I testimoni hanno anche riferito della presenza di taniche di carburante a bordo della barca ma non sono stati concordi sulla quantità (alcuni hanno parlato di 7 altri di 10), sulle capacità diverse (20 e 50 litri) e sulla ubicazione (sottocoperta o vicino al timone). Alcuni migranti hanno riferito di avere sentito, sottocoperta, odore di benzina ed altri hanno indicato la presenza di una bombola di gas e di un fornello da cucina. Il prossimo passo nell’indagine sarà il recupero del relitto dal cui esame si potrebbero avere dei dati tecnici rilevanti sulle cause dell’esplosione.

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