Italia
Superati i 5.000 nuovi contagi, strette e limitazioni in arrivo. Iss “evitare aggregazioni”

“Di questo passo a novembre rischiamo 16 mila casi al giorno”, ammonisce Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute”. Il Governo studia una possibile stretta su trasporti e orari dei locali con stop agli eventi di massa e il divieto di sostare davanti a bar e ristoranti. E se fosse necessario, anche il ripristino del divieto di spostamento tra le Regioni.
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COSENZA – I nuovi contagi da coronavirus in Italia in 24 ore superano di gran lunga la soglia dei 5 mila e l’allarme aumenta. L’Istituto superiore di sanità nel suo report settimanale parla di “epidemia che accelera” e di “elementi di criticità, per la prima volta”, con il virus diffuso in tutto il Paese. “Per la prima volta ci sono segnali di criticità significativi relativi alla diffusione del virus“ Sars-Cov-2, che ormai circola in tutto il Paese”. L’analisi è contenuta nel monitoraggio settimanale realizzato da Istituto superiore di sanità e ministero della Salute. Se le cifre dei nuovi infetti sono analoghe a quelle dei mesi più tragici, le vittime sono però ancora su livelli molto più bassi, 28 nell’ultima giornata, tenendo anche conto di quasi 130 mila tamponi, nuovo record e quantità impensabile sei mesi fa. Di certo la curva epidemiologica è in salita da dieci settimane consecutive e nelle ultime 24 ore si sono trovati 5.372 nuovi positivi – pressoché raddoppiati in 72 ore -, con la Lombardia, la regione martire dei primi mesi, che torna ad avvicinare i mille casi – con 25 mila tamponi -, sopravanzando il nuovo fronte caldo, la Campania (+769 casi con quasi 10 mila test). Dietro spiccano in negativo il Veneto, dove sono 595 i positivi nelle ultime 24 ore, seguito con 483 dalla Toscana, secondo i dati del ministero della Salute. Tra le regioni con più positivi figurano poi il Piemonte con 401 e il Lazio con 387.
Nuovi divieti
Rafforzare lo smart working, chiusure localizzate “chirurgiche e tempestive”, possibile stretta su trasporti e orari dei locali, stop agli eventi di massa e, in caso fosse necessario, ripristino del divieto di spostamento tra le Regioni. Con i casi Covid che superano quota cinquemila in un giorno, il governo lavora ad una serie di misure che dovrebbero confluire nel nuovo Dpcm che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte firmerà il prossimo 15 ottobre, per frenare la crescita dei contagi. Si pensa anche al divieto di sostare davanti a bar e ristoranti.
Chiusure localizzate
L’obiettivo primario del premier Giuseppe Conte e dell’esecutivo è sempre lo stesso, evitare un lockdown nazionale e ‘proteggere’ quei settori considerati prioritari: oltre ai servizi essenziali, la scuola e le attività produttive. La ricerca del punto di equilibrio tra la necessità di limitare il contagio – e quindi tutelare il diritto alla salute – e quella di avere il minor impatto sulla vita delle persone non è però semplice. “Ed è chiaro – ammette una fonte di governo – che un impatto ci sarà“. Il dettaglio delle misure ancora non c’è ma si sta ragionando su un pacchetto di interventi. A partire da chiusure localizzate “dove necessario”, conferma il sottosegretario alla Salute Sandra Zampa. Zone rosse locali, in sostanza, dove scatteranno dei lockdown più grandi o più piccoli a seconda dell’ampiezza dei cluster, con l’obiettivo di circoscrivere il virus.
Il caso Campania
Se dopo 14 giorni la situazione sarà migliorata, verranno rimossi i divieti, altrimenti verranno prolungati ed estesi, in caso di peggioramento, alle zone circostanti. E’ quello che potrebbe accadere in diverse aree e comuni della Campania molto presto, se la situazione dovesse rimanere quella attuale. “Prenderemo tutte le decisioni necessarie – dice il presidente Vincenzo De Luca – l’obiettivo è avere equilibrio tra nuovi positivi e guariti. Ma se abbiamo mille contagi e duecento guariti è lockdown“. Un’altra misura la annuncia il ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia e sarebbe un ritorno al passato: il divieto di spostamento tra le regioni. “In questo momento non può essere escluso nulla, ma non escludere interventi non significa chiudere ma essere pronti ad ogni intervento”. Nei prossimi giorni Boccia convocherà nuovamente la cabina di regia con le Regioni proprio per fare il punto della situazione e valutare con i governatori le possibili mosse. E’ ovvio che, lo dice anche il presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini, in una situazione come quella attuale non c’è spazio per uno scontro istituzionale tra Roma e i territori. “Governo e Regioni devono necessariamente lavorare insieme, non vedo altra strada”. In queste ore nel governo si fanno poi strada altre ipotesi sempre nell’ottica di evitare chiusure di interi settori e interrompere le attività lavorative ma allo stesso tempo ridurre le possibilità di contagio.
Rafforzare lo smart Working
La prima è quella di rafforzare lo smart working facendo in modo che tutti coloro che possono lavorare da remoto evitino di raggiungere uffici e posti di lavoro. “Dobbiamo fare ogni cosa – ripetono fonti di governo – non solo per limitare il contatto tra le persone ma anche la circolazione”. E in quest’ottica potrebbero essere prese in considerazione anche delle limitazioni ai trasporti pubblici locali. Ancora Bonaccini: “se il contagio aumenterà e troveremo situazioni più preoccupanti, si dovrà essere pronti a eventuali maggiori restrizioni“. Nel Dpcm potrebbe anche esserci uno stop agli eventi di massa. Lo ha chiesto il Cts e lo ha ribadito la cabina di monitoraggio del ministero della Salute nel bollettino settimanale. “E’ essenziale evitare eventi ed iniziative a rischio aggregazione in luoghi pubblici e privati”. Significa limitazioni per spettacoli all’aperto, manifestazioni sportivi, fiere, appuntamenti che prevedono migliaia di persone ma anche feste e cerimonie private. Su una possibile riduzione degli orari dei locali si sta ancora ragionando così come su una rimodulazione delle prescrizioni per le attività sportive, a partire dagli sport di contatto. L’unica certezza è quella che ripete il ministro Boccia. Serve “massimo rigore“. E dunque, “se sarà necessario stringeremo ancora di più i bulloni, fermandoci alle cose necessarie: scuola, lavoro, ospedali”.


















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