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Troppi contagi, Il tracciamento rischia di saltare. “Milano e Napoli già fuori controllo”

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Troppi contagi, Il tracciamento rischia di saltare. “Milano e Napoli già fuori controllo”

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Solo oggi in Lombardia 4mila nuovi casi, 2mila nella sola città di Milano e Walter Ricciardi lancia l’allarme “i contagi in alcune aree metropolitane sono fuori controllo. Quando non riesci a contenere devi mitigare, ovvero devi bloccare la mobilità”

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COSENZA – La percezione, a partire dalle grande città, è che il sistema di tracciamento dei contatti non stia più funzionando in modo efficace, perché il numero dei positivi da Covid aumenta in modo spropositato. Basti pensare che solo oggi in Lombardia sono 4.000 i nuovi casi accertati, quasi 2mila nella sola Milano. Un numero enorme che inevitabilmente mette a serio rischio il tracciamento della catena dei contatti. E se questo sistema salta, è chiaro che non c’è più contenimento della pandemia con l’inevitabile ricorso ad un lockdown localizzato che permetta di effettuare una sorta di reset. Sta succedendo già in due gradi città come Milano e Napoli (dove sarà in atto il coprifuoco dalle 23 alle 5) e probabilmente anche a Roma. In Pimonte, ad esempio, l’assessore alla Sanità ha comunicato di aver sospeso il sistema del contact tracing per alleggerire la pressione sui laboratori invasi da migliaia e migliaia di tamponi da analizzare. Ma il rischio è che anche in comuni di medie dimensioni, se i casi continueranno ad aumentare, non si riesca più a contenere i contagi utilizzando un contact tracing efficace.

Allarme lanciato anche da Walter Ricciardi, consigliere del Ministro della Salute Roberto Speranza “alcune aree metropolitane come Milano, Napoli e probabilmente Roma, sono già fuori controllo dal punto di vista del controllo della pandemia, hanno numeri troppo alti per essere contenuti con il metodo tradizionale del testing e tracciamento. E, come insegna la storia di precedenti epidemie, quando non riesci a contenere devi mitigare, ovvero devi bloccare la mobilità. Ci troviamo come nel 1400 a Venezia, nonostante le tecnologie di cui disponiamo”. Ricciardi, professore di Igiene generale e applicata all’Università Cattolica, durante il webinar ‘Pandemia di Covid-19 in Italia: riflessione sugli aspetti epidemiologici, clinici e di Sanità pubblica’, organizzato dall’Università Cattolica. Non ha dubbi “ora l’Italia si accoda ai paesi che non decidono coi tempi giusti”.

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Nel nostro Paese, ha aggiunto, “le decisioni prese sono sempre state basate sull’evidenza scientifica e, in linea di massima, sono state recepite dalla politica nella prima fase della pandemia”. Un coraggio dimostrato dal ministro della Salute sin dall’inizio, “quando, nella prima fase, a Bruxelles, ci guardavano come dei pazzi davanti all’idea di chiudere un intero paese, mentre lo avrebbero fatto presto anche loro”. Ora, tuttavia, “anche l’Italia, avendo fatto eccezione nella prima fase, si è accodata a quello che è il modello decisionale di altri paesi, i cui leader politici non hanno avuto il coraggio, la capacità e la tempistica di prendere decisioni giuste al momento giusto”.

“Bisogna incentivare i cittadini a restare il più possibile a casa, invitandoli a una sorta di ‘auto-lockdown gentile’, cioè con restrizioni miti e di iniziativa autonoma” ha invece evidenziato Filippo Anelli presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo), commentando il decreto del presidente del Consiglio dei ministri firmato da Giuseppe Conte. “In questo senso, va benissimo lo smart working. Va bene la chiusura delle vie e delle piazze, se in quelle zone si assembrano le persone. Va bene l’accesso differenziato a scuola, anche di pomeriggio. Ai ragazzi dobbiamo insegnare che dopo la scuola devono  stare a casa, evitando il più possibile i luoghi affollati, spostando le naturali e giuste esigenze di socialità sulla scuola, sulla visita agli amici sì, ma pochi per volta, sui contatti telefonici e telematici”.

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