Segnala una notizia

Hai assistito a un fatto rilevante?
Inviaci il tuo contributo.

Richiedi info
Contattaci

Il disperato grido dei ristoratori “è una condanna a morte. Così chiudiamo tutti”

Italia

Il disperato grido dei ristoratori “è una condanna a morte. Così chiudiamo tutti”

Pubblicato

il

Ristoranti chiusi 1

Quasi il 20% delle imprese calabresi legate alla ristorazione, circa 11mila, è gestito da giovani. La Federazione dei Pubblici Esercizi “queste nuove chiusure, se non supportate adeguatamente dal punto di vista economico, sancirebbero il colpo di grazia per i pubblici esercizi italiani”

.
COSENZA – Alla fine la serrata è stata confermata alle 18, nonostante le Regioni, fino all’ultimo, hanno chiesto al Governo di posticiparne la chiusura alle 23. Il braccio di ferro con i governatori è durato fino a notte fonda, ma alla fine è stato confermato nel Dpcm quello che la prima bozza riportava su su questo punto: saracinesche chiusi alle 18. Una mazzata per l’intero settore già in profonda crisi dal primo lockdown. A rischio l’occupazione di 26.000 persone.

Il nuovo DCPM che entrerà in vigore Lunedi 26 ottobre, introduce di fatto nuove limitazioni all’esercizio delle attività legate alla ristorazione. La chiusura alle ore 18:00 di fatto elimina la componente più rilevante del mercato che è quella delle ore serali. Il provvedimento – emerge dai dati di Open Calabriainteressa 337mila imprese attive sul territorio nazionale e circa 930mila  dipendenti (Federazione Italiana Pubblici Esercizi, Rapporto 2019). La dimensione media delle aziende del settore è di poco inferiore a 6 dipendenti (5,8). In Calabria, le imprese attive sono poco meno 11mila (il 3,2% del dato nazionale), di cui il 71% è costituito sotto forma ditta individuale (contro il dato medio nazionale del 50,2%), mentre le società di capitale rappresentano il 13% del totale regionale e le società di persona il 16%. Da osservare è che quasi il 20% delle imprese calabresi è gestito da giovani (under 35). Si tratta di un valore 5 punti percentuale superiore alla media nazionale (14,4%). I bar calabresi interessati al nuovo provvedimento del governo Conte – evidenziano i dati di Open Calabria – sono 4550 (il 3,3% del totale nazionale), mentre i ristoranti sono 6200. Secondo le stime ISTAT, gli occupati (valori medi annui) nel settore calabrese dei servizi di ristorazione sono pari nel 2018 a 25066, di cui 14561 nei ristoranti, 1713 nel settore del catering e poco meno di 8800 nei bar.

E’ verosimile pensare che in seguito al nuovo DCPM i livelli occupazionali settoriali subiranno una contrazione anche in presenza di un’immediata erogazione di aiuti pubblici, che –  cosi come ha dichiarato il primo ministro Conte durante la conferenza stampa – dovrebbero essere avviati già nel corso della prossima settimana. Infatti, il mantenimento dei livelli occupazionali nel mese di Novembre 2020 sarà possibile solo se le risorse pubbliche erogate a favore delle singole attività saranno tali da compensare i “nuovi” mancati incassi dovuti al semi-lockdown che fissa alle ore 18:00 la chiusura degli esercizi.

Fipe-Confcommercio “un intero settore penalizzato”

“Le misure annunciate dal governo costeranno altri 2,7 miliardi di euro alle imprese della ristorazione. Se non accompagnate da contemporanee e proporzionate compensazioni di natura economica, sarebbero il colpo di grazia per i pubblici esercizi italiani con conseguenze economiche e sociali gravissime”. È il grido d’allarme arriva dalla Fipe-Confcommercio, la Federazione dei Pubblici Esercizi che in merito alle nuove misure non ci sta parlando di un settore penalizzato nonostante i grandissimi investimenti in materia di sicurezza.  “I ripetuti annunci di chiusure anticipate – prosegue la Federazione dei Pubblici Esercizi di Confcommercio – hanno già prodotto la desertificazione dei locali e, indipendentemente dalle novità sugli orari effettivi di apertura, le restrizioni devono essere accompagnate dai provvedimenti di ristoro economico in termini di indennizzi a fondo perduto, crediti d’imposta per le locazioni commerciali e gli affitti d’azienda, nuove moratorie fiscali e creditizie, il prolungamento degli ammortizzatori sociali e altri provvedimento di sostegno a valere sulla tassazione locale”. “Gli imprenditori di questo settore si stanno dimostrando persone responsabili, che rispettano rigorosamente i protocolli sanitari loro imposti, che non possono reggere ulteriormente una situazione che decreterebbe la condanna a morte per migliaia di imprese. È evidente che non si possono far ricadere le responsabilità del ritorno dell’epidemia sul nostro comparto: sono altri i fattori che hanno purtroppo causato una nuova emergenza”.

“Sarebbe una scelta disastrosa, con la disperazione e la rabbia che sta crescendo oltre il livello di guardia. La pandemia va gestita con attenzione sicuramente alla salute, ma anche riscontrando le aspettative e le esigenze del settore che il governo conosce perfettamente perché la Fipe le ha trasferite nelle occasioni di confronto istituzionale”. “Chiediamo – conclude Fipe-Confcommercio – di poter continuare a lavorare per non morire e per questo servono, senza ritardo o inutili annunci, le misure promesse”.

Pubblicità
Pubblicità .

Categorie

Social