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Il Dpcm scontenta tutti, proteste da Nord a Sud. Le Regioni “servono correzioni”

Italia

Il Dpcm scontenta tutti, proteste da Nord a Sud. Le Regioni “servono correzioni”

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Bar aperto coronavirus Cosenza 03

Le nuove misure restrittive stanno scatenando le proteste delle categorie maggiormente interessate dalle chiusure. Le Regioni chiedono di intervenire e modificare le norme, ma il Dpcm agita la maggioranza. Renzi “va cambiato”

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COSENZA –  Il nuovo Dpcm del governo Conte sembra scontentare un po’ tutti, dai ristoratori agli esercenti cinematografici, dai gestori dei giochi a quelli delle palestre. Senza contare lo scetticismo delle Regioni che chiedono al governo di “valutare se qualche correzione ci potrà essere“. “Secondo noi – spiega il presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini – era meglio chiudere i centri commerciali il sabato e la domenica dove si affolla tanta gente che ristoranti, teatri, cinema e palestre che rispettavano le regole”. Le critiche sono arrivate dalla stessa maggioranza di Governo. Matteo Renzi ha espresso seri dubbi sulle restrizioni ed ha annunciato che chiederà a Conte di modificare il decreto nella parte su ristoratori, luoghi di cultura e attività sportiva mentre si chiedono sacrifici, sarebbe molto utile, secondo me, che il Governo chiarisse questi punti. E ci spiegasse quali sono i dati scientifici e le analisi sui quali si prendono le decisioni: i dati scientifici, non le emozioni di un singolo ministro”

Ma c’è anche una parte del mondo scientifico che chiede una linea più dura come il consigliere del ministero della Salute, Water Ricciardi. “La via da seguire – spiega – è quella delineata da una ricerca dell’Università di Edimburgo pubblicata su Lancet la scorsa settimana. E’ necessario un altro lockdown“. Mentre il viceministro della Salute, Pier Paolo Sileri, se in mattinata si era detto “non pienamente d’accordo” poi ha giudicato il provvedimento “proporzionato alla situazione per addolcire la curva del contagio”. Non mancano le forti critiche del mondo produttivo col presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, che sostiene come le nuove misure produrranno “danni gravissimi alle imprese, danni insopportabili”. E aumentano le proteste nelle piazze italiane, da Verona a Catania, da Cosenza a Roma: critiche e movimenti si diffondono a macchia d’olio.

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Tanti dubbi sul nuovo provvedimento del mondo scientifico. Secondo il presidente dell’Istituto Mario Negri di Milano, Silvio Garattini, le misure “danno un colpo al cerchio e uno alla botte tra salute ed economia ma non arrivano al punto giusto, perché continuano ad aumentare i contagi e i morti”. Dpcm da “8 in pagella”, invece, per il virologo Andrea Crisanti. “E’ coraggioso e indispensabile se vogliamo evitare il lockdown – ha detto -. Ha scontentato molti, ma non credo fosse evitabile”. “Se il nuovo decreto è indovinato – chiosa il responsabile Malattie Infettive dell’ospedale Sacco di Milano, Massimo Galli – lo vedremo fra due settimane“.

Nel frattempo, alle 18 di oggi, l‘Italia è piombata nel semi-lockdown, con la speranza che le chiusure possano limitarsi al mese previsto dal Dpcm. I dati del nuovo bollettino del ministero della Salute registrano il 13,6% di positivi sul numero di tamponi, la percentuale più alta della seconda ondata del virus. Un dato simile si era registrato solo a marzo-aprile, nel picco della pandemia. I nuovi positivi sono stati 17.012 con 141 morti su circa 124 mila tamponi, quasi 40 mila in meno rispetto a domenica. I pazienti in terapia intensiva sono aumentati di 76, mentre i ricoverati in ospedale sfiorano i 13 mila (12.997). E la Farnesina raccomanda di evitare i viaggi turistici all’estero, senza escludere ulteriori limitazioni agli spostamenti in futuro.

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A guidare il malcontento territoriale, dopo la sintesi di Bonaccini che chiede modifiche, e coagulate nelle regioni di centrodestra, il governatore del Veneto, Luca Zaia. “Questo provvedimento non ci voleva, e facciamo fatica a farlo accettare – spiega -. Faccio appello al governo perché lo riveda”. “Seri dubbi” sono stati espressi anche dal collega lombardo, Attilio Fontana, che chiede “immediati ristori” alle categorie coinvolte dalle chiusure. Eugenio Giani, presidente della Toscana e vicino a Matteo Renzi, spiega che non attuerà misure più restrittive rispetto a quelle previste dal Dpcm, evitando dunque il il coprifuoco dalle 24 alle 5 che già è in vigore in altre regioni d’Italia, come Lazio, Lombardia, Campania e Piemonte.

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