Calabria
Farmabusiness, i tentacoli dei Grande Aracri sull’imprenditoria e la politica

Al centro una famiglia di ‘ndrangheta di “Serie A”. Così definisce la cosca Grande Aracri il procuratore capo della di Catanzaro Nicola Gratteri nella conferenza stampa, in via telematica, sull’operazione Farmabusiness
CATANZARO – “Nicolino Grande Aracri e la sua famiglia hanno interessi in Emilia Romagna, nel crotonese e in questo caso a Catanzaro. Quelli accertati sono tutti reati tipici commessi dalla criminalità organizzata”. A dirlo il procuratore Nicola Gratteri in una conferenza stampa in via telematica dopo il blitz Farmabusiness: “il livello qualitativo dell’indagine fa emergere la grande professionalità dei carabinieri di Catanzaro e di Crotone. Non mi stancherò mai di dirlo e in occasioni come queste ritengo importante elogiare il loro lavoro”.
Il procuratore aggiunto Vincenzo Capomolla spiega che la misura cautelare eseguita “è il risultato di un’indagine particolarmente impegnativa, con intercettazioni e accertamenti documentali: uno spaccato del carattere tentacolare dell’organizzazione di ‘ndrangheta riconducibile ai Grande Aracri di Cutro e alla loro capacità pervasiva di condizionare ampi settori dell’imprenditoria, economia professionalità e anche istituzionale e politiche in tal caso del distretto di Catanzaro”.
La cosca per realizzare il progetto imprenditoriale la cosca si è avvalsa dell’apporto di uffici pubblici e di figure istituzionali che avevano influenza non solo politica ma nell’ambito burocratico della Regione, ed in particolare nel Dipartimento della Sanità. L’attività d’indagine ha consentito di registrare come uno dei vertici del Dipartimento, deputato al rilascio delle autorizzazioni per l’attività imprenditoriale della cosca, fosse un uomo vicino a Tallini. Inoltre lo stesso esponente politico aveva rapporti anche con un imprenditore catanzarese legati sia ad esponenti della politica che della criminalità catanzarese e crotonese.
Dalle carte dell’inchiesta “Farmabusiness” emerge anche una truffa al Servizio sanitario nazionale. Gli inquirenti parlano testualmente di un’organizzazione criminale che si propone di esportare illegalmente farmaci oncologici “per rivenderli all’estero con profitti spropositati”. Il sistema è emerso dal summit tenutosi in casa del boss Nicolino Grande Aracri il 7 giugno 2014 a Cutro, nel Crotonese. “Noi acquistiamo dalle farmacie – dicono i membri dello stato maggiore del clan, intercettati dalle microspie piazzate dai carabinieri in casa del capo – aumentiamo il fatturato anche dalle farmacie e noi li rivendiamo all’estero o ad altre parti”. E’ l’ennesima conferma degli interessi della ‘ndrangheta nella sanità calabrese, commissariata ma priva di guida dopo le dimissioni di due commissari, come testimonia anche il commissariamento di due Asp, quelle di Reggio Calabria e Catanzaro, per le ingerenze dei clan.


















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