Provincia
Terme Luigiane, il giorno più nero. La Sateca annuncia la chiusura, in 250 senza lavoro

La società che gestisce il complesso termale ha annunciato la definitiva chiusura dell’attività che manderà a casa 250 lavoratori e poterà allo stop di 500mila prestazioni sanitarie erogate ogni anno. L’azienda attacca “il regolamento per i contratti di utilizzo delle acque termali approvato dai consigli comunali di Acquappesa e Guardia Piemontese e la la fine del rapporto concessorio al 31/12/2020”
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ACQUAPPESA (CS) – Chiudono le Terme Lunigiane. Questa volta, dopo anni di crisi, trattative serrate e paventate chiusure, il giorno nefasto per le Terme dell’alto Tirreno cosentino è purtroppo arrivato. La S.A.TE.CA. Spa, società in sub concessione che gestisce il complesso di tutte le attività e la struttura termale, alza bandiera bianca e annuncia la chiusura con una dura nota stampa nel quale annuncia l’impossibilità a proseguire nelle attività. Le Terme Luigiane avevano un accordo stipulato in Prefettura lo scorso febbraio, nel quale i comuni di Acquappesa e Guardia Piemontese si impegnavano ad avviare un iter procedurale per l’individuazione, attraverso un bando, di un nuovo sub concessionario. Fino al subentro della nuova figura Terme Luigiane avrebbe avuto la garanzia di poter continuare a lavorare. Ma l’accordo che non sarebbe rispettato dai comuni mentre dalla Regione, che è proprietaria delle acque termale, c’è stato solo silenzio attorno a una vicenda grave e drammatica. I comuni avrebbero deciso di porre fine al rapporto di concessione con la Sateca entro fine anno e questo ha portato all’inevitabile chiusura delle Terme con tutto quello che ne consegue, a cominciare dalla perdita di posti di lavoro: 250 dipendenti più tutto l’indotto. Ogni anno la S.A.TE.CA., che è proprietaria della maggior parte delle strutture, garantisce 500mila erogazioni sanitarie e gestisce quasi 30mila presenze, molte delle quali straniere e da fuori regione.
Durissima la nota dell’azienda nell’annunciare la chiusura “questa sofferta decisione – ha comunicato la concessionaria- è stata la conseguenza di una serie di provvedimenti adottati dalle Amministrazioni Comunali di Guardia Piemontese ed Acquappesa.” “Si tratta di provvedimenti che impediscono la prosecuzione dell’attività. In particolare, il “Regolamento per i contratti di utilizzo delle acque termali” approvato dai due consigli comunali nei giorni scorsi, che destina una percentuale irrisoria di acqua alle strutture attualmente operative, e soprattutto l’aver stabilito, in maniera illegittima e unilaterale, la fine del rapporto concessorio al 31/12/2020 e la conseguente richiesta di restituzione di tutti i beni in concessione”.
“La S.A.TE.CA. – si legge ancora nella nota- ha effettuato negli ultimi anni enormi sforzi per continuare la gestione nonostante le scarse certezze per il futuro, ma il mancato rispetto da parte dei Comuni degli accordi presi con l’azienda presso la Prefettura di Cosenza, alla presenza della Regione Calabria, di Federterme e delle organizzazioni sindacali dei lavoratori, costringe a prendere questa gravissima decisione. Questo e altre problematiche sorte negli ultimi anni a causa del mancato rinnovo della sub-concessione per l’uso delle acque e dell’immobilismo dei due Comuni nell’individuare il nuovo sub-concessionario, impediscono – viene evidenziate – di fatto di portare avanti la gestione operativa e quella strategica di lungo termine. Ciò determinerà l’impossibilità di soddisfare la richiesta dei quasi 20.000 curanti la disoccupazione per le persone direttamente occupate, più il personale che opera nell’indotto. Indotto che risulterà gravemente danneggiato in tutto il comprensorio turistico-termale. Senza alcun dubbio – conclude la nota- saranno tante le imprese locali messe in crisi e costrette a chiudere e il tessuto economico regionale subirà un danno incalcolabile. Questa non è una crisi aziendale, ma è una crisi del sistema Calabria. Muore così di burocrazia una fra le imprese più antiche, prestigiose e solide della nostra regione, che continua a vedere impoverirsi pesantemente il proprio panorama imprenditoriale”.

















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