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Due italiani su tre disporsi a vaccinarsi. I più scettici? Le persone dai 35 ai 49 anni

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Due italiani su tre disporsi a vaccinarsi. I più scettici? Le persone dai 35 ai 49 anni

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La ricerca pubblicata dall’Istituto Superiore di Sanità vede la percentuale salire tra gli anziani (84%) e nella fascia tra i 18 e i 34 anni (76%). Utilizzo delle mascherine elevato nei posti chiusi e sui mezzi di trasporto, mentre la metà degli over 65 anni ha rinunciato alle visite mediche

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COSENZA – Dopo l’Ema arriva il via libera dall’Agenzia italiana del Farmaco (Aifa) all’immissione in commercio del vaccino anti-Covid delle aziende Pfizer-Biontech. L’annuncio in una conferenza stampa alla presenza del presidente, Giorgio Palù, e del direttore generale Nicola Magrini. Il vaccino è approvato per tutta la popolazione sopra i 16 anni e non ha controindicazioni assolute. Non sono richieste accortezze particolari per sottopopolazioni specifiche né per anziani o immunodepressi, inclusi chi ha problemi di coagulazione del sangue o sanguinamento. Anche per la gravidanza e allattamento, che si era detto potessero essere controindicazioni assolute, non lo sono, perché anche in questo caso i benefici superano i rischi”. Ed a proposito di vaccino Due persone su tre (il 67%) sono disponibili a vaccinarsi contro il Covid-19, la percentuale sale tra gli anziani (84%). Sono i primi risultati di un approfondimento realizzato nell’ambito delle sorveglianze Passi e Passi d’Argento, coordinate dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss), nei mesi tra agosto e novembre su un campione di 2.700 intervistati, attraverso il modulo Covid. I più giovani, 18-34enni, sarebbero ben disposti a vaccinarsi (76%) rispetto ai 50-69enni (67%) e ai 35-49enni (59%). “I risultati di questa ricerca mostrano un atteggiamento di responsabilità degli italiani“, dice Silvio Brusaferro, presidente dell’Iss.

Più uomini che donne

Le persone più istruite sono maggiormente disposte a vaccinarsi (71% fra le persone con diploma di scuola superiore o laurea e 56% fra chi ha conseguito al più la licenzia media). Qualche differenza – spiega la ricerca Iss – si osserva per risorse finanziarie (69% fra chi non ha difficoltà economiche, il 63% di chi ne ha) e per genere (gli uomini sono più propensi delle donne a vaccinarsi, 74% vs 60%). Fra gli ultra 65enni la disponibilità a vaccinarsi è decisamente più alta che nel resto della popolazione: l’84% dichiara che sarebbe disposto a farlo (il 57% certamente, il 28% probabilmente) e non sembrano esserci sostanziali differenze nei sottogruppi della popolazione, si conferma che sarebbero gli uomini più delle donne (il 90% contro il 79%) disponibili a farlo. “Questi dati incoraggiano a immaginare una buona adesione di tutta la popolazione a una eventuale campagna vaccinale contro Sars-CoV-2, anche se c’è una quota non trascurabile di adulti che riferisce di non essere disponibile a vaccinarsi (33%)”, sottolinea la ricerca Iss. “È anche bene sottolineare però che si tratta – aggiunge – di dati raccolti, in gran parte, nelle settimane precedenti l’uscita delle notizie sui vaccini in produzione, quindi non si può escludere che la maggiore disponibilità di informazioni, che saranno via via disponibili, sui vaccini, sulle loro caratteristiche ed efficacia, nonché sulla commercializzazione, e le modalità con cui tali informazioni verranno veicolate non possa indurre cambiamenti nella propensione dei cittadini”.

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Quasi tutti utilizzano la mascherina

“La quasi totalità degli intervistati riferisce di aver indossato “sempre” la mascherina nel caso di uso dei trasporti pubblici e nei locali pubblici. Senza distinzione di età, genere o condizioni sociali, la stragrande maggioranza dei residenti in Italia indossa le mascherine in queste circostanze. Anche l’uso della mascherina all’aperto è elevato – osserva la ricerca – riferiscono di indossare spesso/sempre la mascherina all’aperto il 74% dei 18-69enni e l’84% degli ultra 65enni. Non si intravedono differenze per classi sociali, si intravede invece una differenza di genere con le donne più propense degli uomini all’uso della mascherina (78% vs 69% fra gli adulti; 86% vs 81% fra gli anziani). Anche i più giovani di 18-34 anni riferiscono un uso della mascherina all’aperto non troppo diverso da quello del resto degli adulti”.

Over 65, in molti hanno rinunciato a visite mediche

Con il Covid il 44% degli ultra 65enni ha rinunciato ad almeno una visita medica (o esame diagnostico) di cui avrebbe avuto bisogno, in particolare il 28% ha dovuto rinunciarvi per sospensione del servizio mentre il 16% lo ha fatto volontariamente per timore del contagio.  “Questi dati – spiega la ricerca – non mostrano differenze significative per caratteristiche sociodemografiche dei rispondenti. Tuttavia, si nota che la scelta di rinunciare volontariamente alla visita medica o all’esame diagnostico per timore del contagio è più frequente fra le donne (19% contro il 13% fra gli uomini) e fra le persone con un livello di istruzione maggiore. “I dati hanno un valore fondamentale poiché orientano sui bisogni di continuità socioassistenziale. In questi mesi di emergenza sanitaria, infatti, è necessario alzare il livello di attenzione sui bisogni legati alle conseguenze della “fatica pandemica” e questi dati sono importanti indicazioni soprattutto per la tutela dei più fragili”, dice Silvio Brusaferro, presidente dell’Iss

Peggiorate le condizioni economiche

Il 32% della popolazione tra i 18 e i 69 anni ha dichiarato inoltre che le proprie risorse economiche sono peggiorate a causa della pandemia. Tra i più giovani, ma soprattutto nella fascia 35-49 anni la quota sale al 36%, è del 28% fra i 50-69enni. Lo dice un approfondimento realizzato nell’ambito delle sorveglianze Passi e Passi d’Argento, coordinate dall’Iss. Un lavoratore su tre ha subito perdite economiche: mantenendo lo stesso lavoro ma con ridotta retribuzione (28%) o perdendolo del tutto (il 4%). Durante il lockdown di marzo-aprile il 37% ha continuato a lavorare nella sede abituale, il 33% ha lavorato in modalità smart working.

Secondo la ricerca Iss, inoltre, durante il lockdown nazionale (marzo-aprile 2020), il 18% ha lavorato in smart working in modo esclusivo; il 29% ha invece smesso di lavorare. Fra gli ultra 65enni, una quota più bassa ma non trascurabile (12%) riferisce un peggioramento delle proprie disponibilità economiche a causa della crisi legata alla pandemia. “Questi dati – dice Angela Spinelli, direttrice del Centro Nazionale per la Prevenzione delle malattie e la Promozione della Salute dell’Iss – sono preziosi e di grande supporto alle decisioni collaterali la pandemia. Anche in questo periodo di straordinaria emergenza sanitaria in cui tutte le risorse disponibili dei Dipartimenti di Prevenzione vengono convogliate sulle attività di gestione dell’epidemia di Covid-19, non dobbiamo dimenticare gli altri aspetti della salute ed è necessario rafforzare e supportare queste strutture affinché il patrimonio informativo di tali sorveglianze non si disperda e continui invece ad orientare le politiche e gli interventi di prevenzione e a monitorarne l’efficacia nel tempo”.

 

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