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Zona gialla, è già allarme. Speranza: “non significa scampato pericolo”

Italia

Zona gialla, è già allarme. Speranza: “non significa scampato pericolo”

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Ci sono “segnali di allarme” dall’andamento della curva dell’epidemia di Covid-19 in Italia alla vigilia dell’ingresso nella zona gialla della maggior parte delle regioni italiane. Dopo gli assembramenti registrati nel weekend si chiede di non abbassare la guardia

 

ROMA – Dall’analisi condotta dal matematico Giovanni Sebastiani, dell’Istituto per le Applicazioni del Calcolo ‘Mauro Picone’ del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Iac) “è una situazione precaria e dall’equilibrio fragile, quella in cui si affronta questo passaggio”, e secondo l’esperto può evolvere a breve verso una crescita dell’epidemia a causa di più fattori di rischio, dall’apertura delle scuole alla circolazione delle nuove varianti del virus SarsCoV2.

“L’analisi della curva della percentuale dei positivi sui tamponi, sia a livello nazionale che in alcune regioni, fornisce segnali di allarme”, osserva Sebastiani. Le misure relative alle regioni che erano nella fascia gialla a novembre “si sono già dimostrate a dicembre inefficaci per il contenimento dell’epidemia e l’appartenenza a questa fascia potrebbe essere interpretata come un ‘liberi tutti’, come i fatti di questi giorni sembrano mostrare”. Se poi si considerano anche il progressivo inizio delle attività in presenza delle scuole superiori, le condizioni più vantaggiose per la circolazione del coronavirus in questo periodo dell’anno, la diffusione di varianti del virus con maggiore capacità di trasmissione, “ci sono – dice il matematico – i presupposti per un probabile aumento significativo della diffusione dell’epidemia nelle prossime settimane. A questo seguirebbe, con ritardo, l’inversione di tendenza delle curve del numero di pazienti Covid-19 in terapia intensiva e nei reparti ordinari, che al momento decrescono in modo lineare”. Successivamente, conclude l’esperto, “anche la curva dei decessi, al momento in debole diminuzione dalla media di 475 decessi al giorno negli ultimi 30 giorni, tornerebbe a salire”.

Il ministro della Salute Roberto Speranza, stamattina entrando al Ministero ha nuovamente posto l’accento sull’importanza di non ritenere le zone gialle come “liberi tutti”: “zona gialla non significa scampato pericolo. Serve ancora la massima prudenza se non vogliamo tornare indietro rispetto ai passi avanti delle ultime settimane”.

Da ottobre ad oggi 50mila morti

Da ottobre a oggi sono stati quasi 50.000 (49.274) i morti di Covid-19 in Italia, sul totale di oltre 85.000 (85.389) registrati a partire dal gennaio scorso. Questi sono i dati del rapporto pubblicato sul sito EpiCentro dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) e basato sui dati, aggiornati al 27 gennaio, riportati dalla Sorveglianza Integrata Covid-19 coordinata dallo stesso istituto. I circa 50.000 decessi, si legge nel rapporto, sono avvenuti nella seconda ondata iniziata nell’ottobre 2020 e ancora in corso. Nella prima ondata (marzo-maggio 2020) i decessi per Covid-19 sono stati 34.278 e 1.837 nella fase di bassa incidenza (giugno-settembre 2020). Il rapporto indica inoltre che l’età media dei pazienti deceduti e positivi a SARS-CoV-2 è 81 anni e sono complessivamente 941 (pari all’1% dei decessi registrati dal marzo 2020) i pazienti deceduti di età inferiore a 50 anni. La maggior parte dei decessi è avvenuta in Lombardia, con 26.674; di questi, la maggior parte (16.362) risale alla prima ondata.

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