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Vaccino AstraZenca anche agli over 65 e in caso di varianti. Nuovo documento dell’OMS

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Vaccino AstraZenca anche agli over 65 e in caso di varianti. Nuovo documento dell’OMS

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Il vaccino anti-Covid Oxford-AstraZeneca è raccomandato anche per le persone con più di 65 anni di età. La nuova raccomandazione arriva dall’Organizzazione mondiale della sanità che, in un documento aggiornato sul suo uso, precisa che può essere usato anche nei Paesi in cui sono presenti varianti del virus SarsCov2.

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COSENZA – “Il vaccino di AstraZeneca, è uno di quei vaccini che possono essere conservati nei normali frigoriferi e quindi sarà molto utile”, ha precisato ai media Soumya Swaminathan, responsabile scientifico dell’Oms che ha aggiornato un documento nel quale arrivano le raccomandazioni sul suo utilizzo anche agli over 65 e nei Paesi in cui sono presenti le varianti. Le indicazioni diffuse oggi dagli esperti dell’Organizzazione mondiale della sanità seguono all’autorizzazione al vaccino AstraZeneca da parte dell’Agenzia europea dei medicinali Ema. Anche l’Ema, lo scorso 29 gennaio, ha dato il via libera al farmaco precisando che può essere utilizzato pure per gli over 55, “anche se non ci sono ancora molti dati poichè la maggior parte dei partecipanti ai test avevano un’età compresa tra i 18 e i 55 anni”. In Italia, l’Agenzia italiana del farmaco Aifa, proprio in virtù della scarsezza dei dati, ha indicato un uso preferenziale di questo vaccino per la fascia di età 18-55 anni. Timori sull’efficacia del farmaco AstraZeneca erano stati sollevati dal Sudafrica che, sulla base di uno studio, nei giorni scorsi aveva paventato la possibilità di un’efficacia “limitata” contro la variante sudafricana, considerata più contagiosa e largamente responsabile della seconda ondata dell’epidemia nel Paese.

Sarà aumentata la produzione

Intanto AstraZeneca e l’azienda IDT Biologika hanno firmato una lettera di intenti per aumentare la produzione del vaccino COVID-19 in Europa e la capacità di fornitura a lungo termine. L’accordo, da finalizzare, mira ad aumentare la capacità del sito produttivo di IDT Biologika a Dessau in Germania, al fine di costruire fino a 5 bioreattori da 2mila litri capaci di produrre decine di milioni di dosi di vaccino al mese. Si stima che le nuove risorse saranno operative entro la fine del 2022. L’investimento, spiega AstraZeneca, potrebbe anche consentire la produzione di altri vaccini che condividono un processo di produzione simile, ampliando notevolmente la capacità interna di produzione di vaccini in Europa. IDT Biologika, sottolinea AstraZeneca, “avrà tra le più grandi capacità di produzione di vaccini del genere in Europa e svolgerà un ruolo importante nel garantire la futura indipendenza dell’Europa in relazione alla fornitura di vaccini”. Questo accordo, ha affermato Pascal Soriot, Chief Executive Officer di AstraZeneca, “aiuterà notevolmente l’Europa a costruire una capacità indipendente per la produzione di vaccini che le consentirà di affrontare le sfide dell’attuale pandemia e di creare una capacità di fornitura strategica per il futuro. Siamo lieti di investire con il nostro partner IDT Biologika nella salute, sicurezza e benessere futuri di milioni di cittadini in tutta Europa. Vorrei ringraziare il governo federale tedesco e la Commissione europea per il loro sostegno ai nostri sforzi”.

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In Italia dosi consegnate ma vaccinazione ancora ferma

In Italia le prime 249mila dosi sono state consegnate e tutte distribuite, ma le somministrazioni non sono ancora cominciate. Solo poche Regioni inizieranno domani mentre la maggior parte definirà il programma nel fine settimana o ancora più avanti. Un weekend che dovrebbe coincidere con la prima scelta ‘operativa’ del presidente incaricato Mario Draghi, se avrà sciolto la riserva e giurato al Quirinale: prorogare o meno il divieto di spostamento tra le Regioni, che scade il 15 febbraio e che coincide con la riapertura degli impianti sciistici. Alla base della falsa partenza ci sono sostanzialmente una serie di nodi politici irrisolti, come conferma la nota delle Regioni al termine della riunione della Commissione salute con la quale si chiede un “tavolo tecnico paritetico” al ministro uscente Roberto Speranza per “sgomberare il campo dalle incertezze che stanno creando difficoltà all’andamento della campagna”.

Ma ci sono anche problemi organizzativi, visto che ogni regione sta andando per conto suo, che confermano quanto lo stesso Draghi ha sottolineato nei colloqui con i partiti: la necessità di rivedere tutta la logistica e la gestione della campagna vaccinale, anche in vista del prevedibile aumento delle dosi destinate al nostro paese nelle prossime settimane, e di far finalmente partire la piattaforma informatica e il call center per la gestione delle prenotazioni e il monitoraggio in tempo reale dell’andamento delle somministrazioni. Le “indicazioni precise” chieste dalle Regioni al ministro, spiega il coordinatore della Commissione e assessore alla Salute del Piemonte Luigi Icardi, sono tre: sull’uso di Astrazeneca sulle persone over 55 e senza patologie, sull’acquisto da parte dell’Italia di vaccini in autonomia rispetto agli accordi con l’Europa e sulla data di somministrazione della seconda dose”.

La somministrazione, circolare dl Ministero

Su quest’ultimo punto il ministero ha risposto con la circolare pubblicata oggi con la quale l’Aifa raccomanda che la seconda dose sia somministrata “idealmente nel corso della 12/a settimana (da 78 a 84 giorni) e comunque ad una distanza di almeno 10 settimane (63) giorni dalla prima dose“. Nella circolare si sottolinea inoltre che, non essendoci dati disponibili sull’intercambiabilità del siero con altri vaccini, “i soggetti che hanno ricevuto la prima dose” di Astrazeneca, “devono ricevere la seconda dose” dello stesso farmaco “per completare il ciclo di vaccinazione“. Anche sulla possibilità di utilizzare il siero per le persone oltre i 55 anni senza patologie l’Aifa ha già risposto, il 2 febbraio: “sulla base dei risultati di immunogenicità e dei dati di sicurezza, il rapporto beneficio/rischio di tale vaccino risulta favorevole anche nei soggetti più anziani senza fattori di rischio”.

Il dato certo è che la vaccinazione con Astrazeneca – destinato agli appartenenti alle forze di polizia e armate, al personale scolastico e a quello delle carceri – è ancora al palo. E tra domani e venerdì arriveranno altre 292.800 dosi, che saranno consegnate entro il fine settimana. La prima a partire dovrebbe essere la Toscana, già nelle prossime ore: in 24 ore tutte le 15.400 dosi arrivate sono state prenotate. Parte anche il Piemonte, con forze dell’ordine e polizia municipale, e il Lazio, dove però le dosi non saranno destinate alle categorie del piano quanto piuttosto a concludere la vaccinazione dei medici liberi professionisti e degli altri professionisti sanitari under 55 anni. “Troppa confusione, occorre una parola definitiva da parte di Aifa e del ministero – ha detto l’assessore alla Salute Alessio D’Amato – è necessario non spaccare le categorie lavorative, si crea un discrimine e si rallenta la vaccinazione”. A breve dovrebbe partire anche la Liguria, con i transfrontalieri, mentre il Veneto stabilirà solo nel fine settimana il programma per la somministrazione puntando a vaccinare fin da subito anche i servizi essenziali. Tutte le altre sono ancora indietro.

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