Italia
L’allerta, in Italia il 17,8% dei contagi attuali è da variante inglese. Sarà predominante

I risultati preliminari della ‘flash survey’ condotta dall’Iss e dal ministero insieme ai laboratori regionali, riportano che in Italia il 17,8% delle infezioni Covid-19 è dovuto alla ‘variante inglese’ a elevata trasmissibilità. Viene conferma una circolazione sostenuta della mutazione
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COSENZA – Circa un caso positivo su cinque in Italia risulta positivo alla variante inglese. I dati emergono dall’indagine condotta dalle Regioni che hanno inviato al ministero e all’Istituto superiore di sanità i risultati dei test realizzati dal 3 e il 4 febbraio, come indicato in una circolare della scorsa settimana. I risultati preliminari della ‘flash survey’ condotta dall’Iss e dal ministero della Salute insieme ai laboratori regionali, riportano che in Italia il 17,8% delle infezioni Covid-19 è dovuto alla ‘variante inglese’. Il risultato dell’indagine, comunica il ministero della Salute, ci dice che nel nostro Paese, così come nel resto d’Europa – in Francia la prevalenza è del 20-25%, in Germania del 30% – c’è una circolazione sostenuta della variante del virus SarsCov2 che è probabilmente destinata a diventare quella prevalente nei prossimi mesi. L’ISS evidenzia che In questa fase “delicata dell’epidemia si conferma la circolazione diffusa di varianti virali a più elevata trasmissibilità nel nostro paese“.
Per il presidente dell’istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro, in 5-6 settimane la variante inglese potrebbe sostituire il virus SarsCov2 ora circolante” ma ha anche sottolineato che, comunque, “tale variante risponde al vaccino. “La variante inglese, per quanto ne sappiamo, non diminuisce l’efficacia dei vaccini attualmente disponibili e la corsa alla vaccinazione è molto importante, ma si trasmette più velocemente e quindi è bene non allentare le misure di prevenzione e controllo. Dobbiamo rallentare infatti la velocità di circolazione del virus”. ha invece affermato il direttore della Prevenzione del ministero della salute Gianni Rezza che nello studio sulle varianti in Italia condotto dall’Iss ha comunicato che “sono emerse 495 varianti uk, ma la prevalenza varia dallo 0,5% di alcune aeree ad aree con il 59% di prevalenza, a seconda dei tempi di entrata della variante”.
Per l’indagine, spiega il ministero della Salute in una nota, è stato chiesto ai laboratori delle Regioni e Province autonome di selezionare dei sottocampioni di casi positivi e di sequenziare il genoma del virus, secondo le modalità descritte nella circolare del ministero della Salute dello scorso 8 febbraio. I campioni analizzati sono stati in totale 852 per 82 laboratori, provenienti da 16 regioni e province autonome, ripartiti in base alla popolazione. Il risultato medio è in linea con quello di altre survey condotte in Europa. Il range di prevalenze, rileva il dicastero, “sembra suggerire una diversa maturità della sub-epidemia determinata probabilmente da differenze nella data di introduzione della variante stessa. È presumibile pertanto che tali differenze vadano ad appiattirsi nel corso del tempo”. La necessità di monitorarne attentamente la prevalenza della variante, si rileva, “deriva dalla sua maggiore trasmissibilità rispetto al virus originale“.
Vaccinazioni efficaci anche contro le mutazioni
Un dato positivo dei risultati preliminari della ‘flash survey’ condotta dall’Iss e dal ministero insieme ai laboratori regionali, relativa alla diffusioni delle varianti in Italia, arriva dall’immunizzazione delle vaccinazioni. Se da una parte un attento monitoraggio relativo alla variante inglese del virus SarsCov2 “ci consentirebbe, assieme al rafforzamento delle misure di mitigazione, di contenere e arginare gli effetti della nuova variante, occorre prosegue con le vaccinazioni, che restano comunque efficaci anche contro il virus mutato“.



















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