Italia
Varianti covid, serve davvero un lockdown? Per il Cts occorre “innalzare le misure”

Dopo le parole di Ricciardi, che ha invocato un nuovo lockdown per evitare il proliferare delle varianti, il CTS ha dato al Ministro Speranza indicazioni su una rigorosa osservanza della misure che vanno comunque rafforzate e innalzate in tutta Italia. La variante inglese è presente hell’88% delle regioni
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COSENZA – Siamo davvero alle porte di un nuovo lockdown? Le dichiarazioni del consulente del ministro della salute Walter Ricciardi, che ieri lo ha evocato, hanno provocato inevitabilmente un mare di polemiche. Ricciardi non arretra di un millimetro e anche ieri sera ha confermato quanto dichiarato, sottolineando che anche il ministro Roberto Speranza è convinto di questa nuova fase dell’epidemia, dominata dalle varianti, e spera che il presidente del Consiglio Mario Draghi recepisca i timori e che il governo appoggi la scelta”. E su chi invoca le sue dimissioni, Ricciardi si è limitato a dire che sono considerazioni che dovrà fare la politica “se posso essere utile con i miei consigli, lo faccio a livello internazionale e anche in Italia, altrimenti mi faccio da parte”.
CTS “rafforzare le misure per contenere le varianti”
Un altro campanello d’allarme verso ulteriori chiusure, arriva anche dal comitato tecnico scientifico che ieri ha dato il la all’ordinanza di Speranza (che ha prorogato la chiusura delle piste da sci fino ai primi di marzo), evidenziando come siano mutate le condizioni che non permettono più la riapertura, proprio a causa delle varianti. Sci a parte, per mantenere sotto controllo l’epidemia, l’indicazione che gli esperti del Comitato tecnico scientifico hanno dato venerdì scorso al termine della riunione, in cui hanno analizzato gli ultimi dati epidemiologici e preso atto dello studio dell’Istituto superiore di sanità sulla diffusione delle varianti del virus in Italia, è quello di un ulteriore rafforzamento delle misure per “contenere e rallentare” la diffusione delle varianti del Covid, “in analogia con le strategie adottate negli altri paesi europei“. Per il CTS è necessaria una “rigorosa osservanza, rafforzamento e incremento delle misure di mitigazione del rischio sia in ambito nazionale che in specifici ambiti locali, evitando ulteriori misure di rilascio”. “L’incidenza dell’epidemia risulta nuovamente in crescita – hanno scritto nel verbale al termine della riunione i tecnici e gli scienziati -, con un impatto sostenuto sui sistemi sanitari”. E l’incremento dell’incidenza dovuta alle varianti “potrebbe prefigurare scenari con un nuovo rapido aumento diffuso nel numero di casi nelle prossime settimane”. Di qui, è la conclusione, la necessità della “rigorosa osservanza, rafforzamento e incremento” delle misure.
Innalzare le misure in tutto il Paese
“Nel contesto italiano, in cui la vaccinazione delle categorie di popolazione più fragile sta procedendo rapidamente ma non ha ancora raggiunto coperture sufficienti, – sottolinea ancora l’Istituto superiore di sanità nello studio di prevalenza della variante VOC 202012/01 (Regno Unito) in Italia – la diffusione di varianti a maggiore trasmissibilità può avere un impatto rilevante se non vengono adottate misure di mitigazione adeguata”. Considerata la circolazione nelle diverse aree del paese “si raccomanda di intervenire al fine di contenere e rallentare la diffusione della variante VOC 202012/0, rafforzando/innalzando le misure in tutto il paese e modulandole ulteriormente laddove più elevata è la circolazione, inibendo in ogni caso ulteriori rilasci delle attuali misure in atto”.
Variante UK nell’88% delle regioni
La variante VOC 202012/01 (variante UK) è stata identificata nell’88% delle Regioni/PPAA partecipanti all’indagine condotta dall’Istituto superiore di sanità lo scorso 4-5 febbraio. Le stime di prevalenza regionale risultano però molto diversificate, con stime comprese tra 0% e 59%. La prevalenza nazionale è pari a 17,8%. Lo rileva lo stesso Iss nella relazione tecnica dello studio di prevalenza della variante VOC 202012/01 (Regno Unito) in Italia. In totale, hanno partecipato all’indagine del 4-5 febbraio 16 Regioni/PPAA. Tre Regioni/PPAA, precisa l’Iss, non hanno partecipato all’indagine. Una regione invierà i dati nei prossimi giorni, mentre un’altra Regione ha le analisi ancora in corso. Hanno complessivamente partecipato 82 laboratori. Su 3.984 casi con infezione da virus SARS-CoV-2 confermata con real-time PCR (RT PCR), sono stati effettuati 852 sequenziamenti del gene S o sequenziamenti in NGS, di questi 495 infezioni sono risultate riconducibili a virus SARS-CoV-2 variante VOC 202012/01. “Considerata la maggior trasmissibilità della variante studiata, e considerato l’andamento in altri paesi interessati precocemente dalla diffusione della VOC 202012/0, è prevedibile – afferma l’Iss – che questa nelle prossime settimane diventi dominante nello scenario italiano ed europeo”.
Settimana fotocopia, dati stabili da un mese
Di sicuro c’è che, quella che si è appena conclusa, è stata un’altra settimana fotocopia dal punto di vista della pandemia in Italia. I circa 85.000 contagi registrati, ricalcano sostanzialmente i dati delle quattro settimane precedenti. Costanti anche il numero dei tamponi e l’indice di contagio nazionale Rt, appena sotto 1. Diversa invece la situazione a livello delle singole regioni, in alcune delle quali stanno emergendo criticità. È quanto emerge dall’analisi del fisico Giorgio Sestili, fondatore della pagina Facebook ‘Coronavirus-Dati e analisi scientifiche’ e del network di comunicazione della scienza ‘giorgiosestili.it’. “È una situazione stabile, ma su numeri elevati: ogni giorno ci sono oltre 10.000 casi e 200 decessi”, osserva. “Nell’ultima settimana i casi sono aumentati del 2% rispetto alla settimana precedente, ma – prosegue – il numero è sostanzialmente in linea con i valori delle quattro settimane precedenti, compresi fra 84.000 e 85.000”. I tamponi, tra molecolari e rapidi, sono stati 1,8 milioni, ossia l’1,5% in più rispetto alla settimana precedente; lieve aumento anche degli ingressi nelle unità di terapia intensiva, che con 988 segnano un aumento del 2,5% rispetto alla settimana precedente. “Positivo – secondo l’esperto – il dato sui decessi: i 2.304 della settimana scorsa sono tantissimi, ma il 16% in meno rispetto alla settimana precedente, che già registrava un calo del 10%. In generale – rileva – la curva dei decessi è in discesa da quattro settimane consecutive e diventa via via più rapida”. In calo anche i dati sui ricoveri, con 817 posti liberati nei reparti Covid e 22 nelle terapie intensive.
Sempre a livello nazionale “la situazione di assoluta stabilizzazione è confermata dall’indice di contagiosità Rt sotto 1, sia nelle indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) con lo 0,94, sia nel Covindex che viene aggiornato sulla base del rapporto fra nuovi casi positivi e tamponi eseguiti è che è di 0,98. “Anche questo valore cammina orizzontalmente da fine gennaio. Questo – secondo Sestili – vuol dire che le attuali misure hanno prodotto una stabilizzazione della curva e stanno facendo sì che ogni persona infetta ne contagi solo un’altra”. A livello regionale però, osserva Sestili, “ci sono situazioni che cominciano a essere molto critiche”. Per esempio i dati dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) indicano che i casi ogni 100.000 abitanti sfiorano 1.500 a Bolzano contro la media nazionale di 270. Anche Trento e Umbria hanno situazioni gravi, con oltre 500 casi ogni 100.000 abitanti: Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Abruzzo registrano più di 350 casi ogni 100.000 abitanti. “È una situazione che non può che essere confermata dai valori dell’indice Rt. Se i calcoli dell’Iss si basano su dati non recenti e hanno un margine di errore molto alto, il Covindex indica che l’Rt è maggiore di 1 nella provincia autonoma di Bolzano e in Emilia Romagna (in entrambi i casi pari a 1,04) e in Lombardia (1,07) Valle d’Aosta (1,12) e Basilicata (1,26)”.

















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