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La “stagione dello sci è finita”. Prime grane nel Governo, Garavaglia contro Speranza

Italia

La “stagione dello sci è finita”. Prime grane nel Governo, Garavaglia contro Speranza

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Piste sci camigliatello Monte curcio

L’impressione è che la stagione sciistica sia definitivamente conclusa. La rivolta degli operatori contro la decisione arrivata a poco più di 12 ore dalla riapertura “persi 10 miliardi, ristori subito”. Ed è già scontro nel Governo con il neoministro del Turismo Gravaglia che attacca Speranza “mancato rispetto per i lavoratori della montagna

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COSENZA – Dalle Alpi agli Appennini, dalle Dolomiti alla Sila, si può parlare di un addio definitivo allo sci amatoriale in questo inizio 2021, che manda oltre 10 miliardi in fumo per tutto l’indotto. Lo stop definitivo è confermato innanzitutto dal neoministro del Turismo, che parla di “stagione finita“: Massimo Garavaglia – sentiti gli operatori – ha spiegato che “pensare di mettersi in campo dopo il 5 marzo (data di scadenza della proroga dello stop) senza certezze oggettivamente non ha senso”. E il nuovo titolare del dicastero, incontrando enti e Regioni, ha anche aggiunto lapidario: “C’è stato un danno per una scelta del governo e i danni vanno indennizzati”. Parlando senza mezzi termini di “mancato rispetto per i lavoratori della montagna” in relazione all’ordinanza di Roberto Speranza.

Contro la decisione ministero della Salute, che ha stoppato l’apertura dello sci amatoriale a poche ore dalla programmata riattivazione degli impianti, non si ferma neppure la rabbia dei territori. Con le piste battute e pronte ad accogliere gli appassionati, ma rimaste vuote per il provvedimento ‘last minute’, le proteste sulla mancata partenza sono proseguite: c‘è chi come il Piemonte, oltre a chiedere “ristori subito”, valuta di costituirsi parte civile, al fianco dei gestori, per chiedere indennizzi proporzionati alla quantificazione dei danni. Anche gli impianti della Calabria, quando tutto faceva presagire ad un’imminente riapertura, grazie anche alla copiosa nevicata degli ultimi giorno, rimarranno chiusi. “Non è più tollerabile. Non si può chiudere tutto poche ore prima. Oltre al danno c’è la beffa. E’ inaccettabile”.

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In generale, la chiusura degli impianti anche nell’ultima parte della stagione è destinata ad avere effetti sull’intera economia che ruota intorno al turismo invernale che, secondo la Coldiretti, ha un valore stimato prima dell’emergenza Covid tra i 10 e i 12 miliardi di euro all’anno tra diretto, indotto e filiera. Dall’alloggio alla ristorazione, dagli agriturismi ai rifugi fino alle malghe con la produzione dei pregiati formaggi, il calo di fatturato arriva fino al 90%. Il tumulto della montagna ha scatenato anche polemiche all’interno della nuova maggioranza di Governo, che sono andate oltre le dichiarazioni dello stesso Garavaglia. Il leader della Lega, Matteo Salvini, pur sottolineando che i ministri hanno la fiducia del Carroccio, chiede di “cambiare qualche tecnico. La comunità scientifica è piena di persone in gamba”. L’attacco è anche alla linea del consulente del ministro della Salute, Walter Ricciardi, che è stato tra i primi a chiedere misure più rigide per far fronte al dilagare delle mutazioni del Covid. E il direttore di Funivie svizzere respinge le accuse dello stesso Ricciardi, secondo le quali la Confederazione elvetica – che ha mantenuto aperti gli impianti da sci – è stata la porta di ingresso per la variante britannica del virus in Europa. “Non ci sono evidenze di una responsabilità elvetica nella diffusione di questa variante“, ha spiegato. Il presidente del Friuli, Massimiliano Fedriga, si è scagliato contro il Comitato Tecnico Scientifico, che domenica nel fornire il suo parere a Speranza – e “rimandando al decisore politico la valutazione relativa all’adozione di eventuali misure più rigorose” – aveva spiegato che alla luce delle “mutate condizioni epidemiologiche”, “allo stato attuale non appaiono sussistenti le condizioni” per la riapertura. Per il governatore friulano, “se è pur vero che il nuovo Governo si è appena insediato, è altrettanto vero che il Cts c’è dai mesi precedenti. Nella scorsa settimana si era deciso di prorogare il divieto di spostamento tra regioni fino al 5 marzo: mi domando perché in quell’occasione non è stato fatto presente dal Cts di chiudere gli impianti sciistici se ne ravvisava la necessità”.

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