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Siarc, dipendenti senza stipendio. L’azienda pagherà solo i lavoratori di Cosenza

Calabria

Siarc, dipendenti senza stipendio. L’azienda pagherà solo i lavoratori di Cosenza

I vertici dell’azienda hanno abbandonato il confronto in Prefettura sostenendo “fate quello che volete i soldi non li abbiamo”. Pagheranno una sola mensilità e la tredicesima solo ai lavoratori dell’area di Cosenza

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protesta lavoratori siarc

CATANZARO – Il sindacato Usb di Catanzaro ha definito ‘improduttivo‘ il tavolo in Prefettura a Catanzaro sulla vertenza della S.I.A.R.C. – Società Industria Alimentari Ristorazioni Collettive – attiva su tutto il territorio regionale. I lavoratori dallo scorso luglio i lavoratori non percepiscono lo stipendio pur continuando a svolgere le loro mansioni. “Il risultato della riunione prefettizia è stato assolutamente fallimentare – scrive l’Usb – e i vertici Siarc hanno sostenuto di non avere a disposizione la liquidità per saldare gli stipendi a causa di un presunto calo del fatturato aziendale. La solita vecchia tattica che implicano ulteriori sacrifici solo a carico delle lavoratrici e dei lavoratori che continuano a prestare la propria opera”.

“La Siarc inoltre si è detta indisponibile a intavolare una discussione diretta con USB giudicandoci troppo intransigenti nel pretendere che chi lavora venga pagato. I vertici dell’azienda hanno abbandonato il confronto in Prefettura sostenendo testualmente “fate quello che volete i soldi non li abbiamo” e impegnandosi esclusivamente a pagare, entro 7 giorni, una sola mensilità e la tredicesima ai lavoratori dell’area di Cosenza, nessun parola nei confronti di quelli che operano nell’area di Catanzaro”.

“Metodi classici – conclude il sindacato – della mala imprenditoria calabrese. Aggiungiamo che i dipendenti Siarc sono per la maggior parte monoreddito e hanno lavorato senza sosta anche durante il periodo di emergenza sanitaria e lockdown. Come USB proseguiremo la nostra battaglia affinché vengano saldate tutte le mensilità, mettendo in campo tutte le possibili azioni sindacali. Il modus operandi di questi prenditori è inaccettabile ma facilitato da contratti capestro firmati negli ultimi anni dai sindacati confederali e dalle associazioni padronali come Confindustria”.

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