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Covid, nel mondo circolano 119 varianti. In Calabria scoperte alcune sconosciute

Calabria

Covid, nel mondo circolano 119 varianti. In Calabria scoperte alcune sconosciute

Una ricerca condotta dal Mater Domini di Catanzaro, ha scoperto che alcuni tamponi positivi non appartengono alla variante inglese e siano mutazioni evolute in Calabria

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Virus mutazione

COSENZA – Attualmente nel mondo circolano 119 varianti del virus Sars-CoV-2. Questo è uno dei dati emersi da uno studio condotto dall’Istituto di biomembrane, bioenergetica e biotecnologie molecolari del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibiom) di Bari, dell’Universita’ degli Studi di Bari “Aldo Moro” e dell’Universita’ Statale di Milano, con il supporto della piattaforma bioinformatica messa a disposizione dal nodo italiano dell’infrastruttura di ricerca europea Elixir per le scienze della vita. I ricercatori, basandosi sulle caratteristiche dei genomi, propongono un metodo per la tipizzazione di quelli virali innovativo ed efficace, sia per monitorare l’attuale distribuzione spazio-temporale del virus che per la predizione della sua diffusione. I dati sono stati pubblicati su Molecular Biology and Evolution.

“Gli autori hanno identificato, a diversi intervalli di tempo durante il corso della pandemia, un insieme di mutazioni nel genoma virale ad elevata prevalenza e che rimangono stabili”, spiega il coordinatore dello studio Graziano Pesole. Secondo il metodo proposto, i nuovi tipi di SARS-CoV-2 vengono cioè identificati sulla base della contemporanea presenza, in uno stesso tipo di sequenza genomica, di due o più mutazioni caratteristiche e prevalenti, il concetto che prende il nome di “aplotipo“. Per estensione i diversi tipi di genomi virali sono stati definiti “aplogruppi”, più comunemente definiti varianti. Pesole aggiunge che “le analisi comparative dei genomi virali – isolati in Cina tra il 26 dicembre 2019, quando il virus è apparso per la prima volta, e il 20 gennaio 2020 – hanno dimostrato che il tasso di mutazione di SARS-Cov-2 è leggermente inferiore ad altri virus della stessa famiglia e hanno identificato le varianti genetiche di diversi sottotipi, ciascuno dei quali associato a una certa prevalenza geografica. Analisi piu’ aggiornate, basate su oltre 800.000 genomi disponibili, suggeriscono che attualmente siano in circolazione in tutto il mondo almeno 119 aplogruppi, cioè varianti. Lo studio ha consentito inoltre di confermare l’ipotesi che la diffusione del virus sia da pre-datare tra settembre e novembre 2019″.  Gli autori sottolineano che queste osservazioni sono basate esclusivamente sull’analisi comparata dei genomi virali e non sono associate a dati epidemiologici o clinici. “Tenuto conto di ciò’, è bene precisare che il confronto dei sottotipi virali prevalenti in diverse regioni del mondo ed emersi in tempi diversi suggerisce che la gran parte della diversità genetica osservata in SARS-CoV-2, oltre 72.000 mutazioni rispetto al genoma virale di riferimento, non dovrebbe essere associata a particolari cambiamenti delle dinamiche del contagio o della sensibilità ai vaccini”, prosegue il ricercatore associato Cnr-Ibiom. Lo studio indica infine che alcune varianti del genoma virale, anche emerse recentemente, potrebbero essere il risultato di un’evoluzione adattativa. Al momento attuale non e’ possibile escludere che queste varianti siano associate a forme piu’ “efficienti” del virus. “Date le nostre attuali e limitate conoscenze su SARS-CoV-2, che continuerà a evolvere e mutare il proprio genoma – conclude Pesole – appare necessario avviare una campagna di sequenziamento genomico ripetuta nel tempo di un campione significativo, come gia’ accade in UK, Danimarca e Australia, condividendone i dati secondo i principi Open Science supportati dal portale (www.covid19dataportal.it) recentemente allestito dal progetto ELIXIR Italia. Il monitoraggio e l’identificazione di nuovi sottotipi virali in diverse aree geografiche e’ una fonte cruciale per contrastare la diffusione della pandemia”.

Varianti inedite in Calabria. Lo studio del Mater Domini

Ma c’è anche uno studio calabrese, condotta dal Policlinico Universitario “Mater Domini” di Catanzaro, come riportato dal Quotidiano del Sud, che certifica la presenza di una variante del tutto sconosciuta e che potrebbe resistere ai vaccini. La ricerca è stata condotta sotto la responsabilità del professor Giuseppe Viglietto e si è occupata della circolazione delle varianti. Quella inglese è con ragionevole probabilità già il ceppo virale predominante con ben 28 tamponi positivi sui 45 esaminati. Ma le novità non si fermano qua. Lo studio ha aperto la scena alle VOC, dall’inglese “variant of concern”.  Si tratta di vere e proprie “varianti inedite” che vengono definite “problematiche e con potenziale importanza clinica”. Sono in tutto otto i tamponi interessati da queste varianti e sono riconducibili a tre “gruppi”. Tre sono stati positivi ad una variante che circola in Irlanda e Danimarca, quattro ad una variante che presenta una mutazione di “incerto significato” ed uno ad una variante che desta maggiori preoccupazioni in quanto sembrerebbe essere parzialmente resistente a vaccini ed anticorpi. Secondo la squadra di ricerca, «è probabile che gli otto tamponi positivi a varianti VOC che non appartengono alla variante inglese siano mutazioni che si sono evolute in Calabria». Non sono state invece identificate le varianti sudafricana, brasiliana, nigeriana ed americane. I tamponi sequenziati sono stati inviati al Mater Domini dalle Aziende ospedaliere o dalle Asp di Cosenza, Catanzaro, Reggio Calabria e Crotone.

 

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