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“Petrol-Mafie Spa”: frode sui prodotti petroliferi, 70 misure e sequestri

Calabria

“Petrol-Mafie Spa”: frode sui prodotti petroliferi, 70 misure e sequestri

Stamattina l’operazione della Guardia di finanza e dei carabinieri del Ros frutto di 4 diverse indagini, coordinate dalle Procure di Catanzaro, Reggio, Napoli e Roma

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carabinieri e guardia di finanza 1

CATANZARO – La guardia di finanza dei comandi provinciali di Napoli, Roma, Catanzaro e Reggio Calabria, unitamente ai finanzieri dello Scico e ai Carabinieri del Ros, coordinati dalle rispettive Direzioni Distrettuali Antimafia e dalla Procura Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, stanno dando esecuzione a provvedimenti cautelari a carico di una settantina di persone.

Le accuse sono di associazione di tipo mafioso, riciclaggio e frode fiscale di prodotti petroliferi. Contestualmente sono in corso sequestri di immobili, società e denaro contante per un valore di circa 1 miliardo di euro. L’operazione, secondo quanto si appreso, è frutto di 4 diverse indagini, coordinate dalle diverse Procure antimafia di Catanzaro, Reggio Calabria, Napoli e Roma e dalla Direzione nazionale antimafia. Le indagini sono confluite nella maxi operazione alla luce del fatto che avevano ad oggetto le stesse dinamiche criminali anche se con soggetti coinvolti diversi.

Il ruolo della ‘ndrangheta

Sul versante delle indagini sulla ‘ndrangheta, l’indagine, avviata nel giugno 2018 dalla Dda di Catanzaro, “quale naturale prosecuzione dell’operazione ‘Rinascita-Scott’, si è incentrata sulle figure di alcuni imprenditori vibonesi, attivi nel settore del commercio di carburanti, ritenuti espressione della cosca Mancuso di Limbadi, nonché collegati alle articolazioni ‘ndranghetistiche sia della provincia di Vibo Valentia (Bonavota di S. Onofrio, gruppo di San Gregorio, Anello di Filadelfia e Piscopisani) che del reggino (cosca Piromalli, cosca Italiano di Delianuova, cosca Pelle di S. Luca)”.

Dall’indagine ‘Petrol-Mafie Spa‘ ed in particolare per quanto attiene al filone di indagine della Dda di Catanzaro, gli inquirenti avrebbero accertato due sistemi di frode riguardanti il commercio del gasolio, attraverso il coinvolgimento di 12 società, 5 depositi di carburante e 37 distributori stradali, elaborati, organizzati e messi in atto proprio dagli indagati. L’attività investigativa ha fatto emergere gravi indizi a carico di soggetti mafiosi che, grazie alla collaborazione di imprenditori titolari e gestori di attività economiche situate in Sicilia, operanti nel medesimo settore, avrebbero costituito, organizzato e diretto un’associazione per delinquere, con base a Vibo Valentia, finalizzata all’evasione dell’Iva e delle accise su prodotti petroliferi.

L’associazione avrebbe commesso innumerevoli reati fiscali ed economici: contrabbando di prodotti petroliferi, emissione e utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti, interposizione di società ‘cartiere’, contraffazione e utilizzazione di Documenti di Accompagnamento Semplificati (Das), riciclaggio, reimpiego in attività economiche di proventi illeciti, autoriciclaggio, trasferimento fraudolento di valori e altri reati ancora. Il sistema di frode consisteva nell’importazione, perlopiù dall’Est Europa, di prodotti petroliferi artefatti (miscele) e oli lubrificanti, successivamente immessi in commercio come gasolio per autotrazione, con conseguenti cospicui guadagni dovuti al differente livello di imposizione.

Arrestata Bettozzi, vedova del petroliere Sergio Di Cesare

Ci sono anche impianti della società petrolifera Max Petroli – ora Made Petrol Italia Srl – della famiglia Bettozzi, tra i beni sequestrati stamani. Nel corso dell’operazione è stata anche arrestata Anna Bettozzi, vedova del petroliere Sergio Di Cesare. Quest’ultima, secondo l’accusa, sarebbe stata amministratrice di fatto anche della nuova società.

Anna Bettozzi

Così dal 2018 al 2019, sono stati movimentati circa 6 milioni di litri di gasolio per autotrazione di provenienza illecita, cui corrisponde un’evasione di accisa pari ad oltre 5 milioni di euro. Inoltre, sono stati accertati episodi di omessa dichiarazione dell’IVA, con un’evasione pari ad euro 661.237,86, di emissione di fatture per operazioni inesistenti per euro 1.764.022,27, nonché di omesso versamento di IVA per euro 1.729.586,00.

Bombardieri “le mafie operano su orizzonti finanziari diversi”

“Le mafie, ‘ndrangheta o camorra, indistintamente dalla loro origine, operavano su orizzonti finanziari diversi che non sono più il traffico di stupefacenti ma quello dei petroli che fino ad oggi hanno visto operare solo i colletti bianchi. Dove ci sono i soldi e gli affari le mafie intervengono. Abbiamo trovato i punti di riferimento delle varie cosche”. Così il procuratore di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri che ha parlato di “sistemi criminali“.

“Il valore aggiunto di questa indagine – ha sottolineato Bombardieri – è il collegamento operativo che gli uffici giudiziari hanno svolto anche grazie al coordinamento della Direzione nazionale antimafia. I colleghi, hanno operato sotto il coordinamento degli aggiunti Gaetano Paci e Giuseppe Lombardo, sono riusciti a ricostruire i piani criminali sui quali operava l’organizzazione che faceva capo a imprenditori calabresi unitamente a soggetti campani. Avevano creato un articolato sistema di cartiere, gestivano sia le false fatturazioni, le operazioni in frode d’Iva e sia la fase del riciclaggio e dell’autoriciclaggio curando nel dettaglio il recupero delle somme sottratte allo Stato. Un’indagine capillare che, ancora una volta, ci dimostra che l’operatività delle mafie è a tutti i livelli. Grazie a questi imprenditori di riferimento delle cosche operavano in Calabria, Campania e Sicilia. Noi abbiamo sequestrato 27 conti bancari tra Bulgaria, Ungheria, Romania, Inghilterra e Croazia. Sono state sequestrate circa 100 società interessate alla frode fiscale e molte delle quali cartiere. Sono stati sequestrati una serie di beni di lusso, anche all’estero, che venivano utilizzati dai soggetti dell’organizzazione. Nel maggio 2019 è stato sequestrato un milione di euro in contatti che l’organizzazione da Napoli stava facendo arrivare ai promotori calabresi. Anche oggi le perquisizioni hanno consentito di avere ulteriore conferma di questa disponibilità economica di questi soggetti”.

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