Calabria
Crollano visite e ricoveri ‘non Covid’. La Calabria è la più colpita
Secondo i dati forniti da Agenas, la nostra Regione ha subito un drastico calo di interventi per tumore al seno e di mammografie con punte del 40%

COSENZA – Nell’anno della pandemia che ha colpito il mondo intero l’Italia è alle prese con il crollo di visite e ricoveri, con uno stravolgimento del sistema sanitario. In particolare, le mammografie ridotte del 30% a livello nazionale, con punte del 40% in Sardegna e Calabria, e un calo del 22% dei ricoveri per ictus ischemico con punte del 54% in Valle d’Aosta e di quasi il 50% in Molise. A monitorare la capacità di tenuta dei sistemi sanitari regionali durante lo tsunami della pandemia è un’indagine dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) e la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa che ha messo a confronto i dati del 2020 con quelli del 2019.
In Calabria mammografie e interventi ridotti
La Calabria vede un drastico calo, rispetto agli indici nazionali di un -22%, degli interventi chirurgici per tumore al seno con picchi del -48% e mammografie ridotte del 40%, insieme al Molise -62% e alla Provincia Autonoma di Trento -52%.Si tratta, come spiega Massimiliano Valerii, direttore Generale del Censis, “di una domanda di prestazioni sanitarie che si è inabissata, andando a formare un sommerso destinato a investire come un’onda di ritorno il Servizio sanitario”.
Per quanto riguarda invece i ricoveri per infarto acuto del miocardio, i dati mostrano un calo del 22,5% a livello nazionale nell’anno dello scoppio della pandemia, con il Molise che vede però un -43,5% seguito dalle Marche (- 41%) e dalla Puglia (-35%). E, ancora, tra marzo e giugno 2020 in Italia c’è stata una riduzione del -49,9% di ricoveri programmati rispetto agli stessi mesi del 2019 e una diminuzione dei ricoveri urgenti del -24%.
“Verso la ripartenza per la salute dei cittadini”
Nonostante la flessione, “davanti a uno tsunami imprevedibile quale il Covid-19, i dati del primo semestre dello scorso anno dimostrano che anche realtà duramente colpite hanno tendenzialmente garantito l’erogazione di servizi essenziali, riducendo però drasticamente quelli procrastinabili“, commenta Sabina Nuti, rettrice della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. I dati lasciano meglio sperare per l’anno in corso. “In questa terza ondata pandemica i sistemi sanitari si sono comportati meglio rispetto alle precedenti: basti pensare che nel 2021 quasi nessuna regione ha tagliato gli interventi di elezione”, spiega il presidente Agenas, Enrico Coscioni.
“Siamo ancora in una fase di piena emergenza epidemiologica – sottolinea il direttore generale Agenas, Domenico Mantoan – ma occorre strutturarsi per programmare e organizzare il sistema verso la completa ripartenza di tutti i servizi, per soddisfare i bisogni di salute dei cittadini”. Nel momento in cui si devono recuperare le prestazioni lasciate indietro, l’Italia è chiamata però anche a pensare al futuro. Individuare proposte operative per ricostruire la sanità post-pandemia, dal potenziamento del territorio alla sanità digitale, è l’obiettivo del progetto “I Cantieri per la sanità del futuro”, promosso dal Censis in collaborazione con Janssen Italia. Dopo un lungo periodo di tagli, infatti, nell’ultimo anno si è assistito a un aumento consistente dei finanziamenti per la sanità (+5,6 miliardi), a cui si aggiungeranno le risorse del Next Generation.
L’emergenza, ha dichiarato Massimo Scaccabarozzi, presidente e amministratore delegato di Janssen Italia, “ha messo a dura prova il nostro Sistema Sanitario, ma ci ha anche permesso di riscoprire quanto gli investimenti in salute siano un prerequisito imprescindibile per il funzionamento di tutto il sistema Paese. Grazie alle nuove risorse che arriveranno, abbiamo una storica opportunità per costruire la Sanità del futuro”.



















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