Calabria
Freddato mentre teneva per mano il figlio di 6 anni, ergastolo per l’omicidio Polito
Per il delitto, avvenuto l’1 marzo 2011 in pieno centro abitato a San Gregorio d’Ippona, è stato condannato Francesco Pannace

VIBO VALENTIA – È stato condannato all’ergastolo Francesco Pannace, il 34enne accusato dell’omicidio di Carmelo Polito, avvenuto l’1 marzo 2011, in pieno centro abitato a San Gregorio d’Ippona. Un delitto commesso insieme ad un’altra persona mentre la vittima, raggiunta da numerosi colpi di pistola camminava tenendo per mano il figlio di 6 anni, scampato miracolosamente all’agguato. l processo nei confronti di Francesco Pannace – ritenuto a sua volta elemento del clan Fiarè di San Gregorio d’Ippona – si è celebrato dinanzi al gip distrettuale di Catanzaro con rito abbreviato. L’imputato sta già scontando un ergastolo per altro omicidio per il quale ha ricevuto una condanna in via definitiva.
Omicidio per vendetta
Il fatto di sangue sarebbe maturato per vendetta in quanto la vittima – con precedenti per furto, omicidio e tentato omicidio – avrebbe schiaffeggiato due anni prima uno zio del presunto killer e poi anche un elemento di spicco del clan dei Piscopisani.
La difesa, che aveva ottenuto il giudizio abbreviato, aveva chiesto l’assoluzione. Il difensore di Pannace, l’avvocato Giovanbattista Puteri, nella scorsa udienza aveva chiesto i termini a difesa dopo il deposito, da parte del pm Andrea Mancuso, dell’ordinanza cautelare nei confronti di Giuseppe Pannace, cugino dell’imputato, e Rosario Fiorillo, in quanto ritenuti dall’accusa, rispettivamente, l’altro esecutore e il mandante del delitto.
Il rito abbreviato era stato condizionato ad una consulenza fisiognomica comparativa richiesta a suo tempo al gup distrettuale di Catanzaro dall’avvocato Puteri. Perizia che sarebbe andata a comparare le immagini delle telecamere che hanno ripreso il delitto di Giuseppe Prostamo, del 4 giugno dello stesso anno – per il quale l’imputato è stato condannato con sentenza definitiva a 30 anni di reclusione – con quelle dell’agguato a Polito. A parere della difesa non si sarebbe trattato della stessa persona. Circostanze che però non hanno retto al vaglio del gup.



















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