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Variante indiana in Italia, padre e figlia positivi. Crisanti “allora è già diffusa”

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Variante indiana in Italia, padre e figlia positivi. Crisanti “allora è già diffusa”

Individuati due casi in Veneto. Si tratta di cittadini indiani rientrati in Italia. Crisanti “significa che in Italia è già diffusa”

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Coronavirus Calabria 47

VENEZIA –  È stata individuata anche in Veneto la variante indiana del Coronavirus. Lo ha reso noto il presidente regionale Luca Zaia. “Si tratta – ha detto – di due cittadini indiani di Bassano, padre e figlia, con la variante indiana. Le varianti ormai sono migliaia, e prima o poi arrivano tutte. Affrontiamo giorno dopo giorno questi aspetti, e andiamo avanti”.

Altri due pazienti sono in valutazione per la variante indiana – ha quindi riferito Zaia -, ma non risiedono a Bassano. Per quanto riguarda o due casi di Bassano, Zaia ha reso noto che “si tratta di cittadini indiani, rientrati dall’India. Sono in isolamento fiduciario a casa. La conferma è giunta dall’Istituto Zooprofilattico del Veneto. I tamponi sono stati processati oggi, quindi saranno giorni”. “Stiamo gestendo la questione senza allarmismi – ha concluso – la variante c’è, ci è stata comunicata, vogliamo farlo senza ansia”. Ieri era arrivata l’ordinanza del Ministro Speranza che vieta l’ingresso in Italia a chi negli ultimi 14 giorni è stato in India. I residenti in Italia potranno rientrare con tampone in partenza e all’arrivo e con obbligo di quarantena. Chiunque sia stato in India negli ultimi 14 giorni e si trovi già nel nostro Paese, è tenuto a sottoporsi a tampone contattando i dipartimenti di prevenzione”.

Crisanti “vuol dire che è già ampiamente diffusa anche altrove”

A commentare la notizia il virologo Andrea Crisanti, da tempo contrario alle riaperture ” se la variante indiana di Sars-CoV-2 è stata trovata in Veneto, vuol dire che è già ampiamente diffusa anche altrove. Perché il nostro Paese ha una bassissima capacità di sorveglianza, non ha la sensibilità necessaria per intercettare tempestivamente” i mutanti. “Ed io sono mesi che dico che bisogna creare un sistema di sorveglianza adeguato in Italia, che ancora non c’è. Il problema è che – chiarisce all’Adnkronos Salute il direttore del Dipartimento di medicina molecolare dell’università di Padova – tutte queste nuove varianti rappresentano una minaccia sia alle riaperture, per le quali è già un problema la variante inglese, ma sono una minaccia anche al programma di vaccinazione. Vanno monitorate e noi ancora non abbiamo la capacità per farlo”.

Variante ad elevata capacità di trasmissione

“Quella indiana – prosegue il virologo – sembra una variante che ha un’elevata capacità di trasmissione e, sulla base delle mutazioni che la caratterizzano, potrebbe avere anche una certa resistenza al vaccino”. Se fosse confermato questo aspetto “si abbasserebbe la soglia di protezione. Ciò significa che se una persona vulnerabile è protetta dall’infezione da variante inglese/europea, con questa potrebbe non esserlo altrettanto e fare una malattia più grave. Il dramma dell’India “non si può spiegare solo con carenze strutturali, non è questa e basta la questione. Al di là della situazione sanitaria particolare, può accadere ovunque e lo abbiamo visto: laddove c’è trasmissione elevata del virus, c’è più probabilità che emergano varianti e, se si aggiunge anche il vaccino, il rischio è che si creino varianti resistenti” alle iniezioni scudo. L’ideale quindi “sarebbe vaccinare in una situazione di chiusura – conclude il virologo – Invece noi stiamo facendo l’opposto. E’ impressionante. Incredibile”.

 

In india 300mila contagi in un giorno

Intanto la comunità mondiale si sta mobilitando per portare aiuti in India dove la situazione è drammatica, con un morto ogni 4 minuti, una media di 260mila contagi al giorno e il record di 300mila nuovi casi nelle ultime 24 ore. Nello specifico i nuovi casi in un giorno sono 352.991, un dato che supera il record globale segnato il giorno precedente I decessi sono 2.812. Hanno fatto il giro del mondo le immagini della capitale indiana dove vengono cremate in strada le vittime del Covid-19, vista l’impossibilità di rivolgersi a veri crematori oramai saturi.  La variante denominata B.1.617, che presenta una doppia mutazione rispetto al ceppo originario, appare più facilmente trasmissibile.

Arrivati i primi aiuti dagli USA

All’aeroporto di Nuova Delhi sono arrivati oggi 318 concentratori di ossigeno provenienti dagli Stati Uniti. I concentratori, dispositivi in grado di produrre ossigeno a partire dall’ambiente circostante, sono una delle quattro opzioni su cui l’India sta lavorando per far fronte all’emergenza coronavirus, insieme agli impianti di generazione, alle bombole e ai container criogenici. Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, e la vicepresidente Kamala Harris, hanno espresso solidarietà al Paese asiatico: “Proprio come l’India ha inviato assistenza agli Stati Uniti mentre i nostri ospedali erano messi a dura prova all’inizio della pandemia, siamo determinati ad aiutare l’India nel momento del bisogno”, ha scritto ieri Biden su Twitter. ”

Il consigliere per la Sicurezza nazionale degli Stati Uniti, Jake Sullivan, ha avuto sabato un colloquio telefonico con l’omologo dell’India, Ajit Doval, al quale ha annunciato lo sblocco delle esportazioni di ingredienti necessari alla produzione di vaccini. Gli Stati Uniti “hanno identificato fonti di materie prime specifiche urgentemente necessarie per la produzione indiana del vaccino Covishield che saranno rese immediatamente disponibili per l’India”, si legge in un comunicato della portavoce Emily Horne. Il Covishiled è il nome commerciale dell’AstraZeneca prodotto dal Serum Institute of India (Sii). Gli Stati Uniti, inoltre, “hanno identificato forniture di farmaci, kit per test diagnostici rapidi, ventilatori polmonari e dispositivi di protezione individuale che saranno immediatamente resi disponibili per l’India”. Gli Usa stanno anche cercando soluzioni per la fornitura di ossigeno per uso medico.

 

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