Calabria
Caporalato: operazione “Sheffield”, coinvolto un noto gruppo imprenditoriale lametino
Settanta dipendenti sfruttati. Disposto il sequestro di somme per circa 3,5 milioni di euro ed il controllo giudiziario di due società

LAMEZIA TERME – Buste paga alterate e settanta persone sfruttate per anni, senza il riconoscimento dello straordinario, delle ferie e dell’indennità di servizio. Succede a a Lamezia Terme, dove i finanzieri del Comando Provinciale di Catanzaro stanno dando esecuzione ad una misura cautelare personale e reale emessa dalla dottoressa Emma Sonni, Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Lamezia Terme, nei confronti di sei soggetti, appartenenti allo stesso contesto familiare, amministratori pro tempore di due società con sede presso l’area industriale di Lamezia Terme, esercenti l’attività di trasporto su strada. Contemporaneamente, i finanzieri stanno eseguendo anche un sequestro preventivo di circa 3,5 milioni di euro, come profitto del reato.
Sfruttati una settantina di dipendenti
L’operazione giunge all’esito di complesse ed articolate indagini, coordinate dal Procuratore della Repubblica di Lamezia Terme, Dottor Salvatore Curcio e dal Sostituto Procuratore dottor Giuseppe Falcone, e condotte dalle Fiamme Gialle lametine, dalle quali è emerso che gli indagati, a partire dal 2016, sottoponevano a condizioni di sfruttamento oltre una settantina di dipendenti approfittando del loro stato di bisogno, derivante anche dall’assenza di ulteriori opportunità occupazionali sul territorio. Inoltre, venivano corrisposte ai dipendenti retribuzioni in modo palesemente difforme dal contratto collettivo nazionale e, comunque, assai inferiori rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato. I compensi venivano stabiliti dai datori di lavoro in misura fissa, a prescindere dalla effettiva attività prestata dal dipendente, senza comprendere le retribuzioni a titolo di lavoro straordinario, le indennità di trasferta, le maggiorazioni previste per il lavoro prestato nei giorni festivi, tredicesima e quattordicesima mensilità. Inoltre, agli stessi lavoratori non venivano riconosciuti più di 15 giorni annui, a fronte dei 26 giorni annui previsti.
Lo sfruttamento veniva realizzato elaborando buste paga non già in base alle reali prestazioni lavorative dei dipendenti, bensì stabilendo, a monte, una retribuzione fissa mensile, per poi elaborare, a ritroso, i dati da inserirvi (tanto che ai professionisti incaricati della redazione delle buste paga veniva comunicato unicamente l’ammontare da corrispondere a titolo di retribuzione, senza avere alcuna contezza delle prestazioni svolte dai dipendenti). Infatti, sin dal momento della loro assunzione, veniva messo in chiaro dai datori di lavoro che tutti avrebbero percepito la somma fissa e predeterminata di euro 1.200,00 (quanto agli autisti possessori di patente categoria “C”) e di 1.300,00 euro (quanto agli autisti possessori della patente “C+E”), erogata a prescindere dalle effettive prestazioni svolte da ciascuno di loro (di gran lunga superiori a quelle retribuite), comprensiva sia di quota del TFR che di quota della 13ª mensilità.
Gli stessi lavoratori non ricevevano alcuna retribuzione per le effettive ore di lavoro straordinario prestato in quanto in busta paga erano riportate solamente quattro ore per settimana in misura fissa, comprese nell’importo pre-determinato, né retribuzioni a titolo di indennità per il lavoro svolto nelle giornate di sabato e domenica. Oltre a non godere dei giorni di ferie maturati che, tuttavia, in busta paga venivano riconosciute in base alle vigenti normative, erano costretti ad accettare le indennità di trasferta in misura inferiore rispetto a quelle previste dal CCNL. Tali illeciti sono stati commessi nell’interesse e, comunque, a vantaggio delle società amministrate e rappresentate dagli odierni indagati e, per tale motivo, è stata contestata la responsabilità amministrativa delle due società (ai sensi del Decreto Legislativo 231/2001) nei confronti delle quali è stato disposto il controllo giudiziario, oltre al sequestro preventivo della somma complessiva di circa 3,5 milioni di euro, equivalente al profitto del reato di sfruttamento di lavoro.
Le misure cautelari
Destinatari delle misure sei persone, appartenenti al medesimo contesto familiare, amministratori pro tempore di due società con sede nell’area industriale di Lamezia Terme, ai quali i militari del Gruppo della Guardia di Finanza di Lamezia Terme, insieme al decreto applicativo della misura del controllo giudiziale delle società, hanno anche notificato l’applicazione della misura cautelare interdittiva del divieto di esercitare attività d’impresa o uffici direttivi di persone giuridiche e di imprese. Si tratta di M.D.A., 30 anni, F.A. (56); M.A. (53); G.A. (31); A.A. (25); M.A. (26). Dalle indagini, coordinate dal procuratore di Lamezia Terme, Salvatore Curcio, e dal sostituto Giuseppe Falcone e condotte dalle Fiamme Gialle, è emerso che gli indagati, dal 2016, sottoponevano a condizioni di sfruttamento oltre una settantina di dipendenti approfittando dello stato di bisogno e corrispondendo anche retribuzioni in modo difforme dal contratto collettivo nazionale, inferiori rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato.



















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