Area Urbana
Rende, era stato condannato per la musica troppo alta del locale. Assolto in appello
L’uomo, titolare di un noto ristorante a Quattromiglia di Rende, è stato assolto in appello perché il fatto non sussiste

CATANZARO – La Corte di Appello di Catanzaro, presieduta dal Giudice Anna Maria Saullo, ha messo fine alla vicenda giudiziaria di S.A., ristoratore di un noto locale di Rende assolto perché il fatto non sussiste dall’accusa di aver disturbato la quiete ed il riposo delle persone. L’uomo, difeso dagli Avvocati Francesco Chiaia e Marco Stefano, è titolare di un ristorante a Quattromiglia di Rende. A seguito di una serie di denunce, era stato condannato in primo grado dal Tribunale di Cosenza per il reato di disturbo della quiete e del riposo delle persone, nonostante anche l’Ufficio di Procura nel Giudizio cosi come la difesa ne avessero chiesto l’assoluzione.
Le denunce per il volume e la musica troppo alta
L’ipotesi d’accusa era basata sul fatto che, mediante supposte emissioni sonore moleste, il suo locale avrebbe turbato la serenità di alcuni abitanti del condominio. Da qui erano iniziate le numerose denunce, accompagnate da richieste di intervento alle forze di polizia municipale e dei carabinieri, accessi agli atti presso la pubblica amministrazione con relativi accertamenti dell’Arpacal anche in tarda ora, durante le “serate”, per verificare il livello delle emissioni suppostamente moleste.
Il dibattimento di primo grado e l’appello
Nonostante in dibattimento i difensori avessero fatto emergere la insussistenza del fatto, Il tribunale monocratico di Cosenza aveva condannato il ristoratore. Si è arrivati all’appello dove gli avvocati Francesco Chiaia e Marco Stefano, hanno fatto emergere, nel corso di una complessa istruttoria dibattimentale di I grado, anche mediante corposa produzione documentale ed indagini difensive, l‘infondatezza di quanto lamentato dalla denunciante, anche alla luce del dato che la generalità degli abitanti dello stabile, portati a sostegno dell’accusa, in sede di esame e controesame, non fossero stati in realtà turbati o molestati dalle emissioni sonore provenienti dal ristorante.
Dichiarato nullo l’accertamento dell’Arpacal
La difesa, anche all’esito di una consulenza tecnica di parte, ha dimostrato in primo grado l’idoneità dei locali da un punto di vista di impatto tecnico-acustico contestando l’accertamento dell’Arpacal, del quale, anche in sede civile veniva dichiarata la nullità per la mancata prova fornita dall’ente della taratura dello strumento di rilevazione fonometrica. Nonostante ciò il Tribunale di Cosenza, contrariamente a quanto sostenuto dalla difesa e dal Pm, aveva condannato l’uomo ritenuto responsabile del reato contestato, non aderendo alla giurisprudenza ormai granitica della Suprema Corte di Cassazione sul punto. La Corte di Appello di Catanzaro, accogliendo in toto le argomentazioni della nell’atto di impugnazione, proposto dagli avvocati Francesco Chiaia e Marco Stefano, ha riformato la sentenza di I grado emettendo sentenza di assoluzione con la più ampia formula.


















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