Italia
Fallimenti e frode fiscale, 29 arresti e sequestrato un patrimonio da 40 milioni
Sgominata un’associazione criminale dedita a commettere reati fallimentari e tributari. Sequestrato ingente patrimonio

FIRENZE – Erano i professionisti dello studio associato coinvolto nelle indagini, tra cui un commercialista, un consulente del lavoro e tre collaboratori, a gestire l’associazione per delinquere ipotizzata nell’inchiesta ribattezzata “A solis ortu” che oggi ha portato a 29 arresti da parte della guardia di finanza di Firenz nelle province di Firenze, Arezzo, Prato, Grosseto, Rovigo e Vibo Valentia. Secondo quanto spiegato dal procuratore capo Giuseppe Creazzo, ai professionisti, finiti agli arresti in carcere, era affidata “la regia” dell’attività criminale finalizzata a commettere reati fiscali e fallimentari. “Si tratta di un’indagine spartiacque – ha detto Creazzo – perché abbiamo colpito il livello più elevato, il livello di gestione di decine e decine di imprese”. Questo livello, ha aggiunto ancora Creazzo, era rappresentato da “cinque professionisti che gestivano e assistevano l’attività organizzata di devianza criminale basata su un sistema di apri e chiudi delle aziende”.
I cinque, ha precisato il procuratore aggiunto Luca Tescaroli, titolare dell’inchiesta insieme al pm Fabio Di Vizio, “erano garanti di un meccanismo molto esteso”. A tutti e cinque i professionisti è contestata l’associazione per delinquere. Il loro studio, hanno precisato ancora gli inquirenti, avrebbe rappresentato “una torre di controllo”, “la centrale operativa” che dirigeva l’attività criminale. Lo studio aveva assunto anche alcuni interpreti per poter tenere i rapporti con gli imprenditori cinesi. Su circa 900 clienti dello studio, il 95% sarebbe stato composto da ditte gestite da cinesi. Sempre secondo quanto emerso, le ditte individuali coinvolte nelle indagini avrebbero prodotto articoli di pelletteria e tessili destinati a marchi di lusso. Coinvolte poi anche aziende operanti nei settori della ristorazione e della cura della persona. Tra i beni sequestrati oggi figurano anche immobili, auto e orologi di lusso.
Per l’accusa, i professionisti, tra cui quattro italiani – tre donne e un uomo – e una Cinese, avrebbero fornito alle imprese assistenza nell’apertura delle ditte individuali, e successivamente li avrebbero aiutati a ‘travasare’ il personale da una ditta all’altra e a predisporre le dichiarazioni fiscali, che però non erano mai seguite dai versamenti delle imposte dovute. Sarebbero stati sempre i professionisti, d’intesa con gli imprenditori, a elaborare le strategie di svuotamento dei conti correnti delle ditte che avevano accumulato debiti con l’Erario, anche attraverso l’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. I professionisti dello studio di consulenza erano consapevoli dell’illegalità del loro modo di gestire le aziende: “L’ho sempre detto – afferma in un’intercettazione uno dei consulenti parlando di un’imprenditore cinese suo cliente -, questo ci farà metter dentro per una cosa del genere”. In altre conversazioni intercettate traspare poi la preoccupazione per i controlli eseguiti nelle ditte dalla finanza: “Questi – dice uno dei professionisti riferendosi alla Gdf – ci buttano dentro il titolare di fatto e non si piglia più una lira”. Il gip Gianluca Mancuso, nell’ordinanza che dispone gli arresti, definisce il modo illegale con cui lo studio gestiva le imprese cinesi “un fenomeno di ampia portata, solo parzialmente posto in evidenza del presente provvedimento e potenzialmente espansivo”.



















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