Italia
Regioni spingono per il “super Green pass”, terza dose già a 5 mesi
Il Consiglio dei ministri si riunisce giovedì ma i governatori di Regione spingono per il “super Green pass” in zona bianca

ROMA – E’ partito l’iter per il “super Green pass“. In un primo incontro con il governo, le Regioni hanno chiesto di “premiare chi si vaccina”, spingendo per il via libera al provvedimento che prevede restrizioni per chi non si è sottoposto al ciclo vaccinale. Addirittura alcune Regioni hanno chiesto il super green pass per vaccinati e guariti anche in zona bianca e tutti sono d’accordo sulla necessità di fare presto.
Al vertice hanno partecipato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Roberto Garofoli e i ministri della Salute e degli Affari Regionali, Roberto Speranza e Mariastella Gelmini e da qui parte il percorso che potrebbe sciogliere nodi importanti come l’obbligo vaccinale per alcune categorie e quello della durata di tamponi e Green pass.
Terza dose dopo 5 mesi
E’ l’unica certezza quella della terza dose che sarà possibile fare a cinque mesi dal completamento del primo ciclo. Ad annunciarlo è stato il ministro Speranza, anticipando il via libera dell’Aifa. Ed ora si attende il Governo che, ascoltate le richieste dei governatori, valuterà se e con quali modalità attuare il provvedimento. Il prossimo consiglio dei ministri è in programma giovedì prossimo, ma le Regioni hanno chiesto un nuovo vertice per essere aggiornati sulla situazione.
Tra loro, infatti, c’è chi chiede di attivare il super Green pass solo nelle regioni in arancione o rosso, e chi, come il governatore della Calabria Roberto Occhiuto, propone di anticiparlo già da subito, indipendentemente dai colori. L’urgenza dell’intervento è giustificata dalla preoccupazione per la risalita dei contagi che potrebbe condizionare non solo il Natale ormai alle porte ma anche la stagione del turismo invernale. L’obiettivo è quello di evitare nuove chiusure.
Il super Green pass richiesto dai governatori
Prevede restrizioni per chi non si è sottoposto a ciclo vaccinale. Sembra prevalere l’ipotesi di metterlo in atto se una regione passa in arancione, che prevede l’obbligo di chiusure e limitazioni. In quel caso ci sarebbero corsie preferenziali per i vaccinati che potrebbero continuare a frequentare i luoghi di socializzazione, come teatri, cinema o ristoranti, contrariamente ai no vax. “Per chi decide di non vaccinarsi – ha detto il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa – è giusto garantire il diritto al lavoro ed i diritti primari, ma se una persona non si vaccina è giusto che abbia qualche restrizione in più”.
Allo studio anche la possibilità di estendere in seguito l’obbligo anche per altre categorie, come quella dei docenti, delle forze di polizia e di tutto il personale front office, cioè a diretto contatto con il pubblico. Intanto, dopo alcune settimane si sono sbloccati gli arrivi: le consegne di vaccini anti-Covid all’Italia hanno superato quota 101 milioni.



















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