Italia
Effetti dell’obbligo vaccinale: somministrate 685mila prime dosi, solo ieri 92mila
Sono state quasi 92mila le prime dosi somministrate nelle ultime 24 ore, mai così tante negli ultimi quattro mesi

COSENZA – Da quando, lo scorso 7 gennaio, è stato annunciato l’obbligo di vaccino per gli over 50 e del super pass per lavorare , sono state fatte in Italia quasi 685mila prime dosi. Prima del record stabilito ieri, con quasi 92mila somministrazioni, il giorno con più vaccinazioni è stato l’8 gennaio, quando il decreto è stato pubblicato in gazzetta: poco più di 82mila prime dosi in 24 ore. La media delle somministrazioni dal 7 gennaio è di circa 76mila dosi al giorno
Quasi 120 milioni di dosi somministrate da inizio campagna
Nella giornata di ieri sono state effettuate quasi 92mila prime dosi di vaccino anti Covid, il dato più alto dall’inizio della quarta ondata. Per risalire ad un numero maggiore di prime somministrazioni giornaliere bisogna andare indietro di 4 mesi, al 6 settembre, quando furono oltre 96mila. Complessivamente sono state somministrate quasi 120 milioni di dosi dall’inizio della campagna e sono 49 milioni (49.095.966) gli italiani over 12 anni che hanno fatto una dose o sono guariti da al massimo 6 mesi. Sono invece 46.867.461 gli italiani over 12 che hanno completato il ciclo vaccinale e 26.626.304 quelli che hanno fatto il booster.
Brusaferro “presto per parlare di quarta dose”
Siamo ancora in pandemia, “in una fase di crescita molto significativa dei contagi di cui non si prevede il picco e l’endemizzazione del virus è uno scenario possibile, ma non attuale”. Lo dice in un’intervista a ‘La Stampa’ Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di sanità e membro del Cts. “Invece di discutere su cosa succederà bisogna guardare i dati e prepararsi a eventuali novità con coperture vaccinali, farmaci e monitoraggio” aggiunge. La terza dose, intanto, “protegge molto bene dalla malattia grave, se ne sta studiando la durata ed è presto per parlare della quarta”. Siamo “in una nuova fase caratterizzata dalla variante Omicron arrivata all’80 per cento dei contagi e da quasi il 90 per cento della popolazione vaccinata. Questa combinazione, nonostante la crescita dell’infezione molto significativa e l’impatto notevole sul servizio sanitario, rende il quadro meno grave di quanto sarebbe stato senza vaccini e misure in atto” precisa. C’è un rallentamento della crescita della curva “su cui essere cauti e da confermare, perché molte Regioni hanno segnalato difficoltà a riportare i dati”. Le terapie intensive “sono piene al 17 per cento di pazienti Covid e i reparti ordinari al 27. Dati in crescita, che indicano la necessità di riorganizzare gli ospedali dilazionando altre prestazioni”. Per convivere più serenamente “col virus dobbiamo anche occuparci del resto del mondo, supportando i Paesi più fragili nella produzione e nella logistica dei vaccini”. Dopo tre dosi non contagiarsi ha ancora un valore perché “la protezione non è mai totale e si evita di trasmettere il virus soprattutto ai più fragili”. Nel contare i numeri della pandemia “si possono variare degli indicatori, ma la classificazione dei casi va mantenuta perché ci aiuta a capire cosa succede e quali misure prendere”. Le zone colorate hanno ancora senso “perché si intensificano in base alla saturazione degli ospedali costituendo un’allerta per un territorio”.


















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