Italia
Legambiente, canili rifugio fallimentari per benessere animale e costi dei Comuni
Solo il 7,8% dei Comuni raggiunge una performance sufficiente sulla gestione degli animali. Nel 2020, il 61,8% del bilancio destinato è stato speso per i canili

ROMA – Attenzione delle amministrazioni ancora inadeguata, poca prevenzione per il randagismo e grandi disparità territoriali. E’ quanto emerge dal X rapporto nazionale “Animali in città” elaborato da Legambiente sulla gestione degli animali nei centri urbani. L’indagine si basa sui i dati del 2020 e ha coinvolto 656 amministrazioni comunali e 50 aziende sanitarie.
Nel 2020 spesi 193 milioni di euro
Il 47,4% dei comuni dichiara di avere attivato un ufficio o un servizio dedicato agli animali, ma solo uno su 13 (il 7,8%) raggiunge una performance almeno sufficiente (Prato, Verona e Modena i migliori). Il 76% delle aziende sanitarie ha almeno un canile sanitario o un ufficio di igiene urbana veterinaria.
Nel 2020 la spesa pubblica nel settore è stata di quasi 193 milioni di euro (in calo rispetto al 2019), quella pro-capite si attesta invece a 2,4 euro per i Comuni e a 0,85 euro per le aziende sanitarie. Gran parte dei costi sono assorbiti dalla gestione dei cani presso i canili rifugio, per cui i Comuni spendono ben il 61,8% del bilancio destinato: strutture “indispensabili nel modello attuale”, ma “fallimentari rispetto a obiettivi credibili di benessere animale e contenimento delle spese”.
Adozioni, calo del 20% dei cani dal canile
Nel 2020 cresce di oltre tre volte il numero di gatti adottati (42.081 contro i 12.495 del 2019), mentre cala del 20% quello delle adozioni dei cani nei canili (da 19.383 a 16.445). A livello nazionale, secondo Legambiemte, il rapporto tra cani iscritti all’anagrafe degli animali d’affezione e cittadini è di un cane ogni 4,7 abitanti. Dati più positivi in Umbria e Sardegna (uno ogni 2 e uno ogni 2,8), male Puglia e Calabria (uno ogni 7,4 e ogni 9,6).
Quanto ai felini, il rapporto è di uno ogni 72,4 cittadini. Meno delle metà delle aziende sanitarie dichiara di effettuare prevenzione del randagismo: sono 6.888 i cani e 19.740 i gatti sterilizzati, numeri “insufficienti per una seria politica di controllo demografico” se confrontati con il numero degli ingressi nei canili sanitari (36.368) e nelle colonie feline (313.288). Proliferano senza pianificazione anche altre specie (roditori, uccelli, invertebrati).
In media, nei Comuni ogni 10 cani vaganti catturati 8,8 hanno trovato soluzione tra restituzione ai proprietari, adozione o reimmissione come cani liberi controllati: un rapporto di 1:1,4, con forti differenze a seconda dei territori. A Catania, ad esempio, la media è 1 su 4.
I dati raccontano di un Nord virtuoso sul fronte della popolazione ospitata nei canili: Milano al primo posto, con appena un cane in canile ogni 10.190 cittadini, seguita da Bolzano e da Verona. Quanto ai controlli, poco più del 21% delle amministrazioni dichiara di averne effettuati di specifici nel 2020. Solo il 42,9% regolamenta la corretta detenzione degli animali in città, poco più di 1 su 6 l’accesso a locali pubblici e uffici e appena il 7,9% ha regole su botti e fuochi d’artificio. Appena il 7,2% dei Comuni, infine, ha una mappatura delle specie animali presenti.



















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