Calabria
“Imponimento”, pioggia di condanne nel processo con rito abbreviato
Non solo famiglie di ‘ndrangheta ma anche avvocati, imprenditori, esponenti delle forze dell’ordine e funzionari avrebbero agito per favorire i clan. Sono 600 circa gli anni di carcere

LAMEZIA TERME – Oltre 60 condanne che vanno dai 20 a un anno di reclusione, quattro assoluzioni e una posizione stralciata. E’ quanto emerge dalla sentenza del processo, con rito abbreviato, denominato Imponimento. L’operazione della Guardia di finanza scattò a luglio 2020. Il procedimento è stato istruito dalla Dda di Catanzaro contro le cosche Anello e Fruci di Filadefia, attive dal territorio Vibonese a quello Lametino, che ha interessato non solo altre famiglie di ‘ndrangheta già note come, ad esempio, i Bonavota, Cracolici o Lo Bianco- Barba, ma anche avvocati, imprenditori, esponenti delle forze dell’ordine e funzionari che, nel corso degli ultimi anni, avrebbero agito per favorire il clan di Filadelfia.
Sono stati condannati entrambi a 20 anni di carcere Rocco Anello e Giuseppe Fruci, i due boss dell’omonima cosca di ‘ndrangheta attiva nel territorio di Filadelfia. Stessa pena anche per Vincenzino Fruci, fratello di Giuseppe, e per Nicola Antonio Monteleone.
Le persone coinvolte nell’inchiesta, coordinata dalla Dda di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri – rappresentata in aula dai pm Antonio De Bernardo e Chiara Bonfadini -, sono accusate, a vario titolo, di associazione mafiosa, associazione dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, riciclaggio, fittizia intestazione di beni e corruzione, tutti aggravati dalle modalità mafiose.
Tra i condannati dal gup Vittorio Rinaldi, anche l’avvocato e imprenditore Vincenzo Renda e il finanziere Domenico Bretti, rispettivamente a 4 anni e 10 mesi e 12 anni. Tra le condanne, anche quelle emesse nei confronti dei collaboratori di giustizia Giovanni Angotti (4 anni), Salvatore Danieli (un anno) e Francesco Michienzi (2 anni e 8 mesi).



















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