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‘Ndrangheta, il piano per spartirsi i lavori ferroviari e operai senza competenze

Italia

‘Ndrangheta, il piano per spartirsi i lavori ferroviari e operai senza competenze

Intercettazioni con le richieste di denaro da versare al mese per i detenuti. Un vero e proprio piano di spartizione di appalti e subappalti: “Ventura ha la Calabria, Rossi tutto il Nord”

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Lavori ferroviari

MILANO – “Adesso vai a prelevare…mi porti 2.000 euro al mese… a me…che abbiamo i nostri carcerati da mantenere”. E’ questo il tono delle intercettazioni che si leggono nell’ordinanza del gip di Milano, che ha portato all’arresto di 15 persone stamattina, su presunte infiltrazioni della ‘ndrangheta nei cantieri della rete ferroviaria. Tante le intercettazioni di minacce e intimidazioni nelle oltre 380 pagine dell’ordinanza.

A parlare sono i fratelli Antonio e Alfonso Aloisio, finiti in carcere, che si presentano come imprenditori, ma sono “contigui alla ‘ndrangheta” e si inseriscono – scrive il giudice – “in modo spregiudicato in contesti imprenditoriali di rilevante spessore, riuscendo in breve tempo a diventare partner delle maggiori imprese operanti nel settore dell’armamento e della manutenzione di reti ferroviarie”.

Dalle cosche mutano “i metodi violenti per la risoluzione di controversie che possono insorgere sui loro cantieri o con gli operai che vi lavorano”. Così respingono un tentativo di estorsione, minacciano “un fornitore che sollecita il pagamento delle sue prestazioni” e puniscono “un operaio che aveva appiccato l’incendio in un magazzino per protesta contro la mancata apertura di una pratica infortunistica”.

Episodi a cui i due fratelli, parlando nel giugno 2019, fanno riferimento con frasi come “volevano la mazzetta? (…) te la do io la mazzetta, nel cuore te la infilo”. E ancora, riferendosi a una persona con cui avevano avuto contrasti, Antonio Aloisio spiega di avergli detto “vedi che te li portiamo al tuo funerale i fiori”. E Alfonso: “Guarda che i fiori noi li portiamo per dote, dalla nascita, si è tappato la bocca con me”.

‘Ventura ha la Calabria, Rossi tutto il Nord’

Per la Dda di Milano ci sarebbe stato “un piano ‘di spartizione’ in ‘aree di competenza’ dell’intero territorio nazionale” da parte di alcune imprese, anche colossi del settore, che prendevano gli appalti da Rfi. Nelle imputazioni dei pm, infatti, si parla di “gruppi imprenditoriali” che “gestiscono in regime di sostanziale monopolio l’aggiudicazione delle commesse per i lavori di armamento e manutenzione della rete ferroviaria italiana direttamente da R.F.I. spa, a mezzo delle loro società (appaltanti) C.C.F. Costruzioni Generali spa, Gefer srl, Armafer spa, Globalfer spa, Salcef spa, Francesco Ventura Costruzioni Ferroviarie spa, Fersalento srl, Euroferroviaria spa”.

Al centro dell’inchiesta della Gdf, in particolare, i gruppi Rossi e Ventura e gli inquirenti nell’imputazione per associazione per delinquere con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa citano anche un’intercettazione: “Ventura ha tutta la Calabria, Morelli ha tutta la Campania ed Esposito ha tutta la Sicilia, Rossi ha tutto il Nord Italia”. La Dda aveva chiesto i domiciliari per Maria Antonietta, Pietro e Alessandra Ventura, dell’omonimo gruppo, e il carcere per Alessandro e Edoardo Rossi, ai vertici dell’omonima impresa, ma il gip non ha accolto le richieste.

Gli operai sui cantieri ma senza competenze

Gli “operai distaccati dalle imprese di primo livello sui cantieri ferroviari”, ossia spostati per lavorare dalle società riconducibili alla ‘ndrangheta in quelle che prendevano gli appalti da Rfi (parte offesa), “sovente senza alcuna competenza professionale e previa falsificazione della documentazione attestante le necessarie abilitazioni, vengono fatti lavorare in condizioni di sfruttamento”. Lo scrive il gip di Milano nell’ordinanza che ha portato oggi a 15 arresti per le infiltrazioni delle cosche nei lavori sulla rete ferroviaria.

Il gip riassume “il meccanismo ricostruito dagli inquirenti, condiviso da questo giudice solo in parte” venuto a galla con l’indagine della Gdf. Inchiesta che ha “accertato che alcune società riconducibili agli Aloisio e ai Giardino lavorano da anni stabilmente nel settore della manutenzione della rete ferroviaria” fornendo “manodopera alle grandi società vincitrici delle gare di appalto”. Un sistema che sfrutta gli “strumenti giuridici astrattamente leciti, che, secondo la prospettazione degli inquirenti, vengono utilizzati per aggirare i divieti in materia di subappalto, per pagare meno imposte, per garantire alle imprese coinvolte il procacciamento di fondi extracontabili, consentendo al contempo alla criminalità organizzata di infiltrarsi in uno dei settori strategici del Paese”, ossia “il funzionamento delle rete ferroviaria”.

Le società riconducibili alla ‘ndrangheta si fanno pagare dalle vincitrici degli appalti per il “distacco” dei loro lavoratori in quelle imprese, che intanto iscrivono quei costi e ne traggono benefici fiscali. Coi soldi incassati, invece, le aziende in odor di ‘ndrangheta, stando alla ricostruzione, pagano gli operai che lavorano nei cantieri, ma “in parte” anche “fatture per operazioni inesistenti ricevute da altre società”. Si creano così fondi “restituiti ‘in nero’ alle società” appaltatrici. E ancora “il provento delle attività di fatturazione per operazioni inesistenti viene in parte utilizzato” per il “mantenimento economico dei detenuti e delle loro famiglie” per dare “lavoro ai disoccupati in un’area particolarmente depressa del Paese e così rafforzando il prestigio della cosca”. Allo stesso tempo, gli operai “vengono fatti lavorare in condizioni di sfruttamento” e “senza poter avanzare alcuna rivendicazione, pena la perdita del posto di lavoro o subire violenze e minacce”.

 

La Nota stampa Gruppo Rossi

In riferimento alle notizie di stampa diffuse in data odierna e inerenti il coinvolgimento della GCF – Generale Costruzioni Ferroviarie in una operazione di polizia che ipotizzerebbe l’appartenenza dei vertici della società stessa ad un sodalizio criminoso, il Gruppo Rossi rileva come sia stato lo stesso Gip del Tribunale di Milano a smentire gli assunti accusatori della Procura ritenendoli insussistenti. Afferma infatti il Gip, con argomentazioni puntuali: “Nel merito si osserva che questo giudice ha ritenuto insussistenti in capo ai legali rappresentanti di quelle società gravi indizi di colpevolezza dei reati di associazione a delinquere (capo1), sfruttamento della manodopera (capo 31) e auto riciclaggio (capo 32) per le ragioni illustrate nei capitoli precedenti”.
Conseguentemente, prosegue il Giudice stesso nella propria ordinanza (pag. 350) “non può essere ritenuto sussistente l’illecito amministrativo contestato alle rispettive società”.

Ancora il Gip, a pag 307, dà atto come la stessa società GCF abbia “allontanato gli operai ed i soggetti coinvolti nelle indagini dai propri cantieri, dando così prova della inconciliabilità dei comportamenti con un possibile coinvolgimento” . In forza di tali considerazioni il Giudice ha conseguentemente rigettato le richieste della Procura della Repubblica. Per quanto concerne alcuni sequestri, disposti per ipotesi residuali tributarie, la Direzione GCF annuncia che si avvarrà della facoltà di difesa nelle opportune sedi. In ultimo, rileva, la Direzione GCF, il Gip ha dato atto che la società ed i suoi vertici hanno avuto un comportamento corretto e, anzi, sono stati anche oggetto di ritorsioni e furti. Pertanto la GCF tutelerà nelle opportune sedi la diffusione di notizie che non rispecchiano il tenore del provvedimento del giudice.

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