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Baldessarro, piena solidarietà dall’Ordine dei giornalisti

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Baldessarro, piena solidarietà dall’Ordine dei giornalisti

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COSENZA – Il quarto potere fa quadrato. L’Ordine dei Giornalisti della Calabria, attraverso una nota del presidente Giuseppe Soluri, esprime piena solidarietà al giornalista

Giuseppe Baldessarro, al centro di una polemica conseguente alla pubblicazione di alcune intercettazioni. «A nome del Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti della Calabria – afferma Soluri – esprimo la più piena e sentita solidarietà al collega Peppe Baldessarro in relazione alla vicenda della pubblicazione su “Il Quotidiano della Calabria” delle intercettazioni relative a don Nuccio Cannizzaro, parroco di Condera. Detta vicenda – scrive – va assumendo infatti contorni grotteschi. Peppe Baldessarro ed il Quotidiano hanno pubblicato fedelmente, e senza nulla aggiungere o togliere, la trascrizione dei colloqui avuti da don Nuccio con altre persone e dalle quali, secondo il rapporto dei Carabinieri e secondo la Dda di Reggio Calabria, emergerebbe con chiarezza il favoreggiamento sviluppato da don Nuccio, attraverso dichiarazioni mendaci, nei confronti di un esponente di spicco della criminalita’ organizzata reggina. Dalle intercettazioni, inoltre, emergono dichiarazioni che certamente configgono in maniera aspra con il ruolo di don Nuccio Cannizzaro e con la cautela, la riservatezza e la compostezza che dovrebbero essere patrimonio genetico di un sacerdote» «Che don Nuccio Cannizzaro – si legge ancora nella nota – non sia contento di essere indagato per favoreggiamento nei confronti di un mafioso, che non possa fare salti di gioia per alcune frasi che deteriorano la sua immagine di sacerdote ed incrinano, forse in maniera irreversibile, i suoi rapporti con una parte della gerarchia ecclesiastica, – continua il presidente dell’ordine del giornalisti – è sin troppo facile immaginarlo. Ma che qualcuno possa ribaltare su Baldessarro e sul suo giornale i problemi che don Nuccio Cannizzaro, autonomamente, si e’ creato, appare bizzarro se non addirittura paradossale. Il giornalista – fa rilevare Soluri – ha infatti solo esercitato il proprio diritto (che è anche un dovere, è bene ricordarlo) di cronaca pubblicando fatti e circostanze di indubbia rilevanza pubblica e senza, peraltro, aggiungere nulla all’avvilente “spaccato” che emerge dalle stesse intercettazioni. Il significato preciso di alcune frasi intercettate, d’altronde, don Nuccio troverà certamente il modo di spiegarlo ai magistrati ed alle gerarchie ecclesiastiche. Resta il fatto che questa vicenda richiama alla mente la favola del lupo e dell’agnello. Le acque del ruscello, anche in questo caso, sono state intorbidite da chi sta a monte, e non certo da chi sta piu’ a valle. Cercare di ribaltare la realta’ delle cose – conclude – sa solo di pretesto e di diversivo per distogliere l’attenzione dai fatti concreti che, purtroppo, ci rendiamo conto non essere esaltanti per don Nuccio».

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