Calabria
Covid, circolazione ancora alta. “Inversione di tendenza” e casi in aumento in Calabria
I nuovi casi colpiscono le fasce inferiori ai 19 anni. Gimbe “in alcune regioni si sta già verificando un’inversione di tendenza”

COSENZA – Il trend generale di miglioramento della curva epidemica da Covd-19, in Italia come in vari Paesi Ue, non deve spingere a facili entusiasmi: la circolazione del virus SarsCoV2 nel nostro Paese è, infatti, ancora elevata ed in alcune regioni del Centro-Sud si intravedono primi, preoccupanti segnali di un’inversione di tendenza, con i contagi nuovamente in crescita e comunque una curva pandemica che non diminuisce. Da tenere sotto controllo, avvertono gli esperti, la frenata nel calo dei nuovi casi, mentre l’occupazione delle terapie intensive si mantiene stabile e il numeri dei ricoveri è in calo.
In Calabria la curva non non diminuisce
La Calabria è una delle regioni dove la curva dei nuovi contagi non accenna a diminuire, come evidenziato sia dal monitoraggio dell’ISS di venerdì’ scorso che dall’ultimo report epidemiologico del dipartimento salute della Regione. Il 28 febbraio scorso si sono compiuti 2 anni esatti di pandemia in Calabria, dal primo caso positivo riscontato il 28 febbraio 2020 (confermato dall’Istituto Superiore di Sanità il 29 febbraio 2020). Sono seguite ben 6 ondate, con l’ultima – la più consistente e lunga – ancora in corso. Nell’ultima settimana in Calabria l’incidenza è ancora fluttuante intorno a poco meno di 600 casi per 100.000 abitanti, che non evidenzia ancora una decisa discesa. I nuovi casi si osservano maggiormente nelle fasce inferiori ai 19 anni. La differenza nel numero nuovi casi confermati rispetto ai 7 giorni precedenti (18-24 febbraio 2022) è nell’ordine di circa il 2,7% (11167 vs 10874). Il dato di incidenza a livello territoriale, è comunque strettamente connesso al numero di test (molecolari e antigenici rapidi) eseguiti nelle diverse province. Ovvero, più test si fanno più casi di positività vengono accertatati. E nelle province dove è più elevato il numero di tamponi eseguiti per 100.000 abitanti, si registra ancora un’incidenza ampiamente superiore alla media regionale, a testimoniare che la circolazione del virus in molte aree territoriali regionali è comunque ancora diffusa ed è necessario mantenere elevate le misure di prevenzione e in generale rispettare le prescrizioni di igiene e protezione individuali e collettive. Il report, infine, evidenzia e conferma che i soggetti che entrano in terapia intensiva sono per lo più non vaccinati (61,5%) e, alla data del 3 marzo, i ricoverati non vaccinati in questa area ospedaliera rappresentano il 71% del totale.
Gimbe “In alcune regioni inversione di tendenza”
I dati indicano comunque che la pandemia “non è finita e in Italia la circolazione virale è ancora molto alta“, spiega il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta. Con i dati della pandemia “in netto miglioramento e la drammatica situazione in Ucraina che ha catalizzato l’attenzione pubblica, si rischia un grave calo di attenzione nei confronti del Covid, che è un problema tutt’altro che risolto”, avverte. Il virus “continua infatti a circolare in maniera molto elevata in Italia: nell’ultima settimana in alcune regioni non solo si è arrestata la diminuzione del numero dei nuovi casi, ma in altre si vede qualche lieve aumento. In questa fase infatti il dato nazionale – afferma – è influenzato al ribasso dalle principali regioni del Nord come la Lombardia, dove la situazione è particolarmente favorevole. Questo, rileva, “ovviamente trascina verso il basso il dato nazionale mentre in diverse regioni del Centro-Sud come Abruzzo, Molise, Calabria, Puglia e Sicilia si sta già verificando un’inversione di tendenza“.

















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