Calabria
Corte suprema del Brasile approva l’estradizione di Rocco Morabito
Morabito, narcotrafficante della ‘ndrangheta, è considerato il secondo latitante piu’ pericoloso dopo Matteo Messina Denaro

BRASILIA – La prima sezione della Corte suprema del Brasile ha approvato l’estradizione in Italia di Rocco Morabito, il secondo latitante piu’ pericoloso dopo Matteo Messina Denaro, arrestato a maggio 2021 dalla polizia federale a João Pessoa, e trasferito al penitenziario federale di Brasilia, dove è attualmente detenuto. Nell’ordinanza, la Corte suprema ha disposto che l’Italia rispetti alcuni requisiti richiesti dalla legislazione brasiliana in caso di estradizione, come la sottrazione da una eventuale condanna della detenzione scontata in Brasile e l’applicazione di una pena massima di 30 anni di carcere.
La sentenza della prima sezione della Corte suprema brasiliana che ha autorizzato l’estradizione in Italia di Rocco Morabito è stata adottata all’unanimità dalla presidente Cármen Lúcia e dai giudici Alexandre de Moraes, Luís Roberto Barroso e Rosa Weber.
I media brasiliani hanno riferito che i legali di Morabito avevano cercato di impedire l’estradizione sostenendo, tra l’altro, che il loro difeso era perseguitato in Italia e lo stesso Morabito aveva anche presentato una domanda di asilo politico al governo brasiliano. I giudici della Corte suprema hanno valutato che le condanne comminate dalla giustizia italiana riguardano reati comuni, non politici, e che “l’Italia è una democrazia”. Prima dell’inizio dell’udienza, la difesa di Morabito, che ha 54 anni, ha chiesto alla presidente Carmen Lúcia di togliere il caso dall’ordine del giorno del processo, trasferendolo alla prossima sessione. L’argomento era che c’è una “decisione imminente della Corte interamericana dei diritti umani, chiamata in causa per verificare una presunta illegalità delle procedure della giustizia italiana, oltre al fatto che il governo brasiliano non si era ancora pronunciato sulla richiesta di asilo. Tale richiesta non è però stata accolta dai giudici della Corte.



















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